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Cambiare le abitudini nelle città

di: Carlo Ratti*, Anna Konig Jerlmyr*

Il Covid 19 ha determinato cambiamenti nei modelli di lavoro che solo un anno fa erano inconcepibili. Adesso le persone lavorano in modo frammentario, usando gli uffici in momenti diversi per evitare sovraffollamenti. Oltre a ridurre il rischio del contagio, questa prassi spalma su più fasce orarie il momento in cui le persone usano le strade. In futuro, gli impiegati potrebbero partecipare a una riunione via Zoom alle nove e arrivare in ufficio a mezzogiorno. Altri potrebbero uscire alle tre del pomeriggio e concludere la giornata lavorativa via internet. Le ore di punta sarebbero una cosa del passato.

Ma le città devono fornire incentivi. Le piattaforme digitali possono aiutare. (…) Le innovazioni devono anche servire il bene collettivo. I pedaggiurbani per le macchine incoraggiano alcuni a modificare le loro abitudini, ma molte persone, come magazzinieri, insegnanti e guidatori Uber, non sempre possono scegliere di lavorare in modo flessibili e pagare pedaggi regressivi. (…)

Nel caso dei pedaggi urbani le persone potrebbero ricevere sconti in base alla disabilità, la professione e lo status socioeconomico. Gli introiti potrebbero contribuire a ridurre i prezzi dei trasporti pubblici e sovvenzionare auto non alimentate con combustibili fossili. (…)

La congestione dei centri urbani potrebbe essere alleviata senza bisogno di altre infrastrutture, semplicemente attraverso un miglior utilizzo. In altre parole meno asfalto e più microprocessori. Gli ingorghi automobilistici quotidiani sono un assurdo inconveniente della vita moderna. Il Covid 19 ha dimostrato che cambiare le abitudini è possibile e che possiamo decidere come funzionano le nostre città. L’appiattimento della curva del contagio è stata una risposta dolorosa a una crisi, ma nelle città l’appiattimento può essere usato come strategia per portare maggiore benessere alla nostra vita di tutti i giorni.


*Carlo Ratti architetto docente al MIT di Boston, Jerlmyr sindaco di Stoccolma dal 2018

(brano tratto da “Ci servono città senza curve”, la Repubblica 20/011/2020)

Tags: lavoro, inquinamento atmosferico, viabilità, Laboratorio città

 


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