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L’Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea della provincia di Asti: ente di ricerca storica

di: Laurana Lajolo

L’Istituto per la storia della Resistenza di Asti si costituì nel 1984 come consorzio di comuni e della provincia di Asti, cioè come ente pubblico e non come associazione privata, con il sostegno degli istituti provinciali del Piemonte.  Il primo presidente è stato il sindaco di Asti Gian Piero Vigna.

Fu riconosciuto dall’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia nell’ottobre di quell’anno.

L’aiuto fondamentale per iniziare fu dato dall’Istituto della resistenza della provincia di Alessandria con i consigli e le competenze del presidente Carlo Gilardenghi e del direttore Giorgio Canestri, con cui si organizzò il primo convegno storico.

Contadini e partigiani

Il convegno, dal titolo “Contadini e partigiani”, svoltosi tra il 14 al 16 dicembre 1985, diede nuove indicazioni metodologiche e contenutistiche non solo a livello locale ma nazionale riguardo alla ricerca sul rapporto tra la popolazione contadina e la lotta di liberazione, dopo il saggio di Anna Bravo del 1964 “La Repubblica dell’Alto Monferrato”. E caratterizzò lo sviluppo dell’attività successiva.

L’Istituto si è, quindi, subito connotato come istituto di ricerca di storia contemporanea, come sottolineò nelle sue conclusioni al convegno “Contadini e partigiani” Guido Quazza presidente dell’Istituto per la storia del movimento di liberazione in Italia e docente di storia contemporanea all’Università di Torino, con una sintesi efficace del lavoro storico come lo abbiamo inteso e lo intendiamo.

“Io comincerei più che con un giudizio da una impressione personale sul Convegno che ora si sta chiudendo, disse Quazza. Un’impressione molto positiva per vari motivi. Un primo motivo mi pare l’organizzazione (l’organizzazione è condizione necessaria anche se non sufficiente per il successo di un Convegno), e il merito dell’organizzazione va naturalmente a tutti coloro che hanno impegnato da molto tempo le proprie capacità nella preparazione.

Vorrei ringraziare caldamente la Direttrice dell’Istituto storico di Asti, Laurana Lajolo, perché ha il merito di aver coordinato organizzatori e studiosi, di averli guidati con quella energia suadente o suasione energica che ben conosciamo, e che cominciamo a trovare ormai tra le donne finalmente liberate dalla prigione del privato e messesi a lavorare nel pubblico, portando un patrimonio raro negli uomini.

Al merito organizzativo si unisce il merito della progettazione, Il Convegno è riuscito a porsi immediatamente nel quadro della storia dei cinquanta Istituti che ormai compongono l’Istituto nazionale, sulla linea più avanzata (…)

Altro elemento ottimo a prefigurare un futuro felice dell’istituto di Asti è il fatto che il Convegno abbia subito applicato un metodo che da noi in Italia è andato un po’ avanti negli ultimi anni, ma certo non è ancora frequente: la combinazione di lavoro individuale e di gruppo. Un ulteriore constatazione è che a questo metodo di lavoro combinato tra lavoro individuale e di gruppo abbiano collaborato studiosi affermati e noti e in larga misura giovani ricercatori. Si tratta di un elemento importante nel quadro della storiografia contemporanea.(…)

Un ultimo elemento positivo sta nell’aver avuto presenti e attivi i compagni partigiani e questo è di grande importanza per gli storici. Di grande importanza perché gli storici devono porsi di fronte al loro compito di ricostituire il massimo possibile di verità del passato con grande rispetto verso le testimonianze da un lato e con il coraggio non indulgere alla retorica della memoria dall’altro.

Infatti una cosa è la testimonianza fondamentale tra le fonti dello storiografo, altra è la riflessione complessiva e globale dello studioso, la quale non può tenere conto soltanto dei casi singoli e degli orizzonti individuali così come sono inevitabilmente legati alle testimonianze, ma deve collocarli in una prospettiva più ampia.(…) Per noi si tratta di porre al centro del metodo il rapporto tra storiografia e antropologia e più in generale tra storiografia e scienze sociali quantitative e qualitative”.

Il metodo storico delineato dal prof. Quazza  è stato, dunque, il nucleo fondante dell’Israt.

Metodo di studio

L’Istituto è retto da un Presidente e da un Consiglio di amministrazione nominati all’assemblea dei comuni consorziati e della Provincia. Il Presidente Lucio Tomalino e il Consiglio di amministrazione hanno sempre recepito le indicazioni degli storici e hanno saputo essere rappresentativi di tutto il composito mondo partigiano, che, dopo le prime perplessità, ha sostenuto con convinzione l’attività.

