itenfrdeptrorues

Una bambina e la piccola bottega

di: Valentina Lombardo, Storyteller

Ricordo che da bambina, andavo spesso a far la spesa con mia mamma, la quale, usava adottare una strategia infallibile, per trovare sempre alimenti freschi e di qualità, da acquistare e utilizzare, per le sue prelibate ricette. Dal pesce, alla frutta, al pane croccante, al buon affettato, ed ultima motivazione, ma non per importanza, per evitare di fare troppa fila alle casse.

Il tutto, consisteva nel recarsi, anziché nei grandi supermercati, nelle accoglienti botteghe rionali.  Quelle che non appena varcato l’ingresso, ti stordivano soavemente con un bacio profumato sulla guancia, che sapeva di cornetti alla marmellata di albicocche, in quanto, essendo più piccole, contenevano il dolce e mattutino effluvio tra le mura. È fu proprio in quei quasi mistici luoghi, che parevano di nicchia, che mi vidi concedere i primi minuti di indipendenza (almeno così credevo che fosse).

Dalla gastronomia all’ortofrutta infatti, la distanza era minima, e mia mamma, sempre con innocente scaltrezza, che solo ora che sono adulta le riconosco, mi garantiva la concessione di stare da sola nel reparto, facendomi sentire enormemente indipendente (è incredibile quanto siano effettivamente furbastre quelle dolci mamme che crediamo così angeliche quando siamo piccoli).

Leggi tutto

In volo per il mondo con la reflex

di: Sergio Ardissone, fotografo

A Palazzo Crova di Nizza Monferrato negli spazi di Art ‘900 Collezione Davide Lajolo e del Museo del Gusto è aperta fino al 19 ottobre 2022 la mostra fotografica di Sergio Ardissone Testimoni. Ingresso libero

Ho iniziato a viaggiare nel 1978 alla ricerca dell’avventura che in quegli anni faceva parte di ogni esperienza oltre i confini del mondo occidentale.

La mia passione per la montagna mi spinse poi alla scoperta delle più alte vette della Terra, fu così che iniziai a esplorare l’Himalaya e ricercarvi i recessi più reconditi: ebbi l’opportunità di penetrare in alcune aree dove pochi occidentali avevano avuto la possibilità di incontrare minoranze etniche ancora culturalmente intatte.

Leggi tutto

Sonno di'vino'

di: Marco Castaldo

Filip vive in Bulgaria, in un paesino al confine con la Turchia. Ha vent’anni, è magro e scuro di carnagione; scura la sua pelle come la sua vita, direbbe lui.

Il suo è uno dei tanti piccoli paesi di quella zona dove non c’è nulla da fare e nulla da inventarsi per sbarcare il lunario. Filip ha una mamma malata alla quale servono medicinali che devi comprare a prezzi quasi europei e spesso i soldi per comprarli non ci sono e nonostante lui abbia già fatto diversi lavori sin da quando era poco più che bambino, non c’è modo di andare avanti senza fare debiti, ma ormai Filip non ha più nessuno a cui chiedere crediti. Un giorno parla con qualcuno del paese, uno che si occupa di trovare uomini e donne da mandare in Italia per lavorare nei campi. Gli chiede informazioni perché anche lui vuole andare all’estero, come tanti, perché altrimenti non c’è via d’uscita. La proposta di lavoro e le condizioni non sono certamente il meglio, ma Filip le accetta comunque perché altrimenti non potrà più ripagare i debiti e non potrà occuparsi della mamma. Ma per poter partire occorre fare ancora un ultimo debito, almeno così si augura Filip… Bisogna dare 100 € all’uomo che ti procura lavoro e così, ancora una volta, si rivolge a suo cugino che lavora in Germania che, come tanti, alla fine deve provvedere alle necessità di molti parenti lasciati in patria.

Leggi tutto

Onestamente bugiarda

di: Valentina Lombardo, Storyteller

Veniamo al mondo come neonati, ci sviluppiamo poi in dei bambini.
Siamo del tutto: sinceri.
Non conosciamo bugie, non sappiamo mentire fino a che, arriva il primo rimprovero serio, e poi la vergogna, e poi l'imbarazzo e così la paura.
Il ciclo vitale della menzogna, solitamente, avviene così. Una goccia di contaminazione adulta, inizia a secernere il succo di un qualcosa che non ci piace, che oscura la nostra spensieratezza.
"Valentina, sei stata tu a rompere il telecomando?!". "No mamma, io non ho fatto niente!".
Che strano, eppure due minuti prima Valentina, seppur involontariamente, l'ha fatto a pezzi quel plasticone. Eccallá, che si affaccia la prima bugia della sua vita; dopotutto, una sculacciata sul sedere, non piace a nessuno.

Leggi tutto

Il nido delle rondini

di: Laurana Lajolo

Ho la fortuna di avere un nido di rondini sotto il portico della vecchia casa di Vinchio. Il nido è stato costruito molti anni fa e io lo conservo con cura. Ogni anno viene ristrutturato con perizia dalla coppia di rondini che lo sceglie.

Rispettando assolutamente il tranquillo e metodico andamento della covata, osservo con intensa partecipazione il lavoro di quegli uccelli piccoli e forti, che percorrono ogni anno milioni di chilometri al cambio delle stagioni. La coppia delle rondini è una coppia paritaria sia nella covata che nell’alimentazione delle piccoline. Sono attente e perseveranti. Dopo la schiusa delle uova vanno e vengono instancabili dal cielo al nido per portare alimenti e le neonate, così accudite e protette, crescono fino a che il loro piccolo becco spunta dall’orlo del nido.

