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CILE: La esperanza venciò al miedo

di: Luciano Rizzolari

Il risultato delle elezioni presidenziali in Cile ha consegnato la vittoria del giovane di sinistra, Gabriel Boric, superando con un margine di oltre 11 punti il rappresentante della destra J.Antonio Kast. Santiago, la capitale, ha accolto il giovane di 35 anni come nuovo Presidente del Chile dall’11 marzo 2022, con i cittadini animati dalla speranza che vince la paura: La esperanza venció al miedo.

Non sorprende più che il candidato non provenga da partiti politici tradizionali, organizzati, ma cresce in maniera esponenziale nelle forme della comunicazione contemporanea, e si impone elettoralmente.

Nel 1930, l’idea in Gramsci auspicò Un libro che traesse dalle dottrine marxiste un sistema ordinato di politica attuale del tipo Principe di Machiavelli. L’argomento sarebbe il partito politico, nei suoi rapporti con le classi e con lo Stato: non il partito come categoria sociologica, ma il partito che vuole fondare lo Stato”. Un Moderno Principe”, viene ad essere sostituito il soggetto storico forte: il partito politico.

Esempi del recente passato ci ricordano quanto successe con Bolsonaro, impeachment di Dilma Rousseff, quando l’assenza di una mediazione partitica ebbe come risultato la follia politica in Brasile. L’analoga follia politica si aprì con D. Trump al potere negli USA. Trump, pur appartenendo a un partito politico tradizionale, vinse le elezioni, nonostante il partito repubblicano e contro i mezzi tradizionali della politica di partito.

  1. Antonio Kast non smentisce il nuovo modello di campagna elettorale, ingrossando la lista di personaggi di destra di questo continente, e arriva al termine di una lotta politica elettorale per la presidenza della repubblica cilena, avvalendosi di temi: ordine, disciplina e nazionalismo.

Gabriel Boric, proveniente da una famiglia di miranti croati, nasce a Ponte Arenas nell’estremo sud del Cile, si forma come leader al di fuori dai partiti tradizionali nel movimento studentesco, che prende forma nell’ultimo decennio, e forza nel 2019 a seguito della forte mobilitazione della società civile per chiedere un referendum volto a rivendicare il processo costituente per sostituire la Costituzione di Pinochet ancora in vigore.

La debolezza del sistema democratico del Chile  sta nella mancanza di un soggetto politico forte e compatto. Boric dovrà affrontare subito l’insicurezza economica, contenere i mercati, le cui reazioni nostalgiche in Cile si sono attivate ancor prima dell’insediamento presidenziale con la caduta delle principali azioni della Borsa del Commercio in Santiago.

Agenti di Borsa anticipano che il dollaro USA potrà superare la barriera dei 900 dollari (oggi 1 peso cileno=871,73 $) e prevedono una perdita del 10% della Borsa. Si apre, dunque, una nuova sfida sulla base dell’esperienza storica di come una destra perdente programmi “golpes” con un accerchiamento economico-finanziario, di comunicazione-informazione, di misure internazionali di condanna, relazionate tra di loro, dove non mancheranno il dolore, il sangue e la perdita di ciò che si è ottenuto dopo lunghe battaglie di popolo.

Con questa vittoria di Boric e l’anno prossimo le elezioni in Brasile con Lula candidato alla presidenza, la tiepida presenza di Lopez Obrador in Messico e di Alberto Fernandez in Argentina, in America Latina, si potrebbe aprire una nuova fase democratica di partiti e alleanze progressiste, capaci di frenare le destre degli anni passati, cambiare non solo il colore partitico di chi governa, ma aprire un orizzonte emancipato volto a intraprendere il corso di un futuro politico autoctono, ancorché pieno di incognite, in un Paese con forti debiti da pagare, enormi sacche di povertà, forti gruppi con interessi privilegiati, giovani animati dal cambiamento per un futuro migliore e molte promesse da compiere, all’insegna di “La esperanza venciò al miedo”.

Scheda Boric

Gabriel Boric, 35 anni, avere sconfitto al ballottaggio José Antonio Kast col 55,86% dei voti. José Antonio Kast, 55 anni,  figlio di un immigrato tedesco nazista, è cattolico fervente. Deputato dal 2002, nel 2015 è uscito dalla destra storica e ha fondato il Partito Repubblicano.

Boric, figlio di un ingegnere chimico di origine croata che era militante democristiano, si era già candidato in prima elementare ad essere il rappresentante di classe. Nel 2011 Boric diventò uno dei leader di un movimento studentesco che protestò contro i costi dell’istruzione, dando avvio a un ampio movimento sociale contro il modello economico neoliberista del regime militare ancora mantenuto dai governi democratici. Nel 2019 scoppiò in Cile “l’estallido” (lo scoppio) contro l’economia capitalista e il presidente Pinera inviò contro i manifestanti i militari. La protesta portò all’accordo tra i partiti per l’Assemblea Costituente per redigere una nuova Costituzione, essendo ancora in vigore la legislazione del dittatore Pinochet.  L’accordo fu sottoscritto anche da Boric per il Frente Ampio, che critica “la concentrazione dei partiti per la democrazia” di orientamento di centrosinistra e vuole “trasformare la politica” del sistema al governo.

 L’Assemblea è composta con il criterio della parità di genere e di rappresentanza dei popoli indigeni con la presidente a una donna dell’etnia Mapuche Elisa Loncon

Boric è stato sostenuto nel ballottaggio dai partiti del centrosinistra e dal Partito comunista

Nel suo primo discorso ufficiale ha saluto il popolo in spagnolo e in “mapudungun”, la lingua parlata dai Mapuche, il popolo originario di Cile. «Il mio impegno come presidente sarà di prendermi cura della democrazia. Voglio un governo che renda protagonisti i quartieri e le comunità, perché senza la partecipazione delle persone la democrazia non esiste». Si è impegnato a difendere il progetto della Nuova Costituzione, i diritti umani, l’ambiente, la dignità dei lavoratori e la parità di genere

 


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