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Il valore del vino e la promozione del territorio

La XIV edizione del Festival del paesaggio agrario “Laboratorio Paesaggio” si è conclusa il 23 ottobre 2022 alla Cantina di Vinchio Vaglio Serra con un incontro sul tema Il valore del vino e la promozione del territorio a cui hanno partecipato esperti, amministratori e imprenditoria agricoli.

Laurana Lajolo, presidente dell’Associazione culturale Davide Lajolo, ha aperto l’incontro, sottolineando lo stretto legame tra i piccoli paesi e il paesaggio vitato, come evidenzia la dichiarazione UNESCO di patrimonio dell’Umanità (2014): non esiste il paesaggio coltivato senza la comunità dei borghi. Partendo dalla storia dei luoghi, che risale al Mare Padano del Pliocene con le sue sabbie marine che connotano ancora oggi la qualità della produzione vinicola, ha individuato in particolare tre date.

Negli anni ’50 l’esodo dalle campagne dei giovani verso la Fiat ha portato alla costituzione di cantine cooperative, di cui la Cantina di Vinchio Vaglio Serra è un esempio virtuoso. Lo scandalo del metanolo del 1986 rappresenta un discrimine per la qualificazione del vino barbera perché, per uscire dalla crisi, si è puntato sulla qualità della produzione, conquistando il mercato nazionale e internazionale. Nell’ultimo periodo un dato molto positivo è la scelta del Monferrato da parte di stranieri, soprattutto provenienti dal Nord Europa, che, apprezzando la biodiversità dei luoghi, acquistano e ristrutturano case. Sono nuovi abitanti che possono portare nuove energie alle comunità locali. In questo senso anche i piccoli paesi, ora deprivati di servizi, si dovrebbero attrezzare per fornire una qualità buona del vivere, riqualificando il decoro urbano e valorizzando il patrimonio culturale e sociale, attraverso l’integrazione tra innovazione e rivisitazione della tradizione. In tal modo si potrebbero formare nuove occasioni di lavoro per giovani in campo turistico e culturale, oltre che in agricoltura.

Prendendo ad esempio la narrazione orale dei contadini nel trasmettere memoria che scrittori come Pavese, Lajolo e Fenoglio hanno traslato in letteratura, ha proposto, di formare NUOVI NARRATORI dei luoghi, giovani che sappiano interpretare leggende, storie, toponimi, paesaggi con le tecniche attuali della comunicazione. 

Roberto Cerrato, site manager I paesaggi vitivinicoli UNESCO, si è dichiarato molto interessato alla proposta e ha annunciato che sono stati approvati dal MIUR i moduli formativi sul paesaggio presentati dall’Associazione con uno stanziamento di € 500.000, impegno importante per richiamare l’attenzione dei docenti e degli studenti alla tutela del patrimonio UNESCO. Inoltre ha portato l’esempio del Distretto del cibo del Roero, che ha collegato alcuni Comuni e enti per la promozione dei prodotti e del territorio.

Paolo Verri, manager culturale, ha ripercorso la sua carriera professionale, sottolineando che la progettazione di eventi culturali di importanza nazionale e internazionale deve coinvolgere direttamente la popolazione e soprattutto i giovani per accrescere le comunità di riferimento e determinare una nuova identità collettiva, attingendo alla tradizione locale. La ricaduta economica consiste nel costruire le condizioni perché i turisti diventino visitatori stabili o anche nuovi abitanti. I turisti devono, infatti, essere considerati nuovi cittadini. Quindi i progetti devono essere mirati a migliorare la qualità della vita, prevedendo risposte alle richieste di fruizione individuale di valorizzazione della qualità identitaria dei luoghi, senza omologare ad altre realtà. Questo significa fare progetti che anticipino i tempi futuri, plasmando il nuovo coniugato con l’antico. Verri ha quindi sottolineato che nelle statistiche internazionali l’Italia è il paese più desiderato del mondo e che il nostro territorio si troverà al centro della rete di alta velocità Milano Torino Genova in via di realizzazione, che stabilirà un asse tra città e territorio rurale. Si aprono, dunque, prospettive di comodo pendolariato e di nuovi modelli di co-living soprattutto per i giovani. Va anche considerato il nuovo modello di filantropia di investitori privati su strutture abitative e proprietà agricole. Ha concluso auspicando di portare sul territorio nuovi talenti, una nuova cura di neuroni giovani.

