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Il paesaggio: identità del territorio

di: Laurana Lajolo

Il governo di Mario Draghi ha istituito il Ministero del turismo con portafoglio (il turismo è sempre stato affiliato ad altri Ministeri). La scelta ha il significato di considerare il turismo come settore industriale autonomo, che, con il suo indotto, è, infatti, un elemento molto importante per il Pil. 

Il Recovery plan prevede 3.1 miliardi per cultura e turismo, ma richiede di incrementare il livello di attrattività del sistema turistico e culturale del Paese con la modernizzazione delle infrastrutture materiali e immateriali, la formazione degli operatori e il potenziamento delle strutture ricettive attraverso investimenti strategici.

Per lo sviluppo turistico diventa, dunque, determinante cambiare gli attuali orientamenti, salvaguardando l’ambiente e anche modificando la fruizione dei luoghi, come ha sottolineato lo stesso Presidente del Consiglio nel discorso di insediamento.

Come tradurre sul nostro territorio queste indicazioni programmatiche? Prima di tutto valorizzando il nostro paesaggio UNESCO, che dà produzione d’eccellenza, e intorno ad esso salvaguardare l’ambiente, riscoprire le modalità dell’ospitalità contadina nelle strutture ricettive, riproponendo una identità territoriale e culturale. In sostanza meno pizzerie e più trattorie, meno bar e apericena e più caffè e merende snoire. La ricettività alberghiera deve avere il senso dell’accoglienza di stampo familiare, anche se professionale, mentre gli abitanti dei paesi dovrebbero essere più consapevoli dell’importanza del paesaggio per l’economia del territorio e di conseguenza per la fruizione turistica.

Asti, come città capoluogo, può fornire servizi culturali qualificati a tutto il territorio provinciale e quindi avere una funzione strategica per i flussi turistici,. Oggi è decaduta e sciupata e, quindi, deve prima di tutto riconquistare la sua bellezza nel qualificare il centro storico con la sua identità commerciale liberandolo dal traffico soffocante. Perché non valorizzare la storia millenaria Asti nelle sue connotazioni urbanistiche, artistiche e museali? Perché i musei cittadini rimangono chiusi, quando hanno riaperto musei più grandi e più piccoli dei nostri?

L’assessore al turismo del Comune di Asti ha recentemente annunciato la fiera nazionale del tartufo, ma in questo modo si continua ad essere subordinati a Alba e a ripercorrere soltanto le tradizionali strade enogastronomiche. Perché, oltre a quelle, non affermare peculiarità proprie e originali?

L’assessore vuole anche candidare Asti come città UNESCO, ma la città è fuori dalla delimitazione del sito Paesaggi vitivinicoli. La candidatura è per essere riconosciuta città “creativa”? In quale campo è creativa?

Per ora la città è in continua decadenza e, nell’isolamento sociale, economico e culturale, è difficile vedere quali energie possano modificare una situazione che ha origini lontane.

Ma non dobbiamo rassegnarci, dobbiamo comunque esercitare la cura del luogo che abitiamo.

Quindi per il nostro territorio possiamo alzare gli occhi dal bicchiere di barbera e dagli agnolotti e cominciare a sviluppare anche una “strategia” del paesaggio, valorizzando il riconoscimento di patrimonio dell’Umanità UNESCO, come fanno da tempo la Toscana, il Trentino e alcuni paesi europei. Contestualmente dovremmo qualificare l’importante patrimonio monumentale a artistico di città e paesi per aumentare l’attrattività turistica anche in relazione a nuovi bisogni di fruizione.

Il turismo viene ad essere strategico nella ripresa economica e va inserito in un’intelligente e coordinata programmazione del territorio provinciale.

Rifunzionalizzando la tradizione contadina alle esigenze attuali, si possono offrire servizi di ospitalità con una precisa identità locale per un turismo sostenibile che favorisca l’armonia tra persone e natura e che prospettino anche la possibilità di nuove residenzialità in campagna.

Tags: paesaggio, turismo, Laboratorio città, ecologia

 


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