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Centroamerica e America Latina: dal Covid ai conflitti

di: Willy Rizzolari dal Costarica

Centroamerica

Tutti i sistemi di informazione-comunicazione pubblici e privati dedicano ampio spazio alla drammatica. Centroamerica sta per esplodere di pazienti con COVID19, come scrive il giornalista, Marcos Gonzales, (inviato della BBC in Messico e Centroamerica). E il dottor Hugo Fiallos, dell’ospedale dell’Instituto Hondureño de Seguro Social (IHSS): “Questo non è una curva di casi. E’ una valanga. I medici, gli infermieri e tutto il personale sanitario del IHSS chiedono sistemi di protezione individuali, strumenti di lavoro, strutture e infrastrutture sanitarie che li proteggano.  

In Messico, nell’Hospital del Sur in Choluteca, gli ammalati sono abbandonati all’aria aperta o sotto tende improvvisate, con materassi al suolo, sotto la pioggia e circondati dal fango. Nell’ultimo mese i contagiati sono triplicati passando da circa 10 mila positivi e oltre 350 morti a oltre 33mila positivi e ai quasi 1000 deceduti, secondo dati ufficiali.

In Panamà in un paio di mesi i 200 casi giornalieri sono passati a oltre 1500, il maggior numero di casi per numero di abitanti in America Centrale, solo superato dal Cile, in America Latina.

I casi di contagio sono simili in Honduras, Costa Rica con casi in aumento dopo il primo periodo, Guatemala, El Salvador. Per il Nicaragua non ci sono dati ufficiali.

Tutti i paesi sono in allarme per una attesa seconda ondata che minaccia seriamente la disponibilità di letti in ospedali e nei reparti per il ricovero di terapia intensiva. Le autorità avvertono la perentoria necessità di incrementare i controlli sanitari, le misure di restrizione veicolare e il distanziamento tra le persone oltre che all’obbligo delle mascherine o delle “caretas” (protezione a visiera di plastica). Mentre la curva riferita alle persone guarite rimane modesta, il ritmo di crescita della domanda di ospedalizzazione aumenta considerabilmente. Tutti gli ospedali sono sottoposti a una pressione sconosciuta, minacciati dal collasso e il personale sanitario è sfinito con molti gli ammalati e deceduti. 

Nonostante la paura di una possibile ripresa di contagi da Covid 19 si sono aperti aeroporti, attività commerciali e turistiche. Alcune autorità locali minacciano azioni di protesta capeggiando gruppi organizzati di commercianti, trasportisti, ristoratori che rivendicano il loro diritto al lavoro.

America Latina

L’America Latina e i Caraibi da domenica 26 luglio è la regione con il maggior numero di persone contagiate e supera l’America del Nord, in particolare gli Stati Uniti. La direttrice dell’Organizzazione Panamericana della Salute (OPS), segnala l’allarme sull’avanzata di contagi e deceduti in alcuni Paesi dell’America Latina e negli Stati Uniti. Le persone contagiate e decedute sono aumentate in Brasile, Messico e Stati Uniti d’America, mentre in Canada la curva dei contagi sta rientrando.

La zona amazzonica con Bolivia, Ecuador, Colombia e Perù registra l’aumento di casi: ogni tre persone su dieci (circa 325 milioni) sono esposti a un fattore di rischio ponderato di sviluppare una forma grave di infezione da coronavirus prevalentemente dovute a condizioni di povertà, assenza di sicurezza sociale, disoccupazione. Molte famiglie vivono in abitazioni fatiscenti, senza accesso all’acqua potabile e privi di servizi igienici.

Aumento della povertà

Carmen Moreno, direttrice dell’OIT (Organizzazione Internazionale del Lavoro) segnala un ulteriore fattore di rischio di contagio per l’America Centrale, Haiti, Panama e Repubblica Dominicana nella perdita del lavoro. Ci sono categorie di lavoratori nell’economia informale come venditori ambulanti, addetti all’edilizia, riciclatori di rifiuti, venditori di lotterie che non godono di alcuna protezione. A inizio di maggio la OIT stimava che la crisi produceva una perdita di entrate attorno all’80% per i lavoratori informali, superiore al 60% stimato a livello mondiale. Questa situazione genererà inevitabilmente un importante aumento  del tasso di povertà. Nel caso dell’America del Nord, Moreno, avverte che la proporzione è ancora maggiore e raggiunge una persona ogni tre persone. 

Possibili conflitti

Si continua a raccogliere i cadaveri nelle strade della Bolivia, tra le 40 e 50 persone al giorno, secondo l’Instituto de Investigaciòn Forense (IDIF), tutti sospetti da coronavirus. L’attuale Governo ha deciso di spostare i comizi per le elezioni presidenziali al 18 di ottobre.

In Brasile c’è chi risuscita vecchie teorie di drammatici conflitti armati tra Paesi vicini dell’America Latina. La Nuova Politica Nazionale di Difesa del Governo del Presidente Jair Bolsonaro, viene denunciata dall’ex Presidente del Brasile, Luis Ignacio Lula da Silva: ”E’ allarmante come vecchie teorie circa le rivalità tra vicini si stia risuscitando”. Lula allude a una eventuale partecipazione del Brasile in appoggio al Governo nord americano per far cadere il Governo del Venezuela, segnalando una riunione di un generale brasiliano con il comandante del Comando Sud degli USA.

La questione della legittimità del Governo del Venezuela e del suo Presidente, Maduro, continua a essere motivo di forte scontro politico e riesce a “sfumare” la drammaticità del COVID-19. I più recenti interventi sul tema Venezuela sono del Presidente dell’Argentina, Alberto Fernandez, che dichiara: “Il mio Paese non ha mai disconosciuto la legittimità del Governo del Venezuela”. Sempre Fernandez chiarisce la posizione del suo Governo rispetto alla creazione e al funzionamento del Gruppo di Lima (14 Paesi per la crisi venezualana) costituito per dividere il continente.

Altra voce importante sul Venezuela è quella dell’ex segretario dell’OEA (Organizzazione degