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Uguali perché diversi

Il voto unanime del Consiglio comunale di Asti per garantire la vita indipendente alle persone disabili è un’assunzione di responsabilità pubblica che speriamo si concretizzi presto. E’ un diritto, previsto dalla legge relativa ai progetti personalizzati e sancito dall’ONU, per offrire alle persone con difficoltà tutti gli strumenti necessari per autodeterminare la propria vita in modo autonomo, senza ricorrere all’istituzionalizzazione, che separa i soggetti dalla vita sociale.

La decisione mi ha fatto riflettere anche sulla parola disabile, a cui preferisco quella di “diversamenteabile”. Io do molta importanza ai termini e le persone con handicap devono essere più abili dei cosiddetti “normali” per vivere tutti i giorni, dimostrano coraggio e capacità di adattamento, utilizzano altre risorse, insegnano comportamenti.

Il documento approvato all’unanimità dagli amministratori di Asti, che si impegna a favorire l’autodeterminazione dei soggetti fragili, è un rovesciamento di prospettiva: anziché provvedere ad assistere i disabili in istituzioni chiuse (e anche molto costose), si prevede di sostenere in vari modi le scelte di vita autonome. Significa estendere il diritto di cittadinanza e di inclusione, ovviamente garantendo i dovuti sostegni.

Impegni di questo tipo, se si realizzano, sono il riconoscimento dell’uguaglianza nelle diversità, come sancisce l’art. 3 della Costituzione italiana: siamo tutti uguali perché sono rispettate le differenze. Oggi è un principio fondante la nostra democrazia che va ribadito perché ci sono dichiarazioni politiche di tutt’altro orientamento, negative nei confronti delle minoranze.