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Novant'anni di Concordato tra Stato e Chiesa

di: mons. Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea

1929-2019

L’11 febbraio 2019 ricorrono novant’anni dal Concordato tra la Santa Sede e lo Stato italiano, con in più il Trattato del Laterano, firmati dal Segretario di Stato del Vaticano Card. Pietro Gasparri e dal Capo del Gov erno italiano on. Benito Mussolini. I Concordati – come già suggerisce il nome – sono accordi tra Enti internazionali che regolano i loro rapporti reciproci. Com’è ovvio, se ci si deve accordare, si deve arrivare a compromessi, per cui ciascuno dei due Enti, mentre garantisce vantaggi, deve anche accettare qualche limitazione della sua autonomia.

La Conciliazione del 1929 fu sottoscritta con grande soddisfazione dai due contraenti. La Chiesa lo visse come un giorno di festa (e le fotografie del tempo lo testimoniano) perché segnava la fine di un lungo tempo (quasi sessant’anni) in cui, dopo l’occupazione di Roma del 1870, il Papa si sentiva prigioniero in Vaticano (prima abitava al Quirinale, dove s’era  insediato il Re), mentre la Chiesa italiana si sentiva condizionata nella sua attività, a cominciare dalla nomina dei vescovi e dei parroci (su cui ritorneremo). 

Gentiloni e don Sturzo

Sul piano politico, il “non expedit” imposto da Papa Pio IX per la partecipazione dei cattolici alla vita politica (“non expedit” vuol dire “non conviene”, ma in realtà significava “non si deve”)  aveva ceduto il passo, sotto Papa Pio X, al “Patto Gentiloni, cioè ad un accordo tra l’Unione cattolica elettorale (presieduta appunto dall’avvocato conte Gentiloni) ed il Partito  liberale che si impegnava a proporre candidati graditi al mondo cattolico da contrapporre ai candidati del Partito socialista, allora in crescita (l’on Berlinguer più tardi osserverà che, nella storia, i cattolici si alleano con i nemici di ieri contro gli amici di domani!)

Dopo la prima guerra mondiale don Luigi Sturzo aveva lanciato dalla  Sicilia un appello agli uomini “liberi e forti”, ed era sorto il Partito popolare, partito laico ma di ispirazione cristiana (diretto da un prete!), che però non aveva potuto (perché?) affrontare apertamente il fascismo e, dopo il delitto del socialista  on. Matteotti,  cercò di ostacolare il funzionamento del  Parlamento ritirandosi sull’Aventino. Ma a don Sturzo i Superiori ecclesiastici chiesero di lasciare l’Italia.

Si andava intanto preparando il Concordato, con l’attività di collegamento, tra la S.Sede e Mussolini, del gesuita padre Tacchi Venturi.  Si giunse così all’11 febbraio 1929.

Lo Stato autonomo della S. Sede

La S.Sede, con il trattato del Laterano, era diventata uno Stato autonomo (la Città del Vaticano), con edifici extraterritoriali (a Roma, ma anche a Castelgandolfo) ed aveva avuto un rimborso pecuniario per l’incameramento di immobili al momento dell’Unità d’Italia (equivalente alla Legge delle Guarantigie che Papa Pio IX, a suo tempo, non aveva accettata). Metà di quella somma servì a costruire i Seminari Regionali in Italia, l’altra metà fu depositata in una Banca svizzera, che poi fallì (o …fecero fallire). Lo Stato si accollò anche la spesa del mantenimento dei vescovi e dei parroci (che un tempo usufruivano dei beni incamerati dallo Stato), assicurando a ciascuno una somma congrua (e per questo si parlava della “Congrua”).

Il Vaticano ottenne anche che nelle scuole inferiori e medie venisse inserito l’insegnamento della religione cattolica, e che i matrimoni fatti davanti all’autorità ecclesiastica avessero anche valore civile. Non ottenne che venissero aperte Facoltà di teologia nelle Università di Stato, ma gli studi nelle Facoltà teologiche ecclesiastiche ebbero un certo riconoscimento.

I riconoscimenti del regime fascista

La S.Sede però aveva dovuto accettare anche limitazioni nella sua azione pastorale: ad esempio il regime fascista, che voleva garantirsi contro appoggi ad eventuali contrasti, aveva ottenuto il diritto del suo assenso per la nomina dei vescovi e dei parroci. Ed in realtà – e questo l’ho sperimentato io stesso, fino al nuovo Concordato del 1984 – quando un vescovo voleva nominare un parroco, doveva segnalare il nome al Prefetto del Governo, che in teoria aveva un mese di tempo per dare l’approvazione (in realtà, ai miei tempi, essa era pressoché automatica). Quanto ai vescovi il Regime non s’era accontentato di garantirsene la nomina, ma voleva l’assicurazione che non avrebbero appoggiato movimenti sediziosi: lo dovevano giurare davanti al Re (poi sarà al Presidente della Repubblica) in ginocchio, con la mano sui vangeli (lo dovetti fare anch’io quando fui nominato vescovo di Ivrea; a ricevere il giuramento fra due candele, c’era il Presidente Saragat!)

