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La democrazia dei signori

di: redazione

Nel suo ultimo saggio La democrazia dei signori lo storico e filologo classico Luciano Canfora ragiona criticamente sul rapporto tra libertà e democrazia in relazione al funzionamento delle istituzioni e alla disuguaglianza non solo sociale, ma anche politica, tra ricchi e poveri.

Secondo lo studioso le funzioni delle assemblee elettive sono ridotte a meri compiti di ratifica di decreti legge del governo. D’altro canto, sottolinea Canfora, il sistema parlamentare è giovane perché ha solo due secoli e il suffragio compiutamente universale nel nostro Paese viene istituito soltanto nel 1946. In quella fase si è riscontrata una grande partecipazione popolare alle elezioni fino a superare il 90% e i partiti di massa hanno orientato le scelte democratiche.

Oggi i partiti sono comitati elettorali, anche quelli di sinistra, e si è logorata la loro rappresentanza popolare, mentre lo stato sociale è sotto attacco. “Scema la fiducia delle classi lavoratrici nei partiti i riferimento”, dice Canfora, “e la gente si tiene lontana dalle urne e guarda con diffidenza la politica”. 

Periodicamente si varano governi tecnici come soluzioni “irregolari” delle crisi politiche, mentre i presidenti della Repubblica superano i poteri concessi loro dalla Costituzione, convocando il tecnico perché metta le cose a posto. Siamo ormai al governo del presidente, che è, secondo Canfora, una deviazione della Costituzione: “Il caso Draghi è un caso limite, un’anomalia.”

“I partiti da tempo”, aggiunge Canfora, “non riescono più a esprimere governi coerenti con i loro principi e con i loro programmi, rifugiandosi in governi di unità popolare, e alimentano la tendenza a uniformarsi tra loro, perdendo nel corso di queste esperienze, i loro connotati”.

Probabilmente questa “riduzione” di democrazia è stata indotta da poteri forti internazionali e la questione attuale è se questi condizionamenti siano irreversibili.

Il saggio sottolinea già nel titolo che oggi sono i ceti medi alti a partecipare al sistema politico, mentre il popolo non va più a votare. E Canfora si chiede: “Un assetto politico resta ‘democratico’ anche quando il ‘demo’ se n’è andato? O si trasforma in una democrazia dei signori? Solo i ricchi allora sono liberi.

Infine, per lo studioso anche l’impalcatura dell’Unione Europea va profondamente rivista.

Tags: politica, disuguaglianze, democrazia

 


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