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E…stati d'animo

di: Marco Castaldo

Ieri è stata una di quelle giornate in cui ti chiedi se ci sia qualcuno che sta infilando spilli nella bambolina voodoo che ti rappresenta…

Uscendo dal supermercato per la spesa, che costa sempre più cara pur essendo sempre di minore qualità e quantità, per caso ho alzato la testa al cielo e… BUM!

Un flash back mi ha invaso e pervaso. Il cielo blu che stavo osservando con qualche nuvola leggera e tranquilla che lo attraversava mi ha riportato immediatamente ad un ricordo dolcedella miaadolescenza.
Sono al mare, al solito campeggio dove per vent’anni ha trascorso le mie migliori vacanze, nella Liguria dove i piemontesi approdano a frotte, negli anni 80-90 molto di più, ora molto di meno.

Le giornate passavano con pacate cadenze di un vago sentore di pigrizia, quella che fa bene, che ti fa sentire davvero in vacanza, soprattutto dopo gli orari obbligati degli inverni scolastici. Al mattino, una lunga nuotata in piscina e poi su quella sdraio di sempre ad asciugarsi e ad abbronzarsi.
Guardavo il cielo che era molto più azzurro di quanto non fosse ad Asti in quegli anni e, dopo lo svanire della freschezza umida dell’acqua sulla pelle, il sole cominciava a bruciare e così quelle poche e rade nuvole bianche che passavano davanti ai raggi bollenti del sole di luglio, erano molto più che benvenute.
Qualche volta, poi, qualche aereo lassù in alto mi faceva fantasticare sulla destinazione e sulle vite di coloro che ci viaggiavano dentro…

Era una condizione mentale di così tanta serenità e gioia per la quale provo una immensa nostalgia!
Il vociare sguaiato del coatto di turno mi risveglia da questa beatitudine… L’uomo, non più giovane, letteralmente urlava al suo interlocutore telefonico con il vivavoce e così tutto il piazzale ha potuto gioire del fatto che la propria figlia avesse un nuovo fidanzato con le relative ipotesi di performance amatorie…
Immediatamente ho rimpianto i tempi in cui da quel campeggio in Liguria, se volevi telefonare a qualcuno lo dovevi fare dall’unico telefono pubblico situato proprio vicino al bar.
Dovevi avere almeno una ventina di gettoni - quelli che valevano 200 L. l’uno allora - e, piano piano, con l’avanzare della conversazione, dovevi farli cadere nell’apparecchio telefonico. Quel suono: “Dang” era così poetico a confronto della risata idiota di quell’ominide con i risvoltini ai pantaloni e la camicia bianca aperta fino all’ombelico che sfoggiava una abbronzatura da isole “UWA” giallognola e malaticcia.

Nulla a che vedere con quel colore bronzeo morbido e avvolgente della mia abbronzatura di quei fantastici anni 80!

Tags: educazione, costume, vacanze

 


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