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Le mafie in Piemonte. Il richiamo del Procuratore Generale Francesco Saluzzo

di: redazione

Il pericolo delle mafie

Il Procuratore Generale del Distretto giudiziario del Piemonte e Valle d’Aosta ha espresso la sua forte preoccupazione sul dilagare delle mafie in Piemonte, partendo da una domanda: «Ma si parla ancora delle mafie? E’ un problema ancora “sentito”, percepito nei suoi esatti termini e contorni? O, invece, come a me pare, è scesa una “cortina” opaca e nebbiosa sulla presenza, pervasività e sempre maggior forza economica e di penetrazione finanziaria, proprio ora che si debbono investire i fondi del PNRR e realizzare opere, infrastrutture, servizi, ovviamente al di fuori del mondo degli “addetti ai lavori».

Il Procuratore Generale ha espresso la forte preoccupazione: «Qualche raro giornalista fa sentire una voce costante sui rischi, rievocando anche fatti passati, ma con protagonisti sempre attuali, e organizzazioni particolarmente impegnate conducono una campagna di informazione, sensibilizzazione. Ma l’impressione è che sia calata uno schermo e vi sia un silenzio assordante o, quanto meno, indifferenza. La storia insegna che molti popoli la cui coscienza si era “addormentata” si sono risvegliati in una realtà molto diversa, nella quale avevano perso molto, in termini di libertà, regole sociali, nuovi padroni. Non vorrei che la disattenzione ci conducesse a spiagge pericolose».

Saluzzo ha affrontato anche il tema dell’ergastolo ostativo, una particolare tipologia di pena per cui non sono previsti benefici derivanti dalla buona condotta per i reati più gravi dell’ordinamento giuridico italiano, quali: associazione di tipo mafioso, su cui si è aperta una discussione che ne chiede la modifica con la liberazione condizionale. Sul tema si è espressa la Corte Costituzionale che rimanda al Parlamento le decisioni in merito, dando un anno di tempo per legiferare.

Secondo il Procuratore generale chiedere la modifica dell’ergastolo ostativo aiuta “le pulsioni volte ad indebolire e annacquare il cosiddetto “ergastolo ostativo, nonostante le parole chiare della Corte costituzionale, ed il regime dettato dall’art. 41 bis dell’ordinamento penitenziario. Mi paiono un segnale non rassicurante. Evidentemente, qualcuno ritiene che il pericolo delle mafie, ed anche il vulnus che esse portano allo Stato, possa ritenersi scemato in termini quantitativi e qualitativi. Non è così e vicende recenti lo dimostrano».

I tempi della giustizia

Nella sua relazione Il Procuratore Generale Francesco Saluzzo ha parlato anche dei tempi della giustizia: «Dopo il go and stop dell’anno 2020, la Corte ha ripreso un ritmo molto serrato di celebrazione dei processi e di fissazione delle udienze. Che si dovrebbe, però, accompagnare ad una maggiore e migliore selezione dei processi, in modo da evitare la celebrazione di processi per fatti di poco momento e privilegiare, invece, quelli per fatti gravi, soprattutto in materia di criminalità economica e di reati contro la persona, violenze sessuali e violenze familiari o in ambito relazionale.

Ed ancora nella materia della sicurezza sul lavoro e degli infortuni in quell’ambito, la Corte, anche in vista dell’efficacia delle norme sulla improcedibilità, ha impresso quel ritmo del quale ho detto, pur se non vi sarà incremento di lavoro e di produttività che tenga per scongiurare il pericolo della “ghigliottina” introdotta con la legge 134/2021 e che si applicherà ai procedimenti per i fatti di reato commessi a far data dal 1° gennaio 2020».

Tags: Parlamento, giustizia, mafie

 


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