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Disuguaglianza

di: Willy Rizzolari dal Costarica

In un recente articolo il Prof. Jaime Ordoñez dell’Università di Costa Rica evidenzia il profondo cambiamento sulle questioni della povertà e delle disuguaglianze che si è verificato negli ultimi 5 lustri nel piccolo paese centroamericano: il Costa Rica, con una superficie di 50mila Km² e una popolazione con poco più di 5 milioni di abitanti.

Nel 2019, Happy Planet Index, sanciva che il Costa Rica era il paese più felice al mondo; in Italia non si perdeva l’occasione per scrivere libri sulla felicità del popolo costarricense, e si coniava la frase “Mollo tutto e vado in Costa Rica”.

Nell’epoca d’oro, 1980-1990, Costa Rica, nel ranking mondiale del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (PNUD), era posizionata al 37° posto in giustizia e equità; il migliore in America Latina con Uruguay, e il favorevole Indice di Sviluppo Umano veniva riconfermato nel 1991.  A metà degli anni ’80 il Costa Rica, in comunanza con Uruguay, registrava il miglior indice GINI¹ dell’emisfero. Negli anni ’50 l’Uruguay veniva definito come la “Svizzera del Sud America”, e il luogo comune che oggi indica il Costa Rica come “la Svizzera del Centroamerica” e il “paese più felice al mondo” ha perso credibilità di fronte ai dati emersi da uno studio dell’Instituto Nacional de Estadistica y Censo (INEC), affermando che non c’è colpa derivante dalla pandemia. Oggi si trova nella “black list” dei 10 paesi con maggior disuguaglianza del pianeta (World Bank Report, Taking on Inequality, 2018), per l’America Latina, unitamente a: Panama, Haitì, Messico, Honduras, Colombia, Brasile, Cile, Paraguay.

Il problema viene da lontano, non si è originato nel 2020 con il COVID-19 e la pandemia ha solo acutizzato l’esistente. Tra il 2007-2008 i dati del Banco Mondiale e l’INEC indicano l’avvio della transizione al deterioramento che si acutizzerà nel biennio 2016-2018.

Negli ultimi decenni la linea della povertà si attestava su un valore del 22% e raggiungeva il 30,5% nel mese di Giugno 2020, per un totale di persone in povertà che superava il milione e mezzo.  Alla fine del 2021, si proietta un totale di 1.850.000 persone in povertà, un costarricense su tre sarà povero e la gravità del problema non si fermerà lì, poiché cresce la disuguaglianza.  I fattori che aggravano la disuguaglianza sono: il mercato economico che non redistribuisce equamente; il sistema tributario che invece di correggere aiuta ad aggravare la disuguaglianza; deviazione di fondi pubblici destinati a opere pubbliche; corruzione e traffici di influenze; lavoro informale 44,9% nel 2018 (oggi stimato oltre il 48%, di cui 45% donne e 40% uomini).

Sono colpite la classe media e bassa, la piccola e media impresa, cossi sono chiuse decine di migliaia d’attività commerciali e di servizi, e per contrasto ci sono i “gruppi esonerati” e beneficiati.

Gli indicatori impietosi e “coincidenti” dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCDE), Banco Interamericano per lo Sviluppo (BID) e il Banco Mondiale (BM), presentano l’assurdità derivante dal pagamento delle imposte a seguito della Riforma Tributaria del 2018. Nel mese di giugno 2020 l’INEC indicava che il 20% più ricco della popolazione riceveva il 51,9% dei redditi, contro appena il 4,49% del 20% più povero delle persone. Per la Commissione Economica per l’America Latina delle nazioni Unite (CEPAL), e OXFAM di Londra, in tutta l’America Latina esiste un enorme sotto registro dove il 20% più ricco occulta gran parte del suo ingresso.

Nel caso del Costa Rica, l’analisi di CEPAL e di OXFAM, sulla disuguaglianza coincide con l’evoluzione avvenuta negli altri paesi dell’America Latina. L’evasione fiscale e le esonerazioni rappresentano un combinato che raffigurano uno scenario di grandi vincitori e grandi perdenti. Ci sono le imprese privilegiate che operano in “zone franche” (prevalentemente multinazionali), con regimi tributari d’eccezione, negli ultimi 5 anni sono cresciute di un 10%, e rappresentano una forza lavoro di 120mila persone, meno del 10% della totalità del paese.

I paesi del G-20 annunciano l’accordo sulla tassa globale per le multinazionali con l’imposizione del 15% per tutte le imprese, aziende, corporazioni del pianeta, orientata a eliminare i regimi di esenzione tributaria e i paradisi fiscali del mondo. Questa riforma che tende a canalizzare gli ingressi da reddito all’amministrazione tributaria dei grandi paesi industrializzati, potrà aiutare le forme di equità interna dei paesi dell’America Latina e Asia dove esistono regimi di esenzione e paradisi fiscali.

Costa Rica potrebbe fare un ulteriore passo in avanti per una nuova Riforma Tributaria e non l’acquiescenza in attesa che dall’esterno, attraverso organismi multilaterali, venga imposta la riforma in forma draconiana.

Alla pesante situazione sui temi del sistema economico-finanziario si uniscono, atti di odio presenti nel paese: xenofobia, discriminazione contro persone nicaraguensi, asiatici, afro discendenti, donne, orientazione sessuale. L’ultimo studio delle Nazioni Unite ² segnala questa situazione con dati preoccupanti provenienti non solo dalla generazione di “cristallo”, per il massiccio uso delle piattaforme digitali, ma principalmente da persone con 45 e più anni d’età.

La disuguaglianza cresce rapidamente e il paese tra i più equanimi e “felici” passa ad essere uno dei più iniqui, con tassi di intolleranza più alti nel mondo.


¹ Il coefficiente GINI, dell’italiano Corrado Gini, misura la disuguaglianza nella distribuzione all’interno di un Paese, in un numero compreso tra 0 e 1.

² www:/nacion.com/el- país/servicios/discurso-de-odio-de-ticos.

Tags: disuguaglianze, corruzione, America Latina

 


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