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Bene pubblico o ricchezza privata? Rapporto Oxfam 2019

di: Federica Bassignana

Qualcosa non funziona nella nostra economia: chi si trova all’apice della piramide distributiva continua a godere in maniera sproporzionata dei benefici della crescita economica, mentre centinaia di migliaia di persone vivono in condizioni di estrema povertà.
Negli anni successivi alla crisi finanziaria il numero dei miliardari è raddoppiato e i loro patrimoni aumentano di 2,5 miliardi di dollari al giorno. I servizi privati penalizzano i poveri e privilegiano le élite e i soggetti che risentono maggiormente di tale situazione sono le donne, su cui grava l’onere di colmare le lacune dei servizi pubblici con molte ore di lavoro di cura non retribuito.       
Si devono trasformare le economie in modo da offrire assistenza sanitaria, istruzione e altri servizi pubblici a livello universale; per giungere a questo traguardo è necessario che i ricchi e le imprese paghino la loro giusta quota di imposte, contribuendo a ridurre drasticamente il divario tra ricchi e poveri e tra uomini e donne.

BENE PUBBLICO, NON RICCHEZZA PRIVATA

Il divario tra ricchi e poveri è lacerante per la società: impedisce di sconfiggere la povertà e di ottenere l’uguaglianza tra uomini e donne.  Eppure, la maggior parte dei leader politici non agisce per colmare questo pericoloso abisso. Ma un’alternativa esiste: la disuguaglianza non è inevitabile, è il risultato di precise scelte politiche. Bisogna adottare misure concrete per porvi rimedio.       
Il presente rapporto analizza in particolare l’ineguagliabile potere che i servizi pubblici universali come istruzione e sanità possono avere nella lotta alla povertà e nella riduzione della disuguaglianza. I servizi pubblici universali costituiscono le fondamenta di società libere ed eque. Se lo vogliono, i governi possono garantire a tutti i cittadini servizi pubblici di importanza vitale. È opinione sempre più condivisa che la ricchezza dei singoli e delle imprese non sia soggetta a un’adeguata imposizione fiscale e che quest’ultima colpisca in modo sproporzionato i lavoratori. Per ogni dollaro di gettito fiscale, in media solo 4 centesimi provengono dalle imposte patrimoniali; la ricchezza dei supermiliardari del mondo ha raggiunto livelli record e se fosse soggetta ad una tassazione più equa, a livello globale si potrebbe raccogliere denaro sufficiente a mandare a scuola tutti i bambini e a far sì che nessuno si riduca sul lastrico per pagare le cure mediche per la propria famiglia. Si potrebbe così costruire un’Economia più Umana, cioè un’economia più equa che attribuisce valore a ciò che conta veramente.                          
Ad oggi, i progressi nella lotta alla povertà rallentano spaventosamente: una delle grandi conquiste degli ultimi decenni è stata l’enorme riduzione del numero di persone che vivono in estrema povertà, quantificata dalla Banca Mondiale in $1,90 pro-capite al giorno. Tuttavia, i nuovi dati della Banca Mondiale rivelano che dal 2013 il tasso di riduzione della povertà si è dimezzato e che la povertà estrema sta aumentando nell’Africa sub-sahariana. Nuove evidenze mostrano anche che gran parte dell’umanità non si è definitivamente affrancata dalla povertà: 3,4 miliardi di persone con meno di $5,50 al giorno.
I costi umani della disuguaglianza sono devastanti:

  • 262 milioni di bambini non potranno andare a scuola;
  • quasi 10.000 persone moriranno perché non hanno accesso a cure mediche;
  • 16,4 miliardi di ore di lavoro di cura non retribuito saranno svolti prevalentemente da donne

Oggi i governi si trovano di fronte ad una scelta ardua: consentire una vita dignitosa a tutti i cittadini o continuare a favorire la ricchezza estrema di pochi.

IL DIVARIO CHE MINACCIA DI LACERARE LA SOCIETÀ

In tutto il mondo, dagli Stati Uniti al Brasile, dall’Europa alle Filippine, la disuguaglianza sta contribuendo ad avvelenare la vita politica. Negli ultimi anni assistiamo alla limitazione della libertà di parola e alla compressione di spazi democratici in molti Paesi del mondo. Il Council on Foreign Relations ha evidenziato come il divario tra ricchi e poveri stia contribuendo ad alimentare l’autoritarismo; alcuni leader, anziché impegnarsi per colmare il divario tra ricchi e poveri, cercano invece di denigrare i migranti, gli altri gruppi etnici, le altre nazioni, le donne e i poveri.

  • La disuguaglianza è sessista: vi è una forte correlazione fra la disuguaglianza economica e quella di genere. Società più eque registrano condizioni di maggiore parità tra uomini e donne. La disuguaglianza di genere non è casuale e non è una novità: le regole economiche sono state dettate da uomini ricchi e potenti per favorire i propri interessi. L’attuale modello economico neoliberista è andato oltre: tagli ai servizi pubblici, riduzione delle imposte a carico dei ricchi e delle imprese, corsa al ribasso in ambito salariale sono tutte misure che hanno colpito più duramente le donne degli uomini.
  • Gli individui più ricchi del mondo sono prevalentemente uomini.
  • A livello globale le donne guadagnano il 23% in meno degli uomini e gli uomini possiedono il 50% in più della ricchezza detenuta dalle donne.
  • La nostra prosperità economica si fonda sul contributo enorme, ma non ufficialmente riconosciuto, dato dalle donne sotto forma di lavoro di cura non retribuito.

La disuguaglianza ha anche implicazioni profonde sul futuro dei nostri figli e sulle loro opportunità di vivere una vita migliore e più lunga.

  • Il talento è ovunque, le opportunità no: dare a ogni bambino e bambina l’opportunità di studiare e di sfruttare al massimo i propri talenti: questo è il pilastro su cui si fonda una società più equa. In molti Paesi, tuttavia, non è il talento bensì la condizione economica della famiglia a determinare il destino educativo dei bambini. Tale situazione va a svantaggio della società nel suo complesso, poiché un’intera generazione di bambine e bambini dotati di talento, ma poveri, non possono realizzarsi e contribuire appieno al progresso umano. L’umanità si trova a fronteggiare sfide senza precedenti, e invece di mettere in campo i talenti di tutti stiamo sprecando questo potenziale a causa della disuguaglianza.
  • Privati di una vita più lunga: nella maggioranza dei Paesi, sia industrializzati che in via di sviluppo, le disponibilità finanziarie costituiscono il passaporto per una salute migliore e una vita più lunga; la povertà, al contrario, troppo spesso significa maggiore rischio di malattia e di morte precoce. È difficile concepire un’ingiustizia peggiore di quella di vivere oltre venticinque anni di meno soltanto perché si è poveri.
  • Un’alternativa esiste: la disuguaglianza non è inevitabile. Nessuna legge economica stabilisce che i più ricchi debbano arricchirsi sempre di più mentre i poveri muoiono per mancanza di medicinali. Non ha alcun senso che così tanta ricchezza sia concentrata in così poche mani, quando tali risorse potrebbero invece essere usate per aiutare l’intera umanità. La disuguaglianza è il risultato di precise scelte politiche. Questo rapporto è dedicato a uno degli strumenti più potenti che un governo può utilizzare per ridurre il divario tra super-ricchi e persone comuni: fornire servizi pubblici universali e tutela sociale finanziati attraverso un sistema di tassazione equo.

