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Ma a che ora è nato Gesù?

di: Diba, Gazzetta d’Asti

Vediamola dal punto di vista positivo. Il fatto che non si potrà celebrare la messa  della notte di Natale dopo le 20 ha i suoi vantaggi.

Primo. Nessuno telefonerà per tutto il 24 a chiedere “A che ora è la messa di mezzanotte?”, che di per sé fa sorridere come nel giochino “Di che colore è il cavallo bianco di Napoleone?”

Secondo. Verranno meno i famigerati presepi viventi con bimbi vestiti in modo improbabile e con la rincorsa a cercare l’ultimo nato per fare Gesù Bambino di turno (possibilmente biondo, riccio e bianco).

Terzo. Subiranno una battuta d’arresto anche i cori con canti “della tradizione” che suscitano emozioni ma solo dai 50 anni in su perché i più giovani erano in genere rassegnati a certe esibizioni tra Arena di Verona e osteria di Trastevere.

Quarto. Anche i sacerdoti, che aspettavano la messa di Natale per togliersi tutti i sassolini dalle scarpe contro coloro che venivano a messa solo quella notte, resteranno a bocca asciutta.

Insomma: molte tradizioni verranno meno, ma resteranno i capisaldi della fede. A che ora è nato Gesù? A mezzanotte? Mah, il Vangelo di luca dà molti dettagli, tranne l’ora. Magari erano proprio le 20 e magari Conte ha informazioni nascoste che non conosciamo.

La messa non è di mezzanotte, ma “della notte” di Natale (insieme a quelle della vigilia, dell’aurora e del giorno di Natale). Perciò basta che sia buio pesto, anche alle 19…


Dda “Gazzetta d’Asti”, 4/12/2020. Diba è don Dino Barberis, direttore della “Gazzetta d’Asti” e parroco di S. Domenico Savio.

Tags: tradizioni, Natale, pandemia

 


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