Leggi tutto

In un pomeriggio d'estate

di: Maurizia Giavelli

Pomeriggio d'estate, le parole sotto al glicine scorrono, fluiscono, seguono il corso come l'acqua di un ruscello che si quieta, si inceppa, riparte e fa grandi salti, una musica classica in sottofondo, rondini allineate su un filo della luce, cinguettanti spettatrici all'anfiteatro della vita e del tempo.

Un poeta ha tra le mani una chitarra e narra storie antiche che hanno l'odore della terra e delle radici, storie che sono patrimonio di tutti, una donna con i capelli bianchi custode di tanta bellezza e cultura seduta su un trono di meraviglia, che narra eventi epici e privati a piedi scalzi e a mani nude come quando si semina la terra, con sapienza.

Leggi tutto

E…stati d'animo

di: Marco Castaldo

Ieri è stata una di quelle giornate in cui ti chiedi se ci sia qualcuno che sta infilando spilli nella bambolina voodoo che ti rappresenta…

Uscendo dal supermercato per la spesa, che costa sempre più cara pur essendo sempre di minore qualità e quantità, per caso ho alzato la testa al cielo e… BUM!

Un flash back mi ha invaso e pervaso. Il cielo blu che stavo osservando con qualche nuvola leggera e tranquilla che lo attraversava mi ha riportato immediatamente ad un ricordo dolcedella miaadolescenza.
Sono al mare, al solito campeggio dove per vent’anni ha trascorso le mie migliori vacanze, nella Liguria dove i piemontesi approdano a frotte, negli anni 80-90 molto di più, ora molto di meno.

Leggi tutto

Nata con la poesia

di: Laurana Lajolo

Io sono nata con la poesia. Per l’annuncio della mia nascita mio padre ha composto una poesia. I versi che mi piacciono di più sono Quando autunno è ancora vivo di sole/ -dolce novembre- rose e garofani- sei venuta/ Laurana/ nell’ora lunare e, in conclusione, Tu nata d’autunno/ a fare primavera. E’ stato il suo augurio essendo io nata nel giorno dei morti.

La poesia è stato uno dei legami più forti del rapporto che mio padre ha stabilito con me in momenti importanti della mia vita. A sette anni mi ha letto, con la sua voce calda, i suoi poeti più amati: da Quasimodo a Lorca in lingua spagnola, da Ungaretti a Gozzano a Hikmet, da Eluard a Montale e altri ancora. Per me era un perdermi nel suono delle parole anche se non le comprendevo. La sua voce accarezzava la mia fantasia.

Leggi tutto

Una bambina nella tana

di: Laurana Lajolo

Mi immedesimo nei bambini ucraini in fuga con le loro madri (o anche da soli) perché anch’io, bambina durante la guerra tra nazisti e partigiani, ho dovuto scappare con mia madre durante il terribile rastrellamento nazifascista del 2 dicembre 1944 nell’Astigiano.

Per me la guerra l’ha vissuta mia madre per difendere il mio diritto a vivere. E’ scappata su una bicicletta in una gelida giornata invernale su strade di fango e di neve, una fuga durata sei mesi, cercando rifugio da parenti, sotto falso nome, con spostamenti improvvisi determinati dalle sue premonizioni del pericolo, risultate poi sempre reali.

Leggi tutto

Accetto quindi sono

di: Fabienne Vigna, fotografa

La ricerca costante della felicità è il nostro motore invisibile, quello che ci sprona durante tutta la nostra esistenza.

Nella giornata mondiale della felicità siamo dunque chiamati a chiederci cosa rincorriamo durante la nostra vita. Qualcosa di tangibile? Qualcosa di concreto? Una chimera?

Si parla spesso al riguardo di "accettazione".

Leggi tutto

L’epica della parola: un’analisi linguistico-testuale dei discorsi di Zelensky

di: Lorenza Sabatino, editorialista ViviCentro.it

Il primo testo letterario dell’Occidente narra una guerra. I canti sono in lingua greca e in forma di esametri. La prima parola del poema è μῆνιν, ira – quella di Achille: una questione privata a partire da cui si avvia la conclusione di una vicenda bellica. Da Achille a Zelensky.

Oggi l’Europa ha una nuova guerra. Non è raccontata in esametri, ma in immagini, video e in una lingua slava spesso confusa con un’altra. È l’ucraino, riguardo cui è difficile rispondere a qualsiasi domanda, specie se si tratta della sua genesi. Più si indietreggia nella sua storia linguistica, meno è possibile trovare riscontro con i fattori caratterizzanti della sua forma recente. È vero specialmente se si ripercorrono a ritroso i suoi testi, fino almeno al diciassettesimo secolo: a quel punto, la lingua si dissolve in quella che gli specialisti chiamano “lingua slava comune”. E, se è indubbio che ci siano dei fattori di continuità dalla fase di “lingua slava comune” a quella di oggi, ne consegue che una vera e propria data di nascita dell’ucraino non possa essere di natura storico-linguistica. Spesso, infatti, è politica. Politica è anche la questione del nome della capitale Kyiv, da cui la pronuncia dalla patina russa Kiev, che è come l’abbiamo sempre chiamata.

Leggi tutto

Nel ricordo di Anna Frank

di: Laurana Lajolo

Sono i giorni della memoria dello sterminio degli ebrei nei Lager nazisti, ricorrenza molto significativa anche se non sufficiente a cancellare razzismi e fascismi ricorrenti.

Pochi giorni ho letto che è stato un notabile ebreo a rivelare alla Gestapo (la polizia nazista) il rifugio della famiglia ebrea di Anna Franck in una soffitta di Amsterdam, per salvare la sua vita e la sua famiglia, ma poco dopo anche loro furono deportati ad Auschwitz.

Leggi tutto

Di vestiti e di onde

di: Fabienne Vigna, content creator

Nella vita vestiamo diversi panni: alcuni comodi, altri stretti, altri ancora fatti su misura.