IL POTERE DEI SERVIZI PUBBLICI NELLA LOTTA ALLA DISUGUAGLIANZA

Insegnanti nelle classi. Infermieri e medici negli ospedali. Rubinetti che funzionano e toilette pulite. Una pensione minima alla fine di una vita di duro lavoro. Istruzione, salute, acqua, pensioni e assegni familiari a disposizione di tutti, indipendentemente da genere, casta, etnia o disabilità. Servizi pubblici e misure di protezione sociale come questi possono fungere da leve per l’uguaglianza, cambiare la vita delle persone e liberarne i potenziali, rendere le società più coese e colmare il divario tra ricchi e poveri, tra uomini e donne. I servizi pubblici possono portare alla vera libertà: libertà dalla paura di ammalarsi e non ricevere assistenza, libertà dall’analfabetismo che impedisce a così tante persone di partecipare attivamente e progredire nel vissuto quotidiano, libertà di essere consapevoli che noi e le nostre famiglie riceveremmo aiuto qualora ci trovassimo in situazioni difficili.   
Servizi pubblici e tutela sociale riducono la povertà e la disuguaglianza. Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) individua nella spesa pubblica per salute, istruzione e protezione sociale uno dei più importanti strumenti di cui i governi dispongono per ridurre la disuguaglianza e la povertà: i servizi pubblici possono rivelarsi un forte fattore di riequilibrio e consentire a tutti una vita dignitosa a prescindere dalla ricchezza o dal reddito.

  • Lo status quo: un progresso c’è, ma troppo lento e molto disuguale: sia il modo in cui vengono erogati i servizi come sanità ed istruzione, sia l’organizzazione del sistema pensionistico e di altri strumenti di welfare sono fondamentali ai fini della loro efficacia nel ridurre il divario tra ricchi e poveri. Negli ultimi decenni i servizi pubblici hanno fatto registrare notevoli risultati, specialmente nei Paesi in via di sviluppo ma nonostante importanti passi avanti, molta strada resta ancora da fare. Inoltre, i progressi sono stati molti disuguali.
  • L’obiettivo: servizi gratuiti e di qualità per tutti. Per ridurre più efficacemente il divario tra ricchi e poveri, i servizi pubblici devono possedere determinati requisiti: universalità, gratuità, carattere pubblico, responsabilità verso gli utenti, rispondenza ai bisogni, tra cui quelle delle donne.
  • Servizi pubblici, non privati: per ottenere risultati positivi, i Paesi devono ampliare la fornitura pubblica dei servizi; quando questi sono strutturati in modo efficiente, la loro portata e l’impatto sulla riduzione della povertà non hanno paragoni.
  • A favore delle donne: i governi dovrebbero dare priorità ai servizi che rivestono maggiore importanza per le donne, tra cui quelli che riducono il carico di lavoro di cura non retribuito e che potrebbero promuovere l’occupazione femminile.
  • Responsabilità verso gli utenti: per contrastare efficacemente la disuguaglianza economica tramite i servizi pubblici sono necessari senso di responsabilità nei confronti degli utenti e rispondenza ai loro bisogni.
  • Una questione di equità: tassare di più chi può permettersi di pagare di più: al giorno d’oggi gli individui e le imprese più ricchi sono soggetti ad un’imposizione fiscale inferiore alla loro reale capacità contributiva. In molti Paesi ricchi sono state ridotte le aliquote più alte delle imposte sui redditi delle persone fisiche e quelle delle imposte di successione e sui redditi d’impresa. Se la situazione si invertisse, quasi tutti i governi avrebbero risorse sufficienti a fornire servizi pubblici universali.

SCEGLIAMO IL BENE PUBBLICO, NON LA RICCHEZZA PRIVATA

« Il vero valore di una società si giudica dal modo in cui tratta i suoi componenti più vulnerabili» – Mahatma Gandhi. Gli odierni livelli di disuguaglianza e povertà sono il risultato di precise scelte politiche. Per procedere sul percorso di un mondo meno povero e disuguale, bisogna costruire un’Economia Umana in cui gli individui e le imprese più ricchi pagano la giusta quota di imposte e le preziose risorse che ne derivano sono usate per finanziare servizi pubblici e protezione sociale per tutti. Si potrebbe così sottrarre alla povertà milioni di persone. Sarebbe un enorme passo avanti verso l’uguaglianza tra uomini e donne e potremmo creare società più sicure, più eque e più felici per i nostri figli e i figli dei nostri figli. La scelta sta a noi.

 

 

Tags: povertà, disuguaglianze, servizi pubblici

 


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