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Coronavirus: dopo, tutto non sarà più come prima

di: Maria Augusta Mazzarolli, architetto urbanista

Durante una ripresa televisiva, su una saracinesca abbassata, era ben visibile uno striscione con la scritta: DOPO, TUTTO NON SARA’ PIU’ COME PRIMA. La scritta alludeva chiaramente alle condizioni in cui ci troveremo a vivere dopo la pandemia che sta travolgendo il mondo.

Del resto la Storia ci sta insegnando come le grandi virate, che nei secoli passati sono state causate, principalmente, da scoperte della scienza e della tecnica, da guerre o da rivoluzioni per rivendicare diverse modalità di vita e/o di lavoro, possono avvenire anche per il propagarsi di un microscopico virus.

E’ sotto gli occhi di tutti, infatti, come, in pochissimi giorni, un virus ha sconvolto stili di vita consolidati in secoli di storia; il tutto, in un mondo tecnologico ed interconnesso, mondo in cui tutti i mali parevano, se non risolti dalla scienza e dalla tecnica, almeno, dalla stessa, messi sotto controllo.

Ad essere sconvolti sono stati il modo di abitare, il mondo del lavoro e dell’istruzione, le comunicazioni e i trasporti, il mondo del consumo e del commercio: in altre parole non esiste stile di vita che non abbia dovuto velocissimamente adeguarsi alle nuove esigenze di sicurezza imposte per scongiurare il contagio e/o il propagarsi incontrollato delle pestilenze.

Senza entrare nel dibattito tra esperti e politici di come e quando terminerà la Fase 1, quando si passerà alla Fase 2 e successive, mi sono posto la domanda: se in futuro tutto non sarà più come prima, come saranno le città?

Certamente le “città esistenti e consolidate” sono e saranno sempre “città”. Ma si peccherebbe di grande superficialità se si sottovalutasse come le pandemie, nei secoli, hanno modificato e cambiato gli stili di vita e quindi la città. Infatti, proprio a seguito di pandemie, per arginare e porre rimedio ai danni e alla perdita di vite umane sono state emanate leggi, imposti massicci piani di risanamento di aree degradate e malsane, ipotizzato e progettato, nelle città, un nuovo sistema di servizi.

Per limitarci a tempi recenti come non ricordare la legge del 1885, detta legge di Napoli, finalizzata all’esproprio di quartieri malsani particolarmente flagellati dalla peste. E come non ricordare, nel secolo scorso, la famosa Spagnola, al cui propagarsi non sia stato indifferente le condizioni delle abitazioni e in alcune parti della città, la mancanza di servizi urbani adeguati?

Certamente, in futuro, dopo questa pandemia, in un mondo sempre più sensibile alle disastrose condizioni ambientali in cui si trova, condizioni evidenziate con profetica e giovanile irruenza da una fanciulla scandinava di nome Greta, saranno le differenti condizioni sociali ed economiche delle popolazioni a determinare le differenze nel modo di vivere.

Ipotesi sulla città

Sono convinta che le città moderne di ultima generazione, con i loro svettanti grattacieli, vere torri di Babele sempre più alte ed aggressive, saranno abitate principalmente da coloro che, per situazioni economiche, non si troveranno nella condizione di poter scegliere il proprio luogo e stile di vita. Chi potrà scegliere, prediligerà principalmente le città storiche, i piccoli centri o quartieri immersi nel verde, interconnessi via digitale e infrastrutturale per il lavoro, lo studio il loisir. I primi godranno del verde verticale e pendulo: da un piano all’ altro e/o da un balcone all’ altro. I secondi godranno del verde orizzontale, in cui potranno camminare, lavorare, studiare, respirare, godere del profumo della natura nelle diverse stagioni …

Anche il terziario avanzato con le faraoniche sedi agli ultimi piani degli svettanti grattacieli o i grattacieli stessi, saranno ridimensionate in quanto all’ incontro fisico verrà preferito, quando possibile e praticabile, la teleconferenza o la comunicazione on line.

I centri commerciali, negli ultimi decenni, monumenti identificativi  di modernità e di progresso, avranno ancora ragione di esistere?.  O, per il commercio, oltre alle vendite on line, si potrà ripensare anche alla reintroduzione della distribuzione di vicinato, più capillare e più idonea alle caratteristiche storiche e alla conformazione delle nostre città o dei nostri borghi?

Per quanto riguarda il mondo del lavoro, nelle nazioni in cui la merce, negli ultimi decenni, è stata prodotta a costi molto bassi (merce che noi italiani abbiamo smesso di produrre),  ora, che la stessa merce avrà in quei paesi costo di produzione più elevato (esempio: per la sicurezza dei lavoratori - lavoratori distanziati sul posto di lavori e con turni più spalmati nel tempo), l’acquisto di quella stessa merce sarà ancora competitiva per il mondo occidentale, Italia in primis? O forse converrà riprendere a produrre cosa abbiamo abbandonato e rivalutare gli antichi saperi e le competenze che il nostro paese aveva forgiato e formato in secoli di storia? Abbinando alla competenza delle persone l’uso di modernissimi robot?

In questo primo mese di Coronavirus, in tema di logistica collegato alla consegna delle merci, vero settore di business per il futuro, si è consolidato un sistema sempre più capillare e selettivo. Per acquirenti attenti alla qualità della merce, è stata premiata la produzione locale, di cui è possibile tracciare, dall’ origine, il percorso di produzione. Se questo trend si consolida, la diminuzione degli acquisti delle merci da continenti e paesi lontani renderà ancora economico, per il trasporto delle merci, l’uso di navi sempre più grandi e di treni sempre più lunghi? 

Forse sono veramente arrivati i tempi in cui, nostro malgrado, ci troviamo obbligati a cambiare stili di vita.

Guai se cerchiamo di sottovalutare quando stiamo vivendo, illudendoci sia un periodo breve, dopo di che tutto ritornerà come prima. Questa situazione ha evidenziato invece quanto la nostra società sia fragile e le nostre città inadeguate per contrastare le conseguenze di questo virus, virus non certamente ultimo e forse il meno aggressivo di altri con cui dovremo, in futuro, confrontarci.

Vorrei concludere con una citazione di Papa Francesco, unico e grande statista con una visione globale sulle condizioni del mondo. In una sua recente omelia, durante la celebrazione della Santa Messa delle ore 7, trasmessa da RAI 1, ha esortato i fedeli a camminare nella luce e non nelle tenebre e a vivere come uomini e non come pipistrelli.

Mai una citazione mi è sembrata più appropriata per sintetizzare le condizioni delle città e dei luoghi dell’abitare da cui il virus.  è partito e da cui si è propagato nel mondo.

Tags: mobilità sostenibile, Laboratorio città, urbanizzazione, riqualificazione edifici

 


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