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La nuova figura dell'Assistente Personale

Il primo e più importante ausilio di cui le persone con disabilità necessitano per la loro libertà ed autodeterminazione, per uscire dalla condizione di subalternità è indubbiamente l’Assistente Personale. Questa figura rappresenta la condizione senza la quale è oggettivamente impossibile realizzare l’uguaglianza dei diritti e, grazie alla quale, istituti, comunità, case famiglia e, spesso, anche la “segregazione domestica” diventano inutili. L’Assistente Personale è quell’indispensabile figura che permette alle persone disabili di svolgere tutte quelle funzioni che l’handicap di cui sono affette impedisce loro di svolgere in forma autonoma. Sia che si tratti di disabilità motoria, intellettiva o sensoriale l’Assistente Personale deve essere visto come un vero e proprio “prolungamento” che svolge la precipua funzione di provvedere allo svolgimento di tutte quelle azioni e attività che rappresentano la volontà del soggetto disabile con il necessario ed indispensabile senso di responsabilità e coscienza che il ruolo impone.

Essa è una figura professionale nettamente diversa da quella che è oggi l’assistente domiciliare, sia in considerazione della formazione che per i metodi di assunzione e di gestione del contratto. Sono persone che devono conoscere e rispettare i principi della Vita Indipendente, tutelate da contratti dignitosi ed equi, assunte in forma diretta oppure consociata dalle persone con disabilità e formate dagli stessi soggetti a svolgere le funzioni pattuite da queste ultime.

L’assunzione di questa figura professionale comporta la necessità di disporre di risorse economiche congrue per il pagamento dello stipendio e della 13ª mensilità, dei contributi previdenziali e dell’assicurazione lavorativa, dell’accantonamento del TFR, del vitto e dell’alloggio nel caso si necessiti di una assistenza nell’arco delle 24 ore. Occorre poi provvedere alla programmazione delle sostituzioni per i periodi di ferie e le eventuali assenze per malattia con le stesse modalità di contrattualizzazione. Alcune realtà territoriali propongono progetti con disponibilità economiche di 200/400/600 € mensili di contributo per l’assistenza personale rendendo, di fatto, inattuabile ogni possibilità di autonomia e indipendenza anche solo per poche ore alla settimana.

Risorse economiche inadeguate alle oggettive esigenze non comportano solo l’inattualità dei progetti, ma snaturano totalmente l’intenzione del legislatore e i principi che ispirano la filosofia dei modelli di Vita Indipendente.

Il contributo per l’assunzione dell’Assistente Personale è condizionato all’indispensabile coinvolgimento del disabile nelle dinamiche del mondo del lavoro, dello studio e della formazione professionale, del coinvolgimento nell’ambito di attività di volontariato e impegno civile nella società.

L’aspetto lavorativo non deve essere considerato unicamente nella sua funzione di integrazione del soggetto disabile nell’ambito di un contesto di socialità, bensì come la reale condizione di svolgere l’attività lavorativa, in funzione delle proprie capacità residue, per poter fruire di un reddito proporzionato e utile al mantenimento della propria persona e dell’eventuale nucleo familiare che si sceglie di instaurare.

Si passa da una forma di puro assistenzialismo ad una condizione dove lo Stato si adopera con tutti gli strumenti necessari e in sinergia con tutti i servizi che dispone al fine di permettere alla persona disabile di svolgere un ruolo attivo per il proprio sostentamento economico, della sua famiglia e per il progresso della società in cui vive.

Le principali criticità che si riscontrano su tutto il territorio nazionale sono la mancanza di un quadro normativo preciso a livello nazionale per la progettazione dei modelli di Vita Indipendente che non si limiti semplicemente a delineare le Linee Guida, la grave disomogeneità nell’interpretazione da parte dei Comuni e/o dei Consorzi Socio-Sanitari per la realizzazione dei regolamenti utili all’accesso ai progetti di Vita Indipendente e il complesso sistema per il finanziamento dei progetti.

Una nuova legge sulla disabilità in Italia:
un diritto di uguaglianza
Studio a cura di Marco Castaldo
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