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Aleramo tra storia e leggenda

di: Giulio Ghignone, studente

La Leggenda di Aleramo, riportata dal domenicano Iacopo d’Acqui, narra della nascita di quest’ultimo nell’anno 904. I genitori erano due nobili provenienti dalla Sassonia diretti verso Santiago di Compostela in pellegrinaggio, che nel corso del loro viaggio sostarono anche presso il convento di San Giorgio, situato nell’attuale frazione Noche di Vinchio e visitarono la Basilica di San Pancrazio. Successivamente fecero tappa nel convento di Santa Giustina a Sezzadio, nei pressi di Acqui Terme, dove nacque Aleramo.

Secondo gli storici le notizie sulla giovinezza di Aleramo sono in realtà molto scarse. Nel primo documento dove fu menzionato Aleramo relativo all’assegnazione nel 933 della la corte detta Auriola, l’attuale Torino, questi era figlio di Guglielmo I del Monferrato e non di un nobile tedesco, mentre la madre era ignota.

La leggenda narra ancora che diventò scudiero di Ottone I di Sassonia, allora imperatore del Sacro Romano Impero Germanico e sua figlia, Adelasia lo volle sposare senza l’autorizzazione del padre.
I due sposi fuggirono con due cavalli, uno bianco e uno rosso, che ispirarono i colori dello stemma degli Aleramici.
Si stabilirono in Liguria in una rocca che porta il nome di Adelasia e successivamente fondarono un nuovo insediamento chiamato Alaxia, l’odierna Alassio.
Successivamente Ottone I perdonò i due e concesse ad Aleramo la possibilità di acquisire un territorio pari a quante terre questi fosse riuscito a percorrere a cavallo senza mai fermarsi, in tre giorni e tre notti. Durante la cavalcata il cavallo perse un ferro e Aleramo dovette ferrarlo nuovamente servendosi di un mattone trovato lungo la strada.

Per questo motivo i territori aleramici presero il nome di Monferrato da mun (mattone) e frà (ferrato).

Secondo gli storici, invece, Aleramo dopo aver sposato in seconde nozze Gerberga, figlia di Berengario II, allora re d’Italia e marchese d’Ivrea, fu nominato marchese del Monferrato. I titoli di Aleramo furono confermati e arricchiti di ulteriori terre nelle Langhe, nelle valli Tanaro e Orba e in Liguria il 21 marzo 967 da Ottone I, Imperatore del Sacro Romano Impero, re di Germania e re d’Italia.

Tornando alla leggenda si narra ancora della battaglia contro i Saraceni avvenuta a Vinchio nel 935. Dopo oltre trent’anni di saccheggi e devastazioni il vescovo di Asti Brunengo mosse i suoi eserciti contro i saraceni e Aleramo intervenne accerchiandoli nel Valletto della Morte ed annientandoli in una sanguinosa battaglia, dove ora è possibile visitare un affioramento fossilifero del periodo del Pliocene, dove ogni anno, il primo sabato di luglio, l’Associazione culturale Davide Lajolo e il Comune di Vinchio organizzano la passeggiata notturna “Con la Luna e le Lucciole nei Boschi dei Saraceni”.

Si presume che Aleramo sia morto prima del 991 e seppellito nell’abbazia di Grazzano fondata da lui in precedenza nell’attuale comune di Grazzano Badoglio.

Secondo gli storici Aleramo ebbe tre figli: Guglielmo II, Ottone I del Monferrato e Anselmo con la prima moglie, di cui il nome è ignoto, mentre con Gerberga, sua seconda moglie non ebbe figli.

La Marca Aleramica fu divisa fra Ottone ed Anselmo, perché Guglielmo II morì prima del padre. Da Ottone, discesero poi i marchesi del Monferrato, mentre da Anselmo discesero i marchesi del Bosco e del Vasto.

Enrico del Vasto figlio di Bonifacio fu poi il capostipite della famiglia del Carretto, che acquisì i territori di Vinchio e Mombercelli. Successivamente gli succedettero i marchesi Scarampi. Agli Scarampi apparteneva il castello di Vinchio esistito fino al 1815 e poi smantellato. Si racconta che i mattoni del castello siano stati usati per costruire le case della frazione di Noche. Tra non molto Vinchio potrà riavere il proprio castello grazie ad un’installazione che verrà posizionata sul belvedere UNESCO. Il progetto, ideato da Ilaria Roggero, è curato dal Comune di Vinchio in collaborazione con l’Associazione Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato e l’Associazione Culturale Davide Lajolo.

Tags: Vinchio, storia, leggenda

 


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