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I vizi capitali nella Riserva naturale della Valsarmassa

di: Laurana Lajolo

Nel cuore della Riserva naturale della Valsarmassa, sono andati in scena i vizi capitali nello spettacolo di teatro multimediale in sette quadri Saligia: parole, danza e immagini del Collettivo Ara, testi di Artemio Horla, voce narrante del direttore artistico Flavio Domenico Porrati, musiche e canti popolari rivisitati da Davide Destro e interpretati da Cecco Testa, regia video di Alberto Malinverni, coreografia e danza di Cristian Catto e Ivana Mannone.

Saligia è l’acronimo delle lettere iniziali dei sette vizi capitali: Superbia, Avarizia, Lussuria, Ira, Gola, Invidia, Accidia. Il testo di Horla riprende l’antico simbolo medioevale della natura umana, nell’indecifrabile linea di confine tra Bene e Male inalterata nel tempo, e lo rende contemporaneo attraverso l’interpretazione emozionante dei corpi flessuosi dei danzatori. Nella piazzola dei Tre Vescovi lungo il Percorso dei nidi della Cantina di Vinchio Vaglio, il pubblico ha vissuto la suggestione del bosco e della scena teatrale.

Prima di arrivare al palcoscenico naturale i partecipanti hanno fatto una lunga passeggiata nella Riserva della Valsarmassa, patrimonio di biodiversità tra i paesi di Vinchio, Vaglio, Cortiglione, Incisa. La Valle prende il suo nome da un popolo di guerrieri proveniente dal Mar d’Azov, ricco d’oro e di potenza, poi sottomesso dai Romani e inviato a presidiare le vie di comunicazione alla periferia dell’Impero.

Negli anni Settanta del secolo scorso lo scrittore Davide Lajolo, tanto affezionato a quelle colline da definirle in un racconto “il mio mare verde”, con alcuni proprietari che non volevano vender la loro terra a una società americana, è riuscito a bloccare una speculazione edilizia devastante per le vigne e i boschi. Una decina di anni dopo, sono state le comunità di Vinchio e Vaglio Serra con la Cantina sociale ad opporsi alla richiesta di collocare nell’invaso della valle una discarica industriale.

Così la Riserva della Valsarmassa è diventata un luogo simbolico letterario e naturale, gestita dal Parco paleontologico Astigiano. E conserva nella valle più profonda, la Valle della Morte dove Aleramo ha sconfitto i Saraceni nel 937 d.C., un affioramento di conchiglie del Pliocene al tempo del mare padano.

Alla sommità della valle i partecipanti alla passeggiata hanno fatto una sosta alla Ru, la quercia secolare monumento naturale della Riserva, dove Davide Lajolo, in un suo racconto, ha fatto rivivere la seicentesca storia d’amore e di peste di Clelia e Ariosto.

Il percorso nel bosco, punteggiato da pannelli con scene dello spettacolo, è stato l’introduzione “naturale” alla rappresentazione teatrale, offrendo alle persone di “entrare” a far parte di quell’ambiente di piante e arbusti in una notte lunare.

La voce narrante e le coreografie, accompagnate dalle immagini del video collocato all’interno di un nido, fatto di giunchi intrecciati, hanno evocato i vizi capitali, rappresentando il mondo ancestrale contadino delle masche con gli antichi attrezzi da lavoro.

I peccati dell’umanità agiscono ancora nelle contraddizioni contemporanee di violenza, guerra, distruzioni, violazioni, e i corpi danzanti, con tecnica raffinata, ne hanno reso tutta l’intensità passionale.

Mannone e Catto hanno comunicato la loro appartenenza a quel luogo fantastico e ne hanno trasmesso l’energia con forza, delicatezza, turbamento e speranza, rendendo con la loro fisicità un testo intenso e impegnativo. La domanda finale potrebbe essere: il presente affonda negli antichi mali del mondo, ma si può lavorare per un mondo migliore?

I tre vescovi, ritratti nel ferro dell’installazione di Giancarlo Ferraris, a lato della scena, sono rimasti pensosi nella loro atavica impassibilità.

A conclusione la Cantina di Vinchio e Vaglio e la Proloco hanno offerto la degustazione.


Vinchio, Riserva naturale della Valsarmassa, 6 agosto 2022, Saligia, organizzazione del Comune di Vinchio, Proloco, Cantina di Vinchio Vaglio Serra.

 


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