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Ricordi gustosi del pranzo afghano

di: Mariarosa Li Causi, Caritas Asti

C’ era aria di festa, di condivisione e di allegria quando sono arrivata domenica 14 nei locali del Foyer delle famiglie. Mi hanno accolto i visi sorridenti, raggianti e soddisfatti delle signore afghane che, con l’organizzazione di una squadra ben rodata, stavano gestendo la cucina.

I piatti per 60 persone erano ancora in fase di preparazione ma non ho scorto nè ansia né preoccupazione bensì la calma e la pace di chi conosce per esperienza il risultato.  Il gruppo di cuoche era composto da sei donne di nazionalità afghana, fuggite da Kabul, madri, figlie e nonne, che vorrei presentarvi: Jamila, Arezo, Shukoira, Adiba, Shakila e Zibulnisa.

Sono ospiti della Caritas diocesana da fine agosto, hanno avuto modo di conoscersi tra loro in questi pochi mesi, instaurando la complicità di chi sa ancora ridere nonostante tutto e cogliere la positività da ogni esperienza. Ciò che le accomuna è la gentilezza e la forza della dolcezza.

Come api operose, con i loro vestiti sgargianti ed eleganti, hanno portato a termine i piatti che hanno il sapore di tradizione. Orgogliose, aiutate dai loro mariti e fratelli, li hanno portati sui tavoli. Da loro usanza, prima di sedersi hanno portato a tavola tutte le portate, dal primo alla frutta. Inizialmente sono rimasta sorpresa ma poi l’ho letto come un gesto di rispetto per chi cucina che così può godersi l’intero pranzo senza più alzarsi.  


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Abbiamo iniziato l’esperienza con un piatto tradizionale afghano, il Kabulì Palaw, che viene preparato in occasione delle festività e simboleggia la fratellanza e l’amicizia dato che viene consumato in compagnia. E’composto da riso basmati cotto con la preparazione tipica del medio oriente, carne di agnello, carote, cipolle e aglio, mandorle, uvetta e una miscela di spezie. Questo piatto è un tripudio di sapori, salato dalla carne, dolce dalla frutta secca e piccante dalle spezie.  


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Dopodichè abbiamo gustato un secondo piatto, la Kofta. Sono polpette di carne di agnello speziata fritte e poi cotte nel sugo con ceci e peperoncino verde. In queste polpettine si sentono tutti i sapori mediorientali: la menta, il cumino, la cannella e i ceci. Ci hanno offerto un vassoio con un misto di verdure crude e un altro di melanzane cotte da accompagnare alle pietanze principali.  


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In ultimo, per chiudere in bellezza, il dolce! Il Fernì è un dolce di riso e latte zuccherato con aggiunta di cardamomo e mandorle tritate.

L’atmosfera del pranzo è stata calda e familiare, sono rimasti tutti soddisfatti, soprattutto le signore afghane che hanno cucinato con amore e dedizione.  E’stata una bella esperienza vissuta con curiosità e apertura verso piatti e sapori che non ci appartengono ma che abbiamo molto apprezzato.

 


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