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La moderna schiavitù

di: Laurana Lajolo

I lavoratori morti sul lavoro, gli ultimi sono un sindacalista e un bracciante di origine straniera, documentano che settori importanti della nostra economia del benessere si sostengano con forme moderne di schiavitù nell’organizzazione del lavoro e nei ritmi imposti con paghe molto basse e spesso in nero. Recentemente ci siamo resi conto che sono molti i lavoratori invisibili nel nostro Paese e che la logistica come la grande distribuzione impongono modalità del consumo.

Nella provincia di Asti gli enti che hanno aderito alla Fondazione SLALA di Alessandria, che gestisce trasporti e logistica, sono impegnati a portare questo settore ad Asti e l’Istituto Giobert ha aperto un corso per i suoi studenti. Bene per nuovi posti di lavoro, ma che tipo di lavoro? Il lavoro segue un ritmo frenetico, dominato dagli algoritmi.  

Un’inchiesta recente del New York Times documenta come Amazon gestisca la massa dei suoi lavoratori nei centri di smistamento con la tecnologia e l’intelligenza artificiale secondo un modello di organizzazione delle consegne il più veloce possibile e tale modello si è imposto in tutti i campi della logistica. Le reti automatizzate gestiscono allo stesso modo merci e lavoratori e gli schemi rigidi degli algoritmi non sono in grado di codificare le richieste degli addetti con conseguenze nel rapporto di lavoro. Difficile anche il ruolo dei sindacati, perché il rapporto di lavoro è volutamente precario con un continuo turnover. Secondo il patron di Amazon Jeff Bezos dopo poco tempo i lavoratori perdono slancio ed è bene sostituirli con forze fresche, per lo più di stranieri anche irregolari. La logistica è sicuramente un settore in crescita e nel sollecitare i nuovi insediamenti gli enti pubblici dovrebbero richiedere garanzie sulle condizioni di lavoro e di sicurezza dei lavoratori.

La morte del giovane del Mali nel Brindisino dimostra come la filiera agricola sia dominata dalle imposizioni dei giganti del cibo, che pure godono di sostegni pubblici e europei e come sia fragile il settore del made in Italy, basato sullo sfruttamento degli immigrati e sul ruolo del caporalato (nonostante le recenti leggi di settore).

Il sindacalista Aboubakar Soumahoro, in occasione della recente manifestazione dei braccianti in piazza Montecitorio ha denunciato il silenzio del presidente del consiglio e ha dichiarato: “Tocca noi lavoratrici, lavoratori, contadine, contadini, agricoli e consumatori promuovere una iniziativa di legge popolare finalizzata a riforma della filiera agroalimentare con l’introduzione della Patente del cibo per un cibo eticamente sano nel rispetto dei diritti e della dignità delle persone”.

Nello stato di diritto è necessario che intervenga il governo a garantire uguaglianza per tutti i lavoratori.

Tags: diritti umani, logistica, caporalato

 


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