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Contro i diritti

di: Laurana Lajolo

L’applauso sgangherato in Senato sull’esito della votazione che ha affossato la proposta di legge contro l’omotransfobia e la disabilità è uno sberleffo non soltanto alla minoranza di persone che hanno diversi orientamenti sessuali ma a tutti i cittadini. Quelle persone sono entrate nel tritacarne dei giochi politici, di contrapposizioni senza una dignitosa mediazione e di capacità dialettica. Il voto sulla legge Zan si è inserito come prova generale sulla prossima elezione del Presidente della Repubblica in un periodo sociale e economico difficilissimo. In questo clima si è lavorato per sacrificare i diritti a una parte dei cittadini italiani

Naturalmente quel voto contrario non può arrestare il processo storico di consapevolezza di un corpo sociale ormai maturo ad accettare le differenze, grazie alla determinazione delle persone Lgbt di conquistare la propria visibilità pubblica e il diritto al rispetto. L’arretramento sul piano parlamentare è grave ma non cancella le conquiste culturali e sociali, semmai, al contrario, può alimentare ulteriormente la violenza verso quelle persone offendendo l’art. 3 della Costituzione, ma al contempo, quando è successo spesso nel corso della storia, la repressione aumenta il valore della battaglia di civiltà.

Io condivido l’impostazione della legge con qualche riserva, ma ora mi appare più impellente e necessario il richiamo al diritto alla differenza, una questione molto sentita da molte famiglie. Ma che identità vogliono salvaguardare i votanti che hanno applaudito? La società è un mosaico di persone e di condizioni e in particolare l’Italia è una società storicamente meticcia fatta di tante etnie che o come conquistatori o come ospiti l’hanno plasmata e la stanno plasmando. A chi giova nascondere le differenze che ormai sono palesi?

La storia va avanti nonostante gli arresti ottusi, è un flusso che può anche momentaneamente andare indietro, ma che poi riprende, riemerge come un fenomeno carsico che non si arresta.

 


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