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La Caritas: possibile palestra di vita per i giovani

di: Beppe Amico direttore Caritas di Asti

Papa Francesco nel corso dell’Udienza di sabato 26 giugno, dopo aver indicato le tre vie per vivere la carità, ha segnalato un’attenzione particolare: quella verso i giovani perché, ha detto il Papa, sono le vittime più fragili di questa epoca di cambiamento, ma anche i potenziali artefici di un cambiamento d’epoca. Sono loro i protagonisti dell’avvenire. Non sono l’avvenire, sono il presente, ma protagonisti dell’avvenire.

Non è mai sprecato il tempo che si dedica ad essi, per tessere insieme, con amicizia, entusiasmo, pazienza, relazioni che superino le culture dell’indifferenza e dell’apparenza. Non bastano i “like” per vivere: c’è bisogno di fraternità, c’è bisogno di gioia vera. La Caritas può essere una palestra di vita per far scoprire a tanti giovani il senso del dono, per far loro assaporare il gusto buono di ritrovare sé stessi dedicando il proprio tempo agli altri.

Così facendo la Caritas stessa rimarrà giovane e creativa, manterrà uno sguardo semplice e diretto, che si rivolge senza paura verso l’Alto e verso l’altro”.

In linea con questa attenzione la Diocesi di Asti ha partecipato a Roma alla celebrazione dei 50 anni di Caritas Italiana con una delegazione di giovani. Uno di essi, Claudio Arione, ha letto, a nome delle 17 Caritas diocesane del Piemonte-Valle d’Aosta, la testimonianza dell’impegno profuso durante la pandemia.

Periodo durante il quale, in modo significativo, Asti ha condiviso il contributo offerto dalla Cassa di Risparmio di Asti, e tutte insieme hanno generato e gestito il progetto RIPARTIRE INSIEME – mettiamo in circolo la solidarietà, esempio virtuoso di innovazione e di welfare generativo.

Qui di seguito un breve commento all’esperienza vissuta a Roma da parte di ciascuno di loro

Emanuele Cappello, operatore servizio accoglienza migranti e corridoi umanitari: Gli incontri a Roma di celebrazione dei 50 anni Caritas sono stati molto arricchenti, soprattutto perché mi hanno fatto prendere coscienza di quanto sia importante fermarsi e ascoltarsi, per capire quello che si sta facendo e dove si vuole andare tutti insieme.

La cosa che però più di tutto mi ha colpito in assoluto sono le parole di papa Francesco, perle donate per il nostro lavoro di tutti i giorni. "Con gli occhi degli ultimi bisogna guardare la realtà perché, guardando con i loro occhi, guardiamo la realtà in modo differente da quello che viene dalla nostra mentalità. I poveri inquietano le nostre coscienze e ci mettono in discussione".

La via degli ultimi mi ha colpito particolarmente anche se tutto il discorso è da riascoltare parola dopo parola, per capire quanto il servizio che facciamo può, se fatto nella prospettiva giusta, fare tanto bene soprattutto a noi stessi per metterci ogni giorno in discussione e tentare di vivere Vangelo.

Claudio Arione, volontario Emporio Caritas: Trovo sempre spiazzante ascoltare dalla voce commossa di una persona, dal suo racconto sincero, una tragedia che ho vissuto soltanto attraverso i media: la storia del terremoto e, soprattutto, dello strepitoso lavoro della Caritas abruzzese, capace di risollevare una regione dalle macerie, materiali e psicologiche, in meno di un decennio, ha emozionato l'intero auditorio Paolo VI, dando un esempio concreto di come applicare le “tre vie per la carità” descritte da Papa Francesco.

Leonardo Amico, volontario Emporio Caritas: Sono rimasto piacevolmente colpito dalle parole di Papa Francesco, in particolar modo dalla prima delle tre vie indicateci per intraprendere correttamente il cammino della carità, quella "degli ultimi". Della Caritas sin da bambino ne ho sentito parlare in casa ma da quando ho deciso di mettermi in gioco, prestando volontariato in Emporio, sono più volte rimasto impressionato dalle persone che chiamiamo “ultimi”, dalle loro storie e dalle loro vite. Se si fa lo sforzo di immedesimarsi in loro e di guardare la realtà con i loro occhi il nostro sguardo cambia perché, come ha detto Papa Francesco, "sono i poveri che mettono il dito nella piaga delle nostre contraddizioni e inquietano la nostra coscienza in modo salutare, invitandoci al cambiamento”.

Giulia Gamba, volontaria Centro di ascolto San Pietro: La nostra Regione è stata la prima a raccontare la propria esperienza e, forse, è questo il motivo per cui mi sono particolarmente emozionata nell’ascoltare le parole del nostro compagno di viaggio Claudio. Nel susseguirsi dei diversi racconti proposti dalle Regioni, un’esperienza mi ha colpito più di altre: quella della delegazione Abruzzo Molise. L’esponente, nel raccontare l’operato della Caritas a seguito del terribile terremoto che ha colpito L’Aquila nel 2009, ha detto questa frase che, a mio avviso, dovremmo tutti fare nostra: “non dobbiamo salvare l’umanità ma avere l’umiltà di fare un passo dopo l’altro, senza fretta perché d’improvviso, in un giorno qualunque, potrebbe accadere che lo spazio e il tempo si fermino in una dimensione surreale e allora avrai, come me, un’unica certezza: solo un uomo può salvare un altro uomo”. Il momento più toccante, però, è stato sicuramente quello in cui il Papa ha fatto il suo ingresso nella sala Paolo VI: la sua persona trasmette al contempo profonda umiltà e grande saggezza. Nel suo discorso ha sottolineato la necessità di fare la carità seguendo tre vie. Tra quelle che ha indicato, la strada più innovativa da percorrere, a mio parere, è “la via della creatività”, sviluppando sempre più quella che San Giovanni Paolo II ha chiamato “fantasia nella carità”; secondo me è la chiave giusta per continuare ad aiutare il prossimo, migliorando sempre più il nostro operato.

Elena Pavarino, volontaria gruppo di educazione alla mondialità: In un mondo consumista ed individualista, che pensa troppo all'apparenza ed è poco empatico con chi vive condizioni di difficoltà, sentire le tante testimonianze Caritas è stato per me molto motivante. Mi ha permesso di vedere il mondo con occhi nuovi e alimenta il desiderio di trovare il modo per aiutare il prossimo. La “via degli ultimi” che ci ha indicato Papa Francesco ci chiede di immedesimarci con l’altro, perchè nel momento in cui si prova a pensare a quello che "l'altro" sta passando, alla sua sofferenza, non è più possibile voltarsi dall’altra parte.

Asti avrebbe potuto essere presente con un gruppo di volontari di lungo periodo, ma dal momento che il cinquantesimo è una tappa da cui ripartire con creatività, per “coltivare sogni di fraternità ed essere segni di speranza” la scelta dei giovani ci è sembrata quella più azzeccata.

L’articolo è ripreso da “La Gazzetta d’Asti”, 2 luglio 2021

Tags: Caritas, Papa Francesco, Chiesa cattolica

 


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