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La guerra russo-americana

di: redazione

L’ultimo numero di Limes, la rivista di geopolitica diretta da Lucio Caracciolo, ha come titolo La guerra russo-americana e colloca la guerra in Ucraina nella dimensione strategica del conflitto tra Mosca e Washington con saggi di autorevoli autori russi e occidentali.

L’Italia è stato il primo Paese a fare una road map della pace, discussa con francesi, tedeschi e americani, finora con scarsi risultati pratici, ma che ha permesso al nostro Paese di assumere un ruolo nel quadro internazionale, mentre l’Europa non riesce ad esercitare un ruolo sufficientemente incisivo. Eppure ci sarebbe fretta di arrivare alla trattativa per l’avanzata russa e perché, scrive Limes, lo Stato ucraino è tecnicamente fallito ed è, quindi, urgente per Kiev aprire la prospettiva della ricostruzione, per la quale la nostra Confindustria ha già preso contatti nella capitale ucraina. 

L’unico che sembra tenere i contatti e le trattative, almeno per quanto riguarda il trasporto del grano, è Erdogan, autocrate che non rispetta i diritti degli oppositori e che usa i rifugiati siriani nel suo territorio come temibile strumento di pressione sugli europei, minacciando di riaprire i flussi.

Lucio Caracciolo, prevedendo una tregua lunga, perché la pace è ancora molto difficile, auspica che si possa intrecciare un cammino virtuoso tra economia e diplomazia con lo scopo che l’Ucraina rimanga un soggetto neutrale ancorato all’Occidente, anche se, probabilmente, il suo governo dovrà accettare, al di là delle dichiarazioni ufficiali, l’amputazione di un quarto del suo territorio.

Il presidente ucraino continua a chiedere ulteriori aiuti economici e militari, esaltando una possibile riconquista dei territori occupati dai russi, ma nelle opinioni pubbliche occidentali, annota Caracciolo, serpeggia una certa stanchezza per quella guerra. Per qualche mese ha vinto la narrazione mediatica con una sequenza di orrori per alimentare le emozioni di solidarietà, ma non sono state date reali informazioni sulla complessità del contesto politico e storico del conflitto e sulla sua concreta entità. In Europa sono stati accolti i profughi, ma, nel frattempo, i Paesi devono affrontare i problemi derivati dalle sanzioni imposte alla Russia, che ricadono sull’economia europea e sulla vita quotidiana dei cittadini con l’aumento dei prezzi e con le alternative, non immediate, al gas e al petrolio. Nell’opinione pubblica sta prevalendo l’estraniazione da un conflitto che, in concreto, danneggia anche gli occidentali. E i governi, legati al consenso, non possono non tenerne conto. In Italia ci sono già perplessità nello stesso governo, sempre che ottenga una nuova fiducia parlamentare.

Al recente G20 gli occidentali hanno evitato il ministro degli esteri russo Lavrov, ma non sono questi atti dimostrativi a aiutare la tregua. Per ora, anche se la diplomazia forse continua a lavorare, la situazione sembra per ora senza sbocco e l’economia europea rischia la recessione.

Questo è un conflitto tra potenze particolarmente grave per l’Europa e per l’Italia, marcato come paese ostile dalla Russia, le cui sorti sono in mano agli Stati Uniti. L’unica strada da intraprendere per la trattativa, conclude Caracciolo, è una triangolazione tra USA, Russia e Ucraina.

Tags: comunità europea, geopolitica, guerra Ucraina

 


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