Un’altra osservazione si può fare, che è comune a tutti i Concordati, e cioè che i privilegi concessi suonano svalutazione per gli estranei al Concordato. Ed anche qui i favori dati alla Chiesa cattolica mettevano in secondo piano le altre confessioni religiose (erano “i culti ammessi”).

Il fascismo ovviamente ne ricevette una promozione di consenso nell’ambito religioso (e quando Papa Pio XI, nel presentare l’avvenimento, ebbe a indicare “l’uomo che la Provvidenza ci ha fatto incontrare”, Mussolini diventò “l’uomo della Provvidenza”!), anche se poi mal sopportava che l’Azione Cattolica sottraesse i giovani all’educazione dei fascisti “Balilla”,  dei “Giovani italiani” e delle “Giovani italiane”. In realtà nel 1931 vi furono atti di violenza contro rappresentanti dell’Azione Cattolica. Mio padre, che era Presidente degli Uomini Cattolici nella cittadina veneta dove allora abitavamo, ebbe il suo luogo di lavoro sovvertito perché non si era iscritto al fascio, (poi il vescovo lo sollecitò ad iscriversi “pro bono pacis”, cioè per convenienza).

E’ vero che con i soli mezzi di informazione allora esistenti (radio e giornali) severamente controllati dal Partito unico, in breve tempo saremmo diventati praticamente tutti “fascisti”. In realtà, ad esempio, pressoché tutte le spose italiane andarono ad offrire i loro anelli nuziali come “oro alla Patria”, ai tempi in cui le Nazioni europee avevano stabilito (1936) “sanzioni economiche” contro l’Italia andata ad occupare l’Etiopia (allora si diceva l’Abissinia), in una guerra giustificata persino dalla rivista dei gesuiti  la “Civiltà cattolica”… perché andavamo a portarvi la civiltà cristiana!.

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Mons. Casaroli e Bettino Craxi, 1984

Il Concordato 1984

Non è corretto giudicare i fatti di ieri con la mentalità di oggi; ma è evidente che i tempi e le mentalità sono cambiati. Lo dimostra l’evidente miglioramento del Concordato del 1984 firmato dl card. Casaroli e da Bettino Craxi, in cui lo Stato rinuncia a sovvenzionare i singoli pastori (vescovi e parroci), ma corrisponde la somma di danaro che al pagamento delle tasse ogni cittadino avrà indicato come beneficiari della sua quota. E, posto che l’otto per mille delle entrate è riservato alla beneficenza, lo Stato dovrà alla Chiesa cattolica la quota che i cittadini le hanno destinato. L’entrata è notevole, forse anche per la minore fiducia che i cittadini hanno sulla…beneficenza erogata dallo Stato. Ora la destinazione dell’8x1000 va anche alle confessioni cristiane e alle religioni riconosciute dallo Stato (si sa, ad esempio che la Chiesa valdese lo utilizza solo per finalità sociali); ma la somma cresce perché fu stabilito che la quota di chi non ha segnalato destinatari vada attribuita a quanti sono stati espressamente segnalati, secondo la percentuale delle segnalazioni. Può sembrare (ed è criticata) come una furberia per togliere quote allo Stato, anche se allora si precisò che lo Stato è un destinatario come gli altri ed anch’esso riceve in proporzione di quanti l’hanno indicato (ed in questi anni non sempre ha destinato la sua somma in beneficenza).

Conciliazioni e il “buon luogo”

Che dire delle “Conciliazioni”, ed in particolare di questa “Conciliazione”?

Fin dal principio facevo rilevare che non è corretto giudicare con la mentalità di oggi la storia del passato, ma è giusto considerare quanto cammino si sia fatto, e quanto sia ancora da fare (Papa Giovanni XXIII, a proposito del Concilio, diceva che “non cambiano le verità, ma siamo noi a capirle sempre meglio!”) per rendere la nostra Chiesa sempre più come Gesù l’ha proposta, una Chiesa “povera”, “Chiesa dei poveri”, in un mondo che tende ad essere sempre più il mondo dei ricchi che dominano, sfruttano ed impoveriscono la maggioranza dell’umanità.

Riuscirà pian piano   (o…più rapidamente?) la nostra Chiesa ad essere, come le altre Chiese, Chiesa libera tra Chiese libere, senza più trovarsi Stato tra Stati (con il Papa che non debba più, arrivando in altro Stato, passare  in rivista i soldati armati che fanno il presentat’arm? – a dire il vero Papa Francesco ha già iniziato a cambiare), con Banche e monete, con privilegi sulle altre entità religiose?

Pare un’utopia, ma il nostro don Tonino Bello, cambiando l’utopia in eutopia (cioè da “nessun luogo” a “buon luogo”) diceva che si tratta non di sognare qualcosa che non ci sarà mai, ma di proporsi una finalità molto elevata, che proprio per questo dovrà essere perseguita costantemente per potersene avvicinare passo passo.

Novant’anni di una Conciliazione ci inducono a pregare ed ad operare (dal Papa all’ultimo cattolico) perché la Chiesa cattolica diventi sempre più – come dice Papa Francesco – un “ospedale da campo”, non chiusa in sé nella difesa dei suoi privilegi, ma aperta a tutta l’umanità, proprio a cominciare dai più sofferenti e dai più disagiati, “Chiesa dei poveri”. 

 

 

Tags: Fascismo, storia, Chiesa cattolica, Stato

 


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