Filippo Mobrici, Presidente del Consorzio del Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, ha sottolineato come sia rilevante che l’UNESCO abbia riconosciuto il patrimonio del vino. L’economia del vino ha tenuto rispetto alla pandemia, ma ora il problema molto grave è la crisi energetica che comporta anche l’aumento del costo del vetro, insieme a tutte le altre spese. Mobrici prevede, quindi, un futuro difficile. Il viticoltore ha bisogno di un reddito adeguato al suo lavoro, mentre le ore del suo lavoro non sono oggi adeguatamente remunerate e i giovani che si impegnano in agricoltura sono pochi. Vanno tutelati i nostri vini sul mercato nazionale e internazionale e si rendono necessarie profonde trasformazioni nella conduzione del vigneto come, ad esempio, l’irrigazione. Forse bisognerà costruire nuovi casotti e raccogliere in cisterne l’acqua piovana che serve alla vigna, come una volta.

Vincenzo Gerbi, DISAFA Università di Torino, ha riconosciuto che il vino ha acquisito il linguaggio del racconto, ma non così il territorio. Bisogna presentare anche le diversità di quadranti dei vitigni e soprattutto praticare coraggiosamente l’innovazione in vigna e in cantina per perfezionare il prodotto anche in relazione agli effetti dei cambiamenti climatici. Si deve, dunque, puntare al Barbera 2.0 con profili sensoriali diversi, di eguale qualità ma con differenti profili. Ha ripreso il tema del reddito e del costo adeguato del vino e ha affacciato le problematiche dell’ambiente e della sostenibilità, dai trattamenti e della riduzione della CO2 nell’atmosfera alla lavorazione del terreno e al consumo di energia, comprese le pratiche di non spreco d’acqua e la quantificazione del peso della bottiglia. Vanno anche studiati i parametri di ristrutturazione dello stabilimento vinicolo e dei criteri di nuove costruzioni.

Stefano Chiarlo, presidente Distretto del Nizza docg, ha evidenziato che il riconoscimento del Nizza docg ha portato un valore aggiunto al vino barbera anche per il reddito del viticoltore, che è il tutore del patrimonio UNESCO. Ha espresso soddisfazione sull’avvio dell’Alta Velocità, che potrebbe favorire una nuova stanzialità nei nostri paesi. Ritiene importante rendere il linguaggio del vino comprensibile anche per i giovani, ricordando che il vino è un grande attrattore del turismo e auspicando che vengano formati dei cuochi moderni, che sappiano illustrare in modo adeguato vino e cucina. Ha infine richiamato l’attenzione sulla catastrofe rappresentata dalla flavescenza dorata, che è in aumento, nonostante i trattamenti che confliggono apertamente con la sostenibilità.

Lorenzo Giordano, presidente della Cantina di Vinchio Vaglio Serra, ha ripreso l’importanza che il vino garantisca un reddito al vino, ne riconosca il valore anche per l’agricoltore e non solo per il consumatore. Per salvaguardare la biodiversità e per debellare la flavescenza dorata è ormai necessario cambiare il tipo di vitigno, come si è fatto per superare la fillossera, ma oggi un vitigno geneticamente modificato non è consentito.

Marco Protopapa, Assessore all’Agricoltura, al Cibo, alla Caccia e alla Pesca della Regione Piemonte, ha ripreso il tema dei trattamenti, riconoscendo che la ricerca non ha fatto passi avanti nel risolvere i problemi fitosanitari e anzi la situazione si è fatta cronica. L’altro elemento critico è la scarsa presenza dei giovani in agricoltura, nonostante gli incentivi. Pertanto nel prossimo PSR 2023-27 la Regione impiegherà più risorse europee in favore di giovani agricoltori, anche stranieri. L’Assessore ha accennato al problema della gestione dei flussi migratori che ostacolano l’impiego di lavoratori comunitari e extracomunitari, che sono necessari per la conduzione dei terreni e per la produzione vinicola.