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La democrazia e il buon senso

L’euforia di essere al governo nazionale e locale può far fare gesti maldestri per affermare la propria identità politica con nostalgie regressive e discriminatorie, dividendo gli italiani con diritti dagli altri, senza valutare che la nostra società comprende molte persone straniere che hanno acquisito la cittadinanza e altri migranti. Sono atti offensivi per la democrazia e non solo gesti dannosi da stigmatizzare, irresponsabili da parte di chi ha ricevuto dagli elettori il compito di gestire una piccola o grande comunità.

Sono dichiarazioni “da social”, che purtroppo non rimangono virtuali, ma diventano atti politici e divisivi, cattivi esempi per tutti, prima di tutto per i sostenitori di quella parte politica.

Mi è venuto in mente il discorso tenuto nel 431 a.C da Pericle, politico dell’antica Grecia, per commemorare i caduti della guerra del Peloponneso, che esprime una definizione presa a fondamento delle democrazie.

Comincia così “Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia”, assicurando una giustizia uguale per tutti perché ”la povertà non costituisce un impedimento (…) Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private. (…) E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è di buon senso”.

La democrazia consiste, dunque, nell’universale sentimento di giustizia, di uguaglianza e nell’avere “buon senso” nel gestire la cosa pubblica.