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Emergenza al campo rom di Asti

di: redazione

Lunga e triste vicenda quella del campo rom di via Guerra, dove vivono più di settanta persone in condizioni estreme e dove, quasi ogni notte, scoppia un incendio o dentro o nelle vicinanze del campo. Ultimamente anche un maxi incendio ha impegnato i vigili del fuoco per 24 ore.

Le condizioni di vita sono diventate molto precarie anche per l’igiene pubblica. E’ da tanto tempo che il campo è un problema serio per il quale l’Amministrazione comunale fa comunicati e dichiarazioni ma non trova (o non cerca?) soluzioni.

Recentemente sulla pagina di Asti de La Stampa è intervenuto in prima persona il Prefetto Claudio Ventrice, che, arrivato ad Asti da due mesi, ha fatto un sopralluogo con il questore e ha trovato situazioni igienico-sanitarie disastrose: “Oltre al questore e ai comandanti delle forze dell’ordine, ho voluto che fossero presenti il sindaco Rasero e i funzionari dell’ASL. Questi ultimi ci hanno confermato che la situazione sanitaria è pericolosa. Potrebbe scoppiare un’epidemia con gravi danni alla salute dei residenti. E ho ribadito al sindaco quali fossero i suoi doveri di autorità sanitaria”. Il sindaco è infatti responsabile della sanità pubblica, come abbiamo imparato durante la pandemia del Covid.

E’ quindi interesse ineludibile dell’Amministrazione sgomberare temporaneamente il campo, trovando collocazioni accettabili ai 75 residenti, per risanare l’area e ricollocare in modo dignitoso le famiglie.

La proposta del Comune di Asti di trasferire i nomadi nella hub della Croce rossa di Castello d’Annone non è stata accettata dalle autorità competenti. L’Amministrazione è tenuta, dunque, a trovare soluzioni sul proprio territorio e le spese dell’intervento che va fatto al più presto. Assessori, che si dichiarano “del fare” di prima e di oggi, non hanno saputo fare fronte a una situazione pregressa lasciandola diventare sempre più grave. Ormai il tempo della dilazione degli interventi sembra scaduto, a detta dello stesso Prefetto.

Tags: Maurizio Rasero sindaco, salute pubblica, campo nomadi

 


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