L’Istituto si è subito dotato di un Comitato scientifico, composto da docenti universitari storici, sociologi e antropologi, che ha indicato, coordinato e attuato gli indirizzi di ricerca e l’attività complessiva dell’Israt.

Abbiamo avviato studi sul nodo storiografico della Resistenza nell’ambito della storia del Novecento, con la ricostruzione degli avvenimenti e delle storie soggettive dei partigiani e delle staffette basandoci su pluralità di fonti, intrecciate con i documenti della Guardia nazionale Repubblicana, sugli internati militari, sul fascismo di provincia, sulla società contadina nel lungo periodo e delle sue forme associative, sul ruolo dell’associazionismo cattolico, sulle migrazioni interne dal Sud al Nord, sul movimento operaio e le sue organizzazioni, sulla deportazione razziale e politica, sulla popolazione in guerra, sugli avvenimenti significativi del secondo dopoguerra. Il lavoro dell’Istituto si è anche misurato con avvenimenti del presente come la tragica alluvione del 1994.

In particolare due nostre attività di studio: il rapporto tra Resistenza e società contadina e le connotazioni del fascismo di provincia sono stati ripresi a livello della ricerca nazionale in convegni, seminari, corsi di formazione.

Le ricerche sono state impostate nell’interrelazione tra storia del territorio e storia generale, considerando la storia locale come laboratorio di comparazione e riferimento a contesti generali e hanno formato giovani laureati. Uno di loro, il prof. Mauro Forno, è oggi il presidente dell’Israt.

Abbiamo stabilito subito il collegamento con gli enti culturali della città e della provincia, che ci hanno aiutato a crescere, anche attraverso l’esperienza della rivista “Palinsesto”.

L’Istituto di Asti ha sempre collaborato con gli enti pubblici e la Regione Piemonte, con cui nel 1987  ha definito un nuovo ruolo degli Istituti piemontesi: oltre che enti di ricerca sono stati riconosciuti come istituti di erogazione dei servizi archivistici e bibliotecari e di consulenza scientifica.

L’istituto è diventato un luogo di incontro, di elaborazione e di proposte culturali da spendere nell’ambito cittadino e provinciale. Il legame con la società astigiana si è sviluppato nel rapporto costante con le amministrazioni locali, con le istituzioni culturali, con le amministrazioni, con le associazioni, con le Università e con il mondo della scuola, con molti studiosi.

Alle ricerche abbiamo fatto sempre seguire, nonostante le risorse finanziarie esigue, molte pubblicazioni, e abbiamo dato vita nel 1993 alla rivista “Asti contemporanea”.

L’Israt è stato attivo promotore del riconoscimento della medaglia d’oro alla provincia di Asti nel 1995 alla presenza del Presidente della Repubblica nel 1995.

I collaboratori

Tutti coloro che hanno collaborato o lavorato continuativamente nell’Istituto lo hanno fatto a titolo gratuito e qualcuno (veramente pochi) sono stati beneficiari di piccole borse di studio.

Io stessa come direttrice non ho percepito compensi, essendo insegnante comandata del Ministero della P.I.

Il volontariato è stato sempre sottolineato con orgoglio dal presidente Tomalino come qualificante della presenza e dell’autorevolezza dell’Istituto. E i volontari, compresa la direttrice, hanno svolto lavoro intellettuale e manuale perché così era necessario per far funzionare l’ente: dalla ricerca all’elaborazione degli scritti e all’editing per la stampa, dalla progettazione e allestimento delle mostre ad appiccicare i francobolli sulle buste.

Nel 1986 il Comune di Asti ha poi distaccato presso l’Istituto l’impiegata Rosanna Mussa con funzioni amministrative.

Nel 1988 su una giusta sollecitazione del sindaco Galvagno, si è aggiunta la denominazione Istituto della resistenza e della società contemporanea, dando esempio anche ad altri Istituti, compreso quello nazionale.

Tra il 1990 e il 1991, in relazione alla legge di riassetto degli enti locali, il presidente Tomalino e il Consiglio di amministrazione, con il convinto aiuto dell’Assessore alla cultura della Provincia Rebaudengo, hanno combattuto una battaglia e l’hanno vinta per mantenere la configurazione pubblica e l’autonomia finanziaria e scientifica dell’Istituto come garanzia delle sue possibilità di ricerca storica.

