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Matera e la modernità

di: redazione

“Matera è, come per incanto, il mondo al contrario”, comincia così un articolo dello storico dell’arte Tomaso Montanari (Il Fatto quotidiano, 21/01/19) che auspica che la città di Matera, dopo quest’anno in cui è al centro della cultura europea, rimanga se stessa. “Se invece questo 2019 ce la restituisse “normalizzata” (gentrificata, globalizzata, macdonalizzata…) sarebbe una sconfitta terribile, viceversa, è possibile che Matera apra gli occhi: cioè permetta al resto dell’Italia di capire che cos’è la cultura. Qualcosa che non ha a che fare con il circolo degli eventi, ma con la coltivazione della nostra umanità”.

La città, unica al mondo per la sua collocazione in tre valli profonde, costruita sulla pietra nativa e asciutta, con la sua arcana composizione urbanistica in cui i vivi e i morti rimangono insieme, deve vincere la sua sfida giocando all’attacco, “facendo della diversità una strategia, dei limiti, (di infrastrutture, trasporti, modernità) una forza”. L’obiettivo, che Montanari condivide con lo scrittore Nicola Lagioia, non è che Matera debba assomigliare alla modernità, ma la modernità deve assomigliare a Matera, così che la città sia in grado di interpretare la visione di un modo originale di vivere ed abitare.

L’artefice principale della rinascita di Matera è stato l’architetto Pietro Laureano, lucano di Tricarico, con i suoi studi e le sue proposte di valorizzazione dei Sassi, spopolate a partire dagli anni ’50-’60 per le precarie condizioni delle povere abitazioni e per l’emigrazione della sua gente al Nord. Grazie al suo studio delle caratteristiche urbanistiche di quelle grotte si è giunti alla Legge Speciale n. 771  (1986) che ha permesso il futuro dei Sassi, oggi sede di nuovi insediamenti e di strutture turistiche. Laureano, che già lavorava per l’UNESCO, compilò, infatti, i rapporti che permisero ai Sassi, al parco della Murgia Materana e delle Chiese Rupestri) di entrare a far parte nel 1993 della lista dei beni UNESCO. Fu il sesto sito italiano, il primo del Sud, ad essere dichiarato  patrimonio dell’umanità, riconoscendo un luogo, che rappresenta una straordinaria testimonianza di attività umana che scorre ininterrotta da tempi antichissimi; un grande esempio di recupero, conservazione ed uso parsimonioso delle risorse che la natura offre, la famosa “eco-sostenibilità”, una tematica sempre attuale. 


Laureano è esperto Unesco per le zone aride, la civiltà islamica e gli ecosistemi in pericolo, coordina progetti dell'Unione europea e dirige progetti di restauro in Marocco, Algeria, Etiopia, e Cina. Ha realizzato il padiglione dell'acqua per l'expo Universale di Saragozza. Sta realizzando un ecomuseo delle oasi per il reame del Marocco e lavorando a una banca mondiale dei saperi tradizionali per l'Unesco. Fa parte del Comitato scientifico Matera 2019.


 Leggi anche: Matera 2019. Capitale europea della cultura

Tags: Unesco, Matera 2019

 


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