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La guerra in tv: emozione e non spiegazione

di: redazione

Amedeo Ricucci inviato speciale del Tg1 in molti teatri di guerra sulla rivista on line “Italia libera” conduce un’interessante analisi sul modo di fare i reportages della guerra in Ucraina, un mix fra l’ansiogeno e il lacrimevole, costruito a tavolino per puntare dritto alla pancia e non alla testa del tele-spettatore, per impressionarlo e tenerlo attaccato allo schermo, bombardandolo di notizie ad alzo zero, senza un filtro che le ordini, che ne indichi le priorità e le contestualizzi.

La war television, inventata nel 1991 da Peter Arnett della Cnn sui campi dell’Iraq con i segnali aerei nel cielo e raccontando combattimenti che non si vedevano, nei talk show italiani di oggi viene proposta con un ritmo ossessionante e una girandola di ospiti, quasi sempre gli stessi, che diventano comparse con commenti di poche battute.

In realtà la guerra in Ucraina è prima di tutto sui social senza mediazioni, con incrocio di fakenews e immagini molto emotive dei bombardamenti ma non dei combattimenti sul campo.

I grandi network internazionali stanno coprendo la guerra in Ucraina con la solita sobrietà e competenza, commenta Ricucci, con giornalisti di provata esperienza ed esperti di geopolitica e di strategie militari, con una contestualizzazione geopolitica, che ricolloca questa gravissima crisi internazionale nella sua giusta prospettiva storica.

In Italia prevalgono i conduttori di talk show, che ripropongono gli stessi schemi del racconto della pandemia, insistendo sugli aspetti commoventi per avere share di ascolti.  Non c’è filtro e non si spiega quello che veramente succede, salvo forse nelle trasmissioni condotte da Enrico Mentana sulla 7.

Spesso si danno notizie non di prima mano e così paradossalmente la guerra in diretta diventa meno visibile e comprensibile nelle sue cause e nel suo svolgimento. Gli stessi inviati in Ucraina scarseggiano di servizi filmati.

La tv è quindi costretta ad inglobare il flusso di notizie che si sviluppa in tempo reale sui social media, dove anche i discorsi di Zelenski vengono ad assomigliare a una serie televisiva.

Ricucci prevede, comunque, che ben presto un racconto di questo tipo della guerra produce rapidamente saturazione, come è accaduto per altre guerre come Sarajevo, Siria, Yemen o Afghanistan.

Tags: social media, guerra Ucraina, media tradizionali

 


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