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La scuola depotenziata

di: Laurana Lajolo

La situazione della scuola è così grave che sembra senza soluzione. Quest’estate nelle scuole si sono misurate le distanze tra i banchi, con o senza rotelle, e preso altre precauzioni, mentre il problema sta nell’organizzazione dei trasporti, che nessun ente competente ha risolto. A settembre si è riaperta la scuola per richiuderla quasi subito, proprio perché non sono stati affrontate le carenze strutturali dei servizi annessi alla scuola.  E in questi giorni la Regione Piemonte ha ulteriormente rinviato l’apertura delle superiori.  

In piena pandemia sono riusciti a farsi ascoltare i danneggiati economici, mentre non sono stati prese in considerazione le esigenze dei genitori e degli studenti, anche perché la scuola non ha un riscontro economico immediato. Ma le conseguenze della sua prolungata sospensione saranno gravi per la società e in prospettiva per la stessa economia.  

D‘altro canto molti docenti, che non sono tra le categorie prioritarie per il vaccino, sono preoccupati del possibile contagio, come attesta un recente sondaggio, e preferiscono la didattica a distanza, anche se con un approccio, per necessità, improvvisato e senza strumentazione adeguata. Manca ancora, dopo alcuni mesi, un protocollo che ne definisca qualità e efficacia. E’ difficile avere riscontro dell’insegnamento attraverso il computer senza una strategia educativa, mentre aumentano le disuguaglianze formative degli studenti già svantaggiati economicamente e in condizioni familiari difficili.

Si sta perdendo un anno intero nell’istruzione e nella formazione educativa e un anno nella preadolescenza e nell’adolescenza conta molto per la formazione della personalità. A ciò si aggiunge la mancanza delle esperienze sociali nell’ambito scolastico, che sono molto significative per i ragazzi.

Da molti anni la sanità e la scuola sono state depotenziate dai governi e la pandemia ha messo in evidenza le carenze finanziarie e organizzative più gravi proprio in questi settori. Sono stati ridotti i finanziamenti per l’edilizia scolastica, per le attrezzature e, addirittura, per la dotazione della carta igienica; non sono più stati banditi i concorsi (ripresi ora e poi interrotti per il virus) e sono stati sospesi i corsi di aggiornamento per i docenti.

La didattica a distanza può essere inserita nella programmazione scolastica come complementare alla formazione in presenza, ma con attrezzature adeguate per le scuole, i docenti e gli studenti, e con l’articolazione efficace delle tecniche e dei contenuti di apprendimento. Sperimentazioni in questo campo ne sono state fatte, ma sono rimaste assolutamente ristrette a poche realtà elitarie.

E’ sempre più urgente un globale ripensamento della funzione educativa della scuola nei contenuti e nei metodi perché il processo di istruzione risulta inadeguato alle esigenze di innovazione nel mondo del lavoro e della ricerca. Negli anni ’70 del secolo scorso ci fu un’importante elaborazione di nuove proposte educative soprattutto nella scuola primaria e si diffusero molte esperienze interessanti, ma le successive riforme della scuola hanno portato alla tecnicizzazione dell’insegnamento, privilegiando moduli rigidi rispetto alla ricerca didattica con la conseguente preoccupante riduzione di percorsi di educazione alla complessità nell’istruzione scolastica e universitaria e un depauperamento delle funzioni culturali della scuola, accanto alla dequalificazione non solo economica ma sociale del ruolo dei docenti.

Tags: disuguaglianze, economia, didattica, pandemia

 


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