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Che cosa ci insegna Willy?

di: Marco Castaldo

L’altra sera (10/09/2020), nell’ambito del programma televisivo Piazzapulita su La7, Stefano Massini, durante il suo consueto racconto, ci ha messo di fronte alla tragedia di Colleferro che tutti noi abbiamo potuto seguire in tv e sui giornali: l’uccisione di Willy, ventunenne italiano di origine capoverdiana, vittima della forza bruta di qualche energumeno che ha deciso di imporre la propria supremazia attraverso la violenza sfrenata e cieca nei confronti di un ragazzo che si era generosamente buttato in una mischia per proteggere un suo ex compagno di scuola.

Condivido totalmente il pensiero di Stefano Massini. Al contrario di molte esternazioni sui media, io non credo e non ritengo che il colore della pelle di Willy abbia influito in maniera determinante in questa tragica vicenda. Willy è semplicemente, purtroppo, l’ennesima tragica vittima della contrapposizione tra i Vincenti e i Perdenti che questa nostra società, oserei dire malata, propone come modello di vita e che produce, inevitabilmente, contrasti, violenze, morte.

Ogni giorno vediamo aumentare il numero di episodi violenti che vengono messi in atto per imporre supremazia, ricatto e terrore nei confronti di persone considerate più deboli, ma che in realtà deboli non sono e che, al contrario, vengono vessate dai presunti giganti della violenza che dimostrano di essere invece dei nani intrisi di ignoranza, odio e vigliaccheria. L’uomo non è bestia e la comunità di cui fa parte non è il branco dove l’animale deve dimostrare la propria attitudine di leader attraverso la forza bruta, il combattimento, l’uccisione dell’esemplare più debole. L’uomo è dotato di logos e il suo dovere è quello di utilizzare tale dono al fine di realizzare gruppi sociali dove tutti gli elementi, le persone possano essere valorizzate per le loro caratteristiche, capacità, aspirazioni, ma anche debolezze, paure e limiti. Ognuno di noi è un incastro di ragione e sentimento, di virtù e di paure, di emozioni e di raziocinio, tutti questi elementi compongono l’unicità di tutti noi. Lo scopo dell’educazione che non deve essere confusa con il nozionismo, è proprio quello di far comprendere ai giovani che non esistono in assoluto i Vincenti e i Perdenti e che questa contrapposizione, come dice Stefano Massini, è una vera “stronzata” che provoca dolore, odio, morte. Il ruolo della scuola, quindi, degli insegnanti è quello di insegnare la politica, non quella dei partiti ovviamente, quella dove si impara a rispettare il nostro prossimo, ad affrontare i contrasti con la dialettica e con la disponibilità ad accettare opinioni e posizioni differenti dalle nostre.

In questi giorni in cui con tanta difficoltà vediamo ripartire l’insegnamento e ci affidiamo alla responsabilità di tanti dirigenti scolastici, insegnanti e operatori della scuola in genere, dobbiamo chiedere loro lo sforzo più grande, quello di trasmettere ai nostri bambini e ragazzi il senso della vita, inteso come la capacità di acquisire educazione ed esperienze volte al miglioramento del nostro “io pensante” in tutti i suoi aspetti, ripudiando tutte quelle forme di sopruso e di violenza, non solo fisica, che ammorbano le società e che ci avvicinano tragicamente alle bestie.

Il linguaggio della violenza e l’utilizzo di una comunicazione esasperante, intransigente, sempre in contrapposizione a qualcosa o a qualcuno sono, purtroppo, ormai comuni nell’interpretazione della politica da parte di molti esponenti del panorama politico italiano e non solo.

Ritengo che anche questa modalità comunicativa sia frutto di una cattiva o assente educazione giovanile. Un recente studio statistico riferisce che i rappresentanti politici della prima Repubblica, nella peggiore delle ipotesi, avevano letto almeno 10 liberi durante la loro vita; non credo proprio che si possa dire la stessa cosa riguardo molti dei nostri attuali esponenti politici.

  

Tags: politica, cultura, educazione

 


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