Nel 1991 il presidente e il consiglio di amministrazione hanno realizzato l’esigenza di dotare l’Istituto una pianta organica con due figure, l’archivista e il bibliotecario e hanno indetto un concorso pubblico. Sono entrati quindi con regolare contratto due ricercatori Luigi Carimando e Mario Renosio, che ora è il direttore, e poi, con il trasferimento di Carimando, Nicoletta Fasano. L’Israt ha investito con convinzione sulla formazione scientifica del personale, che è pubblicamente riconosciuta.

Si è potuto quindi strutturare l’archivio cartaceo e audiovisivo e la biblioteca, che sono un patrimonio culturale pubblico molto importante.

I docenti hanno dato un contributo essenziale alla costruzione della metodologia della didattica della storia contemporanea, anche producendo materiali didattici con particolare attenzione alla nascita della democrazia.

E il Provveditore agli Studi di Asti, dr. Patritti, nel 1991 ha riconosciuto l’Istituto come agenzia formativa per i corsi di aggiornamento degli insegnanti.

Nel 1996, quando ero presidente della commissione didattica nazionale, l’Istituto nazionale e la rete degli istituti hanno ottenuto lo stesso riconoscimento dal Ministero P.I. ed è iniziato un imponente lavoro di aggiornamento e di formazione sulla storia contemporanea e sui principi della democrazia per i docenti delle scuole italiane.

La prima sede dell’Istituto è stata in Sinagoga, simbolo del nostro impegno sullo studio della deportazione e della cultura ebraica, poi, per ragioni di spazio, ci siamo trasferiti nei locali del Seminario, quindi nel prestigioso Palazzo Alfieri e ora in Palazzo Ottolenghi.

Siamo sempre stati, quindi, anche fisicamente, nel centro della città.

L’apporto alla rete degli Istituti della Resistenza

L’Israt ha partecipato e partecipa attivamente ai lavori del coordinamento degli Istituti piemontesi e dell’Istituto nazionale, due suoi direttori, io nel 1992 e Renosio nel 2016, sono stati eletti nel Consiglio direttivo nazionale. Nel 2000 sono stata eletta presidente dell’Istituto nazionale per due anni e, utilizzando l’esperienza maturata ad Asti, ho lavorato intensamente al consolidamento della rete degli Istituti con un nuovo Statuto e alla ricerca e formazione didattica, affrontando anche difficili problemi di bilancio.

Nei tredici anni di direzione dell’Israt ho lavorato intensamente e ho imparato molto: conoscenze, competenze, metodologie. E’ stata un’esperienza fondamentale, tra le più ricche, della mia vita. Ho incontrato studiosi e tanti giovani ricercatori, che sono diventati studiosi esperti ed affermati e hanno continuato il lavoro, ampliando e approfondendo temi della ricerca storica interdisciplinare.

Un passaggio problematico

Come è necessario per un ente di ricerca, l’attività dell’Istituto è in continuo divenire, ma ora la riduzione di finanziamenti rischia di compromettere lo sviluppo del lavoro e della presenza culturale.

Si sta sottovalutando che l’Istituto è un valore per tutta la cittadinanza e per lo stesso Comune di Asti, che a suo tempo, ha ottenuto una classe superiore proprio per la sua attività di ricerca.

Mi sembra che queste decisioni abbiano anche un risvolto ideologico che porta a un impoverimento del tessuto civile.

Credo, quindi, che si debba ridiscutere il rapporto tra l’Israt e gli enti consorziati, trovando ampi settori di collaborazione con l’attenzione alla conoscenza storica e all’affermazione dei diritti democratici e civili, così importanti in questo momento storico attraversato da vene nazifasciste e razziste, dove l’uso pubblico della storia è addirittura semplificato in brevi frasi dei social o in scritte pubbliche offensive.

Oggi si privilegia l’emozione momentanea della memoria nelle commemorazioni alla rigorosa ricostruzione storica, mentre è più che mai necessario fare storia con rigore e consapevolezza, perché le varie forme di revisionismo non devono modificare gli ideali della Resistenza istitutivi della nostra Costituzione repubblicana e dello spirito democratico del popolo italiano.

La storia serve a conoscere il passato per interpretare il presente per esercitare il diritto di piena cittadinanza.

Per il dettaglio delle attività e del patrimonio archivistico e bibliotecario dell’Israt visitare il sito www.israt.it

Tags: storia, cultura, diritti civili

 


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