Io sono sempre stata un’artista nello spirito, ma avevo anche bisogno di certezze e di punti fermi, forse per la mia storia personale.

Ho dunque coltivato le varie forme di espressione artistica collateralmente ad attività più stabili.

Con una Laurea in Giurisprudenza, ho tentato di seguire le orme paterne, ma la libera professione mi sembrava troppo incerta.

Quando è uscito il Concorso in Cassa di Risparmio di Asti, ho intravisto stabilità e garanzie.

Ho proiettato in quel lavoro tutta la passione di cui era capace il mio spirito artistico.

A lungo sono riuscita a esprimermi: avevo autonomia decisionale, e al contempo ricevevo le sicurezze di cui avevo tanto bisogno.

Riuscivo a nutrire la mia anima viaggiando, facendo reportages, suonando, e leggendo.

Nel 2015 divento la mamma di Federico.

Per quanto sia il dono più bello, la mia vita è inevitabilmente cambiata: il tempo fuori dal lavoro era interamente dedicato a lui.

Dopo alcuni scossoni che hanno portato la mia famiglia a disgregarsi, le mie priorità sono necessariamente mutate, e il mio primo scopo era guarire dal lutto per me stessa e per Federico, affinché subisse il meno possibile le conseguenze della situazione.

Nel 2021 un piccolo incidente mi ha costretta a casa un paio di mesi.

Quando smetti di correre, la tua immagine allo specchio torna a parlarti, e dentro di te ritrovi tutto quello che ti è sempre appartenuto, ma che non eri più capace di vedere.

Ebbi l’intuizione di un tipo di fotografia da usare in psicoterapia, innovativo rispetto a quello utilizzato finora, apprezzato dai professionisti del settore con cui ne ho parlato.

Mi sono dunque iscritta all’Accademia di Arti terapie, per seguire un percorso di studi coerente con questa idea e l’ho “depositata” scrivendola sul sito che ho appositamente creato per il progetto.

Riorganizzando il materiale che avevo creato negli anni, la mia parte più artistica e autentica si è impossessata di me prepotentemente, al punto che, tornata al lavoro, mi sono sentita divisa in due.

Dopo appena quindici giorni mi sono resa conto che ormai il mondo come l’ho sempre conosciuto non faceva più per me, e che avrei dovuto rinunciare a troppo di me stessa per continuare a vestire quei panni.

Ho preso coscienza del fatto che il mio destino dovesse essere un altro.

Quando diventiamo consapevoli l’onda del cambiamento ci tocca, ma non ci accarezza dolcemente i piedi sulla risacca.

E’ uno tsunami che ci travolge, lasciandoci solo due possibilità: o cavalchiamo l’onda o affoghiamo.

Io l’ho cavalcata, e oggi sono una content creator, un lavoro creativo che esprime il mio spirito in modi di cui non conoscevo neppure l’esistenza.

Sono stata incoraggiata dalla mia famiglia a essere me stessa, a inseguire i miei sogni, anche se questo significava lasciare il certo per l’incerto.

Oggi non ho più paura della mancanza di punti fermi, perché ho capito che ogni certezza in meno corrisponde a una possibilità in più.

A quarantatré anni ho capito che non è mai troppo tardi per andare da un sarto e farsi cucire un vestito su misura.

Cronaca di una vaccinazione

di: Laurana Lajolo

Mi sono iscritta tra i primi della mia fascia di età al portale e ho ricevuto la comunicazione di presentarmi domenica 11 aprile alle ore 14.12 in via Guerra.  Ho “vinto” il vaccino Astrazenica proprio nei giorni in cui le informazioni erano più confuse e le rinunce per timori di complicazioni era più forte.

Due mie amiche pochi giorni prima sono state vaccinata con Pfizer senza complicanze. Una mi ha consigliato di rinunciare e di richiedere quel vaccino più sicuro, ma io, che sono sempre stata ubbidiente e diligente, mi sono presentata secondo la convocazione. In fila all’accettazione c’erano coppie di coniugi e anziani accompagnati dai figli. Anch’io ero con mia figlia, che, nonostante io avessi voluto entrare autonoma, mi è rimasta accanto fino entro il box della vaccinazione.

Leggi tutto

Il teatro per cambiare il mondo

di: Laurana Lajolo

Marco Baliani, uomo di teatro di grande valore, sostiene che la sfida del teatro oggi non è più parlare a consumatori culturali, ma a cittadini, non a clienti dello spettacolo, ma a persone che desiderano conoscere e affrontare le questioni del presente, ritornando alla ricerca teatrale e culturale degli anni Settanta fuori dai teatri, che ha creato un pubblico che non c’era e nei teatri è tornato soltanto dopo. Quindi ora è il momento di trovare nuovi luoghi in cui pensare e fare teatro, affrontando l’enorme complessità del mondo e impegnandosi per cambiarlo. Baliani ha recentemente pubblicato il libro L’attore nella casa di cristallo tratto da un suo spettacolo.

