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Le minacce alla democrazia

di: Sergio Fabbrini

Ciò che è avvenuto il 6 gennaio a Washington non è stato un tentativo di colpo di stato, bensì un’insurrezione politica. Nella sua storia l’America non ha mai conosciuto colpi di stato (a livello federale), ma ha conosciuto diverse insurrezioni politiche (sia a livello federale che statale). (…)

Come interpretare l’insurrezione del 6 gennaio? E’ stata un’insurrezione dell’estrema destra nei confronti della democrazia liberale, un’insurrezione che ha rivelato l’anima autoritaria del populismo. (…)

Il populismo ha consentito l’incontro tra una personalità autoritaria (Donald Trump) e pezzi (minoritari) di società americana (in particolare al sud) che domandano autoritarismo. Donald Trump è un esempio da manuale della personalità autoritaria studiata da Erich Fromm nel 1957. (…) Perché è avvenuta l’insurrezione? Certamente perché alcune ragioni di risentimento sociale non sono state affrontate, ma soprattutto perché l’ascesa di Trump non è stata contrastata. In pochi anni Trump ha conquistato il partito repubblicano, sovrapponendogli la propria immagine. (…) Il tentativo di insurrezione del 6 gennaio ha mostrato che la tigre sta divorando i suoi presunti addomesticatori. Subito dopo i leader repubblicani del Senato hanno preso le distanze da Trump. (…) Se il populismo autoritario è una minaccia per la democrazia americana lo è anche per la nostra democrazia. Come è possibile che commentando l’insurrezione, Matteo Salvini si sia limitato a dire che “la violenza non è mai una soluzione” (violenza da parte di chi?) e Giorgia Meloni abbia auspicato “che le violenze cessino subito come chiesto dal presidente Trump”? L’ambiguità può far guadagnare un voto, ma non la legittimità a governare una democrazia liberale. Ricordiamocelo. (…)

E’ probabile che la Camera dei rappresentanti avvierà la procedura per l’impeachment di Trump. Il capo d’accusa è “incitement pf insurrection”. L’obiettivo è disqualificare Donald Trump. (…) Trump non potrebbe presentarsi alle elezioni presidenziali del 2024. (…) Tuttavia la procedura di impeachment potrà mettere fuori gioco Trump ma non il trumpismo. Se le cause identitarie del risentimento sociale non sono facilmente aggredibili, possono però essere affrontate quelle dovute a scelte che hanno generato diseguaglianze sociali e dislocazioni economiche. I 74 milioni di elettori di Trump non coincidono con la minoranza che ha aggredito il Campidoglio. Le democrazie liberali prosperano se inclusive. Ricordiamocelo.

In conclusione, l’insurrezione americana non è stata la profanazione di un paradiso terrestre. Le democrazie possono essere minacciate a Washington, a Budapest o a Roma. Per questo motivo bisogna rafforzare l’interdipendenza politica, oltre che economica e militare, tra di loro. Se l’America oggi è in difficoltà, spetta all’Europa prendere l’iniziativa per dare vita a un Summit delle democrazie. Alla diffusione del virus autoritario occorre opporre la diffusione del vaccino liberale.


Brano tratto da S. Fabbrini “Stati Uniti, l’anima autoritaria del populismo”, Il sole 24 ore, 10/01/2021

Tags: disuguaglianze, autoritarismo, Stati Uniti d'America

 


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