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Il nuovo "urbanesimo" di Stefano Boeri

di: Marco Castaldo

Stefano Boeri, architetto e urbanista di fama mondiale, intervistato da Corrado Formigli a Piazzapulita, programma di informazione su La7, analizza e propone soluzioni architettoniche e urbanistiche anche in funzione delle conseguenze della pandemia che colpisce la nostra società.

Come altri urbanisti, Boeri sostiene che nel futuro delle città, i quartieri dovranno modificarsi in funzione delle nuove necessità delle persone e quindi l’importanza di rivalutare il commercio e i servizi alla persona che non devono distare più di 10/15 minuti a piedi dalla residenza dei cittadini. Negozi, uffici di quartiere, presidi ambulatoriali tanto importanti nell’ambito della medicina del territorio, quella che adesso dovrebbe ricoprire il ruolo fondamentale della prevenzione e della cura domiciliare, ma che soffre le conseguenze dello smantellamento e del depauperamento subito negli ultimi trent’anni.

Il problema attuale della maggior parte delle grandi metropoli italiane e nel mondo è quello di avere una gran quantità di edifici pubblici e privati ormai dismessi, inutilizzati e molto spesso anche dei qualificati perché obsoleti e non più soggetti alla manutenzione. Boeri li definisce  “il vuoto delle città” perché rappresentano la desolazione, la solitudine e il degrado urbanistico e sociale. Devono essere rivalutati in funzione delle moderne necessità rappresentate da un’esigenza ormai impellente di porre rimedio a gravi problemi di inquinamento attraverso l’introduzione di grandi polmoni verdi direttamente nei quartieri cittadini.

L’architetto Boeri è l’inventore, il progettista del Bosco verticale nel quartiere Isola a Milano, due grattacieli di 100 e 80 metri le cui facciate accolgono una biodiversità floristica di oltre 11.000 tra alberi, arbusti e essenze vegetali. Queste innovative strutture urbanistiche possono considerarsi progetti pilota di ricerca e sviluppo per una nuova concezione del verde cittadino e per questo motivo hanno rappresentato un costo di costruzione e di manutenzione molto alto, rivolgendosi, quindi, ad una clientela medio-alta. Il prezzo medio al metro quadro di un appartamento in una delle due torri era inizialmente di 6-7 mila euro e oggi si sono rivalutati arrivando a 10-12 mila euro al metro quadro.

Boeri sta realizzando progetti simili nel Nord Europa con soluzioni di social-housing che si rivolgono ad una clientela di giovani che hanno la possibilità di affittare o di acquistare appartamenti di differenti metrature a costi decisamente più bassi rispetto alla realtà milanese. Ciò significa, pertanto, che il verde e la vivibilità dei quartieri non deve essere necessariamente riservata ai ricchi, bensì, se pensata e sviluppata in sinergia con le amministrazioni locali e i progettisti privati, può diventare una risorsa di sviluppo economico per il futuro e fruibile da tutti.

Tags: architettura, inquinamento atmosferico, Laboratorio città, verde urbano

 


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