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I sogni della pandemia

di: redazione

Negli Stati Uniti e in Inghilterra alcuni psicologi sociali stanno raccogliendo e classificando i sogni durante la pandemia confrontandoli con i sogni ricorrenti dopo aver subito traumi o avvenimenti calamitosi.

I sogni riflettono i pensieri preponderanti che si hanno da svegli, servono a costruire i ricordi, consentono uno sfogo alle angosce e alle preoccupazioni, aiutano a elaborare e affrontare emotivamente le situazioni difficili della vita reale. Possono portare a nuove intuizioni e risoluzioni dei problemi.

Possono essere addirittura terapeutici nel senso di aiutare a capire cosa si prova di fronte alla pandemia, ma possono anche ripetere pensieri ossessivi e ansiosi come nelle persone che soffrono di stress post-traumatico o che hanno vissuto un evento molto doloroso (aggressioni, torture, molestie, incidenti, battaglie) viene rivissuto nei sogni o nei ricordi.

Gli psicologi consigliano a chi soffre di sogni ricorrenti di scriverli e di raccontarli, perché in questo modo si può stemperare le emozioni negative che li accompagnano. Condividendoli si può anche sviluppare empatia con gli altri, essere più sinceri con se stessi e si capisce meglio le proprie emozioni e il proprio disagio, la propria fragilità.

I sogni ansiogeni si sono diffusi con i disturbi del sonno acuiti dalla pandemia. Si ricordano i sogni della fase REM, cioè nella fase del sonno quando si è più vicini al risveglio, e spesso incidono sull’andamento della giornata. Nei sogni si manifestano, infatti, le emozioni di questo periodo dalla paura di ammalarsi o di perdere il lavoro. a un lutto. Sostanzialmente quelle emozioni e i sogni sono motivate dalla situazione di incertezza in cui il contagio ci costringe a vivere. 

Tags: neuropsicologia, pandemia, stress

 


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