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Le elezioni in Bolivia e Ecuador

di: Willy Rizzolari dal Costarica

L’emisfero australe, dove vive, e in milioni di casi sopravvive nella povertà e miseria, una popolazione di circa il 10% della popolazione mondiale, non accenna a attenuare lo stato di convulsione che ne caratterizza i sistemi politici e le elezioni.

BOLIVIA

In Bolivia il 7 marzo si riapriranno i seggi elettorali per le elezioni regionali, e il partito del Movimento al Socialismo (MAS), dopo essere tornado a governare il Paese con oltre il 50% dei consensi nel passato mese di ottobre, affronterà nuove elezioni. Ad occupare il vertice del MAS, rappresentato da una base indigena contadina, è rientrato l’ex Presidente Evo Morales, che dovrà placare una serie di tensioni interne e conciliare divergenze della cupola dirigenziale, formata da nuovi attori nel corso dell’esilio di Morales, all’interno del MAS-IPSP (Instrumento Político por la Soberanía de los Pueblos). I fatti che hanno determinato le frizioni interne al partito si presentano nel corso delle formazioni delle liste elettorali per le designazioni dei candidati e tra le altre critiche situazioni di correnti politiche divergenti emerge l’esclusione dell’ex Presidente del Senato, Eva Copa, come candidata all’Alcaldia (municipio) della città emblematica di El Alto. Il risultato elettorale del 7 marzo darà luogo a un cambio di gestione egemonica del MAS-IPSP dopo aver resistito un lungo periodo di 15 anni di consenso popolare e di governo?

ECUADOR

L’11 aprile il Popolo ecuadoriano ritornerà alle urne per riaffermare il risultato della prima tornata elettorale collocando in primo piano il movimento indigeno e Yaku Perez, candidato di Pachakutik, appoggiato dalla Confederación de Nacionalidades Indígenas dell’Ecuador (Conaie) al ballottaggio con l’avversario politico, del banchiere, Guillermo Lasso.

Nella prima tornata elettorale del 7 febbraio c.a., il candidato alla presidenza della repubblica, l’economista Andres David Arauz, con un risultato del 33,09 dei voti, rimane in attesa per il secondo turno, dell’esito tra Perez e Lasso.

Una sfida politico-elettorale non facile per il movimento indigeno che non rientra nella riduttiva questione “etnicismo” vs. “classismo”. Questo dualismo apertosi nel lontano 1970 tra un discorso classista “siamo poveri”, “siamo discriminati” e uno etnico “siamo una nazione indigena”, “siamo i nativi di questa terra”, che si è mescolato alla domanda ecologista, all’ambientalismo favorito dalle opportunità offerte internazionalmente e che si sono presentate a livello nazionale. Nella competizione elettorale si sommano i contrasti all’interno del Governo di Rafael Correa. Le divisioni interne al movimento indigeno si mantengono vive fra la tendenza “etnica” e la” classista”, che però continuano a convivere mutando al loro interno. L’incertezza del risultato finale tra Arauz e il vincitore tra Perez e Lasso difficilmente determinerà la fine delle lotte contro l’estrazione mineraria e/o mantenere i già esistenti pozzi di petrolio. Le popolazioni indigene continuano ad essere le popolazioni più abbandonate a sé stesse con i peggiori indicatori sociali del paese.

Tags: povertà, democrazia, potere

 


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