Leggi tutto

Le foto del dolore

di: Francesca Serra

Dovremmo leggere o rileggere l’ultimo libro pubblicato da Susan Sontag nel 2003, l’anno prima della sua morte: Regarding the Pain of Others. Appena ristampato dalla casa editrice Nottetempo con il titolo Davanti al dolore degli altri, nella traduzione di Paolo Dilonardo già uscita da Mondadori nel 2003, il libro parla di fotografia e di guerra. Ma soprattutto parla di noi. O meglio fa tremare quel noi che troppo enfaticamente, troppo retoricamente e stancamente utilizziamo nelle nostre riflessioni sui fatti estetici e morali. Bacchettando perfino Virginia Woolf, che nel saggio Le tre ghinee del 1938 l’aveva utilizzato con troppa leggerezza, secondo Sontag, a proposito dell’orrore delle foto di corpi mutilati della guerra civile spagnola: “Non si dovrebbe mai dare un ‘noi’ per scontato quando si tratta di guardare il dolore degli altri”. Proviamo a estrarre da questa frase del libro di Sontag tutto il succo che possiamo. Partendo, prima di tutto dall’espressione “dare per scontato”. (…)

Leggi tutto

Nello zaino delle migranti

di: Beppe Amico direttore Caritas Diocesana Asti

Il 21 gennaio Maurizio Ambrosini, sociologo delle migrazioni, pubblicava su Avvenire un articolo a commento dei dati contenuti nel Rapporto ONU sul 2020 in tema di migrazioni. L’invito generale era quello che il tema delle migrazioni è pieno di luoghi comuni e che la via maestra per un approccio corretto e sano è quella di lasciarsi guidare dai dati oggettivi. Riguardo al genere ha affermato che solitamente si pensa che gli immigrati siano giovani uomini, ma le donne rappresentano in realtà quasi la metà dei migranti internazionali, e la maggioranza in Europa. Le Nazioni Unite ne tessono l’elogio, definendole «catalizzatrici del cambiamento», in quanto promotrici di progressi sociali, culturali e politici nelle loro famiglie e comunità. Promuovere cambiamento e produrre progresso è un percorso che richiede un supplemento di energie perché si tratta di trovare una soluzione alla tensione generata dalle differenze che chi migra vive in prima persona. Per farlo occorre attrezzarsi. Di che cosa? Ho cercato di comprenderlo dialogando con alcune delle tante donne migranti a cui la Caritas ha dato accoglienza facendosi per un tratto della loro vita compagna di viaggio.

Leggi tutto

San Giuseppe patrono maschio e laico

di: Don Dino Barberis, direttore La Gazzetta d’Asti

La Santa Famiglia sembra funzionare al contrario delle altre famiglie. Ci sono voluti secoli per comprendere la dignità dei bambini e ancora oggi, a causa dei femminicidi, non si è ancora recuperata in pieno quella della donna. Invece la Santa Famiglia è stata venerata innanzitutto per il bambino, poi per la donna. Ora molto lentamente si sta recuperando l’uomo, San Giuseppe, il tentativo di recupero è ora facilitato dall’anno speciale in suo onore che entra nel vivo proprio oggi, solennità del santo.

Leggi tutto

C'è un albero dentro di me

di: Nazim Hikmet

GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA 21 marzo 2021 - La poesia non fa che dare un’esistenza immortale alla vita. (Cesare Pavvese)

 

C’è un albero dentro di me

trapiantato dal sole

le sue foglie oscillano come pesci di fuoco

e le sue foglie cantano come usignoli.

 

Leggi tutto

Caro signor Crusoe

di: Jamaica Kincaid

James Joyce ha definito Robinson Crusoe come Il vero simbolo della conquista britannica, prototipo del colono britannico, come Venerdì (il fido selvaggio, che arriva in un giorno sfortunato) è il simbolo delle razze sottomesse. Tutto lo spirito anglosassone è in Crusoe: l’indipendenza virile; la crudeltà inconscia; la persistenza; l’intelligenza lenta ma efficiente; l’apatia sessuale; la religiosità pratica ed equilibrata; la taciturnità calcolatrice. La scrittrice antiguo-barbudana indirizza una lettera al simbolo Crusoe.

Caro signor Crusoe, ti prego di restare a casa. Non c’è bisogno di questo stratagemma, andare a fare un viaggio di commercio in cui il più delle volte la merce che scambiate è gente come me, Venerdì. Non c’è alcun bisogno di lasciare il tuo bel letto e la tua bella moglie e i tuoi bei figli (tutto è sempre bello intorno a te, tranne te stesso) e saltare su una nave che sta per naufragare in una tempesta di notte (le tempeste amano il buio) e tutti (non il gatto, non il cane) si perdono in mare tranne te fortunato e per-niente-gentile, e sei vicino a un’isola che vedi alla prima luce del giorno e poi la tua vita, la tua vera vita, comincia. Quella vita in Europa era bella, solo bella; questa vita che vedi per la prima volta alle prime luci dell’alba è l’inizio della tua nuova nascita, il tuo nuovo inizio, il modo in cui conoscerai te stesso – non il ladro connivente e delirante che sei veramente, ma chi credi di essere veramente, un uomo virtuoso che può sopravvivere tutto solo nel mondo di una piccola isola dimenticata da Dio. Tutto bene, ma perché non hai vissuto la tua vita in questo posto, perché hai sentito il bisogno di introdurre me, Venerdì, in questo falso racconto delle tue virtù e del tuo istinto di sopravvivenza? Continua a dirti che la geografia è storia e che quindi fa la storia, non che la geografia è l’incubo che la storia racconta.

Leggi tutto

Io e il PCI

di: Laurana Lajolo

Nell’ultimo mese, in occasione del centesimo anniversario della fondazione del PCI, sono usciti libri, testimonianze e commenti sulla storia del partito comunista e sul suo ruolo nella storia italiana, che mi hanno fatto ripensare alla mia esperienza politica. Che cosa è rimasto nel mio modo di pensare e di agire? Certamente l’attenzione per quello che accade nel mondo, per i movimenti di liberazione e le guerre, per le battaglie per i diritti, per i cambiamenti in atto e prevedibili.

Leggi tutto

Cominciò con un incontro fortuito

di: Enzo Barnabà

Mi trovavo a Catania dove avevo sentito parlare favorevolmente del “Giorno della civetta” pubblicato da uno scrittore siciliano del quale ignoravo l’esistenza: Leonardo Sciascia. Acquistai il romanzo e mi recai alla stazione dove presi il treno per tornare a casa. Nel vagone, proprio di fronte a me, trovai una coppia sulla quarantina. Tirai fuori il volume e mi immersi nella lettura. Voltando una pagina, mi accorsi che la signora indicava al marito il libro che stavo leggendo, ricevendone un silenzioso sguardo d’intesa. Avrei potuto attaccare bottone, ma non volli interrompere il fluire di una narrazione che mi avvinceva. Sceso dal treno, diedi un’occhiata alla quarta di copertina e vi trovai la foto dell’autore. Non credetti ai miei occhi: era proprio quel signore seduto davanti a me.

Leggi tutto

Vinchio che non c'è più

di: Domenico Bussi, giornalista

La notte della luna

Nell'eterno disordine sulla scrivania giaceva, tra le altre cose, un libro di mio figlio. Un testo di storia che chissà perché ho deciso di sfogliare, forse per scoprire se anche questa materia scolastica fosse per caso mutata, almeno nella maniera di esporla, dai tempi in cui l'avevo, diciamo, studiata anch'io. Così era infatti già successo per la geografia, ed i mutamenti riguardo a questa erano stati sostanziali, e per ben due volte. La prima quando, io ragazzo, mio papà studente degli anni 30, sfogliò i miei libri di scuola e giunto all'atlante pronunciò alcune parole che mi rimasero impresse: “Ricordo tutto, tranne la geografia politica dell'Africa che non riconosco più”. A me è successa la medesima cosa con mio figlio, ma in maniera speculare però, dato che “Carlo” non era più l'anziano bensì il giovane, ed il continente in questione era l'Europa, la vecchia Europa.

Leggi tutto

La guerra di Piero: Rimbaud e De Andrè

di: Roberto Vecchioni a Lezioni di volo e di atterraggio

Nel suo ultimo libro Lezioni di volo e di atterraggio (Einaudi) Vecchioni parla delle canzoni di Fabrizio De Andrè, o meglio ne fa parlare da un personaggio del libro il prof, Leonard Battaille, che l’autore incontra in un bar vicino al Liceo milanese dove insegna durante la sua “ora buca”.

“C’incontrammo una settimana dopo, stessa ora stesso tavolino.

- Devo scusarmi con lei, - esordì Bataille, - l’altra volta l’ho trattata proprio male, sa.

- Mi ha trattato male? – disse alzando i sopraccigli.

Leggi tutto

Il sole nero

di: Gianni Rodari

La mia bambina

ha disegnato

un sole nero, di carbone,

appena circondato

di qualche raggio arancione.

Ho mostrato il disegno a un dottore.

Ha scosso la testa. Ha detto:

-La poverina, sospetto,

è tormentata da un triste pensiero,

che le fa vedere tutto nero.

Nel caso migliore ha un 

difetto di vista:

la porti da un oculista.

 

Così il medico disse:

io morivo di paura.

Ma poi guardando meglio in fondo al foglio

Vidi che c’era scritto in piccolo “L’eclisse”.

Da “Il libro degli errori”

 

KHALIL GIBRAN

Nulla impedirà al sole di sorgere ancora,

nemmeno la notte più buia.

Perché oltre la nera cortina della notte 

c'è un'alba che ci aspetta.”

 

Siamo nel periodo del sole nero della pandemia, che dobbiamo attraversare con grande senso di responsabilità individuale e collettiva, attendendo con pazienza e progettando qualcosa di nuovo.

Per Carla Nespolo, Presidente nazionale ANPI

di: Laurana Lajolo

Ho conosciuto Carla Nespolo molti anni fa: eravamo due giovani assessore, io al Comune di Asti e lei al Comune di Alessandria, dello stesso partito. Ci siamo incontrate la prima volta per impostare una nuova Università, quella che diventerà l’Università del Piemonte orientale. Un anno dopo Carla è stata eletta alla Camera dei Deputati e si è occupata prevalentemente di scuola e del suo territorio. Diventata senatrice ha sostenuto con determinazione la protesta per l’inquinamento del fiume Bormida, seguendo l’iter del risanamento fino alla conclusione positiva. Al Senato si è impegnata in particolare per riconoscere pieni diritti alle donne. Poi ha avuto un incarico legislativo nell’ufficio della vicepresidente del Senato e in quella veste ha agevolato il mio lavoro all’Istituto nazionale per la storia del movimento operaio presso il Ministero P.I..

Leggi tutto

Il museo del racconto

di: redazione

A Paraloup di Rittana in Valle Stura, dove si è formata la prima banda partigiana Italia libera di Duccio Galimberti, Livio Bianco e Nuto Revelli, si è aperto il Museo del racconto, una proposta multimediale interattiva che racconta  con documenti sonori e filmati il luogo teatro della grande storia e della vita contadina. Il Museo è stato ideato dal sociologo Marco Aime che ha ricostruito le modalità del lavoro, dallo storico Walter Cesana che ha raccolto il materiale sulla storia di Rittana, da Mario Cordero, Antonella Tarpino, Marco Revelli, che hanno ricostruito le vicende partigiane e le testimonianze raccolte da Nuto Revelli sul mondo dei vinti e sulla condizione delle donne di Langa, da Fredo Valla e dalla direttrice della Fondazione Revelli di Cuneo Beatrice Verri. Il Museo è stato curato da Andrea Fenoglio.

Leggi tutto

L'amico di Cesare Pavese

di: Laurana Lajolo

Pinolo Scaglione è stato l’amico fraterno di Cesare Pavese fin dall’infanzia a S. Stefano Belbo ed è stato ritratto fedelmente dallo scrittore nel personaggio di Nuto de La luna e i falò, il suo ultimo libro prima del suicidio compiuto il 26 agosto di settant’anni fa.

Sul suo calendario di schede di cartone Pinolo non ha più cambiato quella data, che si può ancora leggere in una stanza del Museo a lui dedicato “La Casa di Nuto” alla piana del Salto di S. Stefano Belbo. In quella stanza, annessa al suo laboratorio di falegnameria, Pinolo Scaglione ha ricevuto molti studiosi e appassionati dei libri di Cesare Pavese e ha raccontato il suo legame con l’amico. La sua famiglia era in relazione con la famiglia Pavese quando questa abitava a S. Stefano e anche quando si era trasferita a Torino.

Ogni volta che Cesare tornava al paese andava nella falegnameria di Pinolo, che, come si legge nel romanzo, “faceva le bigonce per tutta la Valle Belbo”. Gli piaceva parlare con l’amico che gli raccontava le storie del paese e le tradizioni, che lui poi interpretava letterariamente, portando nella grande letteratura del ‘900 la cultura popolare langarola.

Leggi tutto

Le contraddizioni di Cesare Pavese hanno ancora tanto da dire a settanta anni dal suicido

di: Goffredo Fofi, critico

Cesare Pavese si uccise in un albergo di Torino, a due passi dalla stazione di Porta Nuova, il 27 agosto 1950. Sono passati settant’anni, fra tre mesi scadranno i diritti sulla sua opera e la casa editrice di cui fu uno dei creatori, l’Einaudi, ha pensato bene di riproporre in più volumi l’integrale o quasi. Facendola introdurre a scrittori e scrittrici di oggi, che a dire il vero non reggono il confronto con lui e con la straordinaria generazione di cui fu uno dei nomi di punta e – proprio dalla redazione dell’Einaudi, insieme a Vittorini e al più giovane Calvino – uno dei primi sponsor. Era prevedibile che molti editori si sarebbero preparati all’evento, ma l’Einaudi aveva la possibilità e ha avuto l’astuzia di arrivare per prima.

Il suicidio di Pavese ebbe un’eco oggi impensabile, quasi paragonabile alla tragedia torinese di Superga, l’aereo che il 4 maggio 1949 si schiantò con a bordo l’intera squadra del Grande Torino. Colpì anche i non lettori, nonostante fossimo ancora un paese di analfabeti. E fece di Pavese un mito tra tanti giovani degli anni cinquanta e sessanta per l’inquietudine e la ricerca dai tratti anche adolescenziali, essenziali, che lo scrittore aveva espresso nella sua vicenda umana e culturale.

Una delle rare cose che non mi sento di perdonargli è la famosa risposta che dette a un giornalista straniero che gli chiedeva chi fosse il miglior narratore italiano del dopoguerra: Vittorio De Sica, disse, e con tutta l’ammirazione per l’autore di Sciuscià e Ladri di biciclette, dimenticando peraltro Roberto Rossellini (il più grande e il più nuovo) e Luchino Visconti e Alberto Lattuada, be’, l’elenco dei grandi scrittori di allora è ben più vasto e vario e profondo di quello dei registi… E ben più varie le proposte della letteratura di quelle del cinema neorealista e delle sue nuove, pur importanti, convenzioni.

Leggi tutto

Coso

di: Gianfranco Mirorglio

Pubblichiamo la prefazione del prossimo libro di Gianfranco Miroglio “Vie di fuga”, per gentile concessione dell’autore.

Primavera 2020

All’inizio mi sono costretto a sperare che fosse per noi una piccola storia con radici anche troppo lontane e con due cinesi per caso in un albergo di Roma. Poi l’illusione, via-via più fragile, che a rappresentare tristezza e sconcerto fosse, in fondo, soltanto la troupe affiatata di badanti dell’est condannate alla deriva nei parchi per vigilare come automi su tricicli, carrozzine e sedie a rotelle. Tutte vuote.

Ora invece resisto e mi perdo nelle anse di un tempo che sembra non dover smettere più proprio mentre i miei giorni, le mie settimane non durano niente. Scoprirmi scosso dentro, ma immobile, ansimare e tremare un poco di nervi nell’algida bellezza di notti letteralmente irripetibili, sciocco e solo, improvvisamente e totalmente ingabbiato da stupendi reticolati di stelle o dalle bave luminose di una grande luna chiara, quasi indecente, tradito da passaggi veloci e sospetti di nubi.  Buio e poi buio. Guardarmi intorno verso ogni forma e ogni sfumatura di scuro, verso gli ostacoli che mi invento per poterci spingere contro la gioia avvizzita degli occhi. O la supponenza immortale dei giovani, o la balbuzie di cuore dei vecchi. Prima di chiuderli.

Mentre nello strano silenzio che non aiuta ma impedisce il pensiero – e con lui il piacere -  mi lega nei gesti lo stupore per come si sia rarefatta e conservi l’arsura del vetro perfino l’aria che sto respirando.

Leggi tutto

La prigione

di: Domenico Quirico

Il giornalista Domenico Quirico, anche lui vittima di un drammatico sequestro, descrive i luoghi della prigionia di Silvia Romano

Amnyar l’ha rapita con un raid di un gruppo di guerriglieri-pirati creato nel 2012 per mettere a segno operazioni nel Paese vicino. Lo schema è quello classico del terrorismo militare: creare nuovi fronti di instabilità, trascinare nel baratro il Kenya con attacchi suicidi, imboscare mine sulle strade. Il sequestro.

Leggi tutto

L’aldila’ per Ciappelletto

di: Matteo Chiarlo Liceo Scientifico 3D Nizza Monferrato

E poi si tacque.

Panfilo riprese quindi fiato per poi continuare il suo narrare.

Ciappelletto si risvegliò dal suo sonno mortale in una distesa bianca. Il nulla lo circondava e una sensazione di sconforto lo vinse. A un tratto vide una figura avvicinarsi: era alta, possente e alata. Ciappelletto subito si alzò dal suo distendersi ed esclamò:

<< Vai indietro se non vuoi fare una brutta fine! Io sono Ser Ciappelletto, incubo di centinaia di anime assassinate.>>

Leggi tutto

Cari ragazze e ragazzi, lettera del prof. Paolo Maccario IPSIA Castigliano Asti

di: prof. Paolo Maccario IPSIA Castigliano Asti

Cari ragazze e ragazzi,

in questi giorni “strani”, in cui l’emergenza sanitaria legata al nuovo coronavirus ha comportato la chiusura delle scuole, penso che anche voi iniziate a sentire la mancanza dei ritmi e della socializzazione che quotidianamente viviamo tra i banchi. In un certo senso, la situazione che stiamo affrontando sta tracciando nuovi confini tra le persone. Alcuni sono dettati da criteri di ragionevole prudenza (distanze di sicurezza, niente abbracci e strette di mano, evitare luoghi sovraffollati), altri invece sono disegnati dalla mano della paura che spinge molte persone a temere il prossimo e a considerare l’“altro” come un possibile “untore”.

All’inizio di questa vicenda il confine divideva “noi” italiani dai cinesi e ha assunto la forma della discriminazione più becera, in alcuni casi violenta. Poi il virus, incurante delle nostre frontiere, ha deciso di manifestarsi anche tra “noi” italiani che siamo così diventati, agli occhi di molti paesi del mondo, l’“altro” da additare e tenere a debita distanza… A breve saranno forse i francesi, i tedeschi o gli spagnoli a trovarsi in un’analoga posizione, ma in questo caso l’antico adagio “mal comune, mezzo gaudio” non ci sarà di consolazione, poiché i confini che si trasformano in muri rappresentano sempre una sconfitta della ragione e del cuore

Leggi tutto

Antonio Ligabue

di: Davide Lajolo

Elio Germano interpreta il film di Giorgio Diritti “Volevo nascondermi” sul pittore naif Antonio Ligabue. Lo scrittore Davide Lajolo, amico di molti pittori lo ha incontrato con lo scrittore Cesare Zavattini e lo scultore Marino Mazzacurati nel paese di Gualtieri dove abitava e ne ha descritto i modi e i pensieri nel suo ultimo libro Gli uomini dell’arcobaleno.

 

Gianni Brera, scrittore, giornalista sportivo estroso come un artista (ama pittori e scultori perché sa capirli, criticarli, esaltarli), ha sempre sulla penna la parola “padania” e Milano ne è il centro, anche se il Po gli ha mandato soltanto i suoi affluenti. Milano, per il raccordo tra la sua provincia, quella di Pavia e quella di Piacenza, diventa nell'involucro della parola “padania” un polmone.

Basta uscire fuori dalla periferia per sentire il muggito delle mucche a fare da contraltare allo stridore degli ingranaggi sempre più perfetti delle fabbriche di Milano.

Così, ogni tanto era liberatorio, prima che inventassero l’autostrada del Sole per uscire fuori Milano, infilare la via Emilia che si snodava incurvandosi ad ogni paese, giù, giù oltre Lodi, oltre Piacenza, toccare Parma elegante e parigina e poi tutta campagna fino a Reggio, tutto verde, con i gelsi ancora a scorta delle strade e il granoturco giallo nelle pannocchie ammonticchiate come costruzioni simboliche iridescenti sotto il sole.

A Milano per andare in Emilia, in anni lontani, erano venuti a prendermi Mazzacurati e Zavattini, vecchi amici che s'erano lasciati incastrare da Roma, ma ad entrambi era rimasto a germinare nel sangue il sole della “padania”, l’arguzia, il gusto del pane e del salame, il sentimento della terra, il vento dei pioppeti, l'oro dei bozzoli dei bachi da seta, il dilagare delle acque infuriate del Po, il canto rauco delle rane e lo stridio scintillante dei grilli sulla distesa infinita dei prati.

Avevano scoperto un personaggio irripetibile: il pittore Ligabue e volevano che anch’io lo conoscessi. Zavattini sosteneva sempre che in ogni uomo c’è uno sprazzo di poesia - ognuno la esprime con un suo linguaggio, ma in ognuno, ogni tanto, scoppiano lampi di genio. Ligabue era questo e un po’ più di questo.

Leggi tutto

Angela Davis donna, nera, comunista

di: Laurana Lajolo

Angela Davis è una mia coetanea e ho manifestato per la sua liberazione nel 1970, quando è stata arrestata dall'FBI con un’accusa che prevedeva la pena di morte. Ricostruisco qui il processo e il suo percorso politico.

Angela Davis e Black Panther Party  

A metà degli anni il tema della liberazione dai condizionamenti psicologici della schiavitù e della nuova consapevolezza del nero come essere umano, trattato nei romanzi e nelle ricerche di sociologi e psicologi, diventa il nucleo fondante dei nuovi movimenti rivoluzionari neri americani. Seguendo gli insegnamenti di Malcolm X, Bobby Seale e Huey P. Newton fonda no nel 1966 in West Oakland (California),  Black Panther Party For Self Defense (“Pantere Nere”), teorizzando la rivolta armata degli afroamericani. Il partito fornisce assistenza e istruzione ai neri poveri e emarginati dei ghetti, succubi dell’eroina dilagante, della criminalità, della corruzione, di un degrado sociale e culturale senza opportunità sociali.

Il Black Panther Party intende estendere la lotta a tutti i lavoratori oppressi dal capitalismo, siano essi bianchi e neri. I punti programmatici, ispirati alla concezione marxista, sono lo sfruttamento economico  alla radice di tutte le forme di oppressione negli Usa e nel mondo e la necessità di abolire il capitalismo internazionale come precondizione della giustizia. Nel 1967 un piccolo gruppo, guidato da Seale, in una manifestazione a Sacramento in California, rivendica anche l’uso delle armi per combattere la brutalità della polizia appellandosi al II Emendamento della Costituzione.

Leggi tutto

Il mio presepe immaginario

di: Laurana Lajolo

Ho fatto un presepe immaginario.

Le statuine principali sono africane, a loro protezione il pastore piemontese Gelindo. Ho messo accanto al bambinello anche un’ape, perché se viene annientata quella specie, si estingue il genere umano; una farfalla come segno della continua trasformazione e della bellezza leggera; una lucertola figlia della calura estiva.

Ho sostituito i ricchi re Magi con una fila di giovani, che offrono aria pulita e amore contro l’odio, e di donne e uomini con le braccia incrociate che chiedono lavoro e solidarietà. Li segue un figurante come filosofo che racchiude tra le sue mani la saggezza e la conoscenza. Un cane e un gatto sono i miei amici sensitivi di sempre.

Leggi tutto

Passepartout en hiver

di: Biblioteca G. Faletti di Asti

Torna Passepartout en hiver – Conversazioni d’inverno, il ciclo di incontri promossi dalla Biblioteca e dalla CNA Artisti di Asti, che si terrà dal 12 gennaio al 15 marzo tutte le domeniche alle ore 17 in Sala Colonne.

1) domenica 12 gennaio con Simone Vaccaro, Francesco Bellè ed Edoardo Mancini con “L’oscuro compagno. Il mostro dalla mitologia al Pokèmon”.

2) 19 gennaio sarà la volta di Antonio Pellegrini e Alexander Macinante con “Italian Rhapsody: l’avventura dei Queen in Italia”, mentre

3) 26 gennaio Arancia Boffa parlerà di “Sant’Anastasio tra età romana e medioevo”.

4) 2 febbraio Antonio Borgia affronterà il tema “Donne di mafia”.

5) 9 febbraio da Giorgio Bricchi per “Divagazioni semiserie  di un appassionato d’opera”

6) 16 febbraio da Simona Milanesi con “Alimentazione: falsi miti e inganni del marketing”. 

Leggi tutto

Le letture di Francesco Visconti

di: redazione

Da lunedì 18 novembre alle 18,30 in Sala Pastrone tornano le Letture del Lunedì con protagonista l'attore Francesco Visconti. Per festeggiare la tredicesima edizione, si è scelto per il ciclo di 12 incontri l'azzeccato titolo "Scaramanzie".

Racconta Visconti: "Incredibilmente giunti alla tredicesima edizione dei nostri amatissimi incontri, non possiamo evitare una profonda riflessione: ma il numero 13 porterà male? O è invece il 17? Da secoli le opinioni in proposito sono discordanti. Nel dubbio intitoliamo con una parola che speriamo ci metta al riparo da sgradevoli imprevisti. Il tema resterà comunque libero, come per lo scorso anno, che ci ha dimostrato come la scelta di proporre via via brani ed argomenti che ci stanno particolarmente a cuore sia stata vincente.

Leggi tutto

Premio Cesare Pavese 2019

di: redazione

a Susanna Basso, Giuseppe Patota, Elisabetta Sgarbi

Sabato 26 e domenica 27 ottobre 2019
Santo Stefano Belbo (Cn)

Sabato 26 ottobre 2019, Fondazione Cesare Pavese
Ore 16, presentazione del libro Cesare Pavese. La storia di un Premio
Ore 17, incontro Letteratura e scienza: la nuova frontiera delle due culture
Ore 21.30 Concerto
 del Quintetto dell'opera di Milano

Domenica 27 ottobre 2019, Fondazione Cesare Pavese
Ore 10, incontro con il pubblico e cerimonia di premiazione dei vincitori

La traduttrice Susanna Basso, il linguista Giuseppe Patota e l’editrice Elisabetta Sgarbi sono i vincitori della 36ma edizione del Premio Cesare Pavese 2019 Organizzato a partire da quest’anno dalla Fondazione Cesare Pavese a Santo Stefano Belbo. il riconoscimento, che sarà consegnato il 27 ottobre alle ore 10 nella sede della Fondazione, è stato deciso dalla giuria composta Gian Arturo FerrariClaudio MarazziniGiulia BoringhieriAlberto Sinigaglia e Pierluigi Vaccaneo

Le nuove sezioni del Premio sono dedicate all’editoria e alla traduzione, che vanno ad arricchire quelle dedicate alla saggistica e alla narrativa, (quest’ultimo verrà consegnato nell’edizione 2020). Modera la premiazione la giornalista Chiara Buratti.

Il Premio per la nuova sezione Editoria sarà consegnato a Elisabetta Sgarbi, editrice, direttrice artistica del Festival La Milanesiana, da lei stessa ideato, e regista cinematografica. Per venticinque anni in Bompiani, dove è stata direttore editoriale, nel 2015 fonda la casa editrice La Nave di Teseo, di cui è direttore generale e direttore editoriale

Susanna Basso è la vincitrice della sezione Traduzione. Ha tradotto Ian McEwan, Alice Munro, Paul Auster, Julian Barnes, Elizabeth Strout, Martin Amis, Kazuo Ishiguro e Jane Austen, di cui sta traducendo l’opera completa. Dal 1987 collabora con la casa editrice Einaudi. 

Leggi tutto

  • 1
  • 2

 


© 2018-2022 ADL culture On-line

Autorizzazione del Tribunale di Asti n. 4/2018

logoADL
Associazione Davide Lajolo ODV - via Alta Luparia, 5 - 14040 Vinchio (AT) - P.IVA. 91006490055


Contattaci: redazione@adlculture.it

 

adlculture.it rimane a disposizione dei titolari di copyright che non è riuscita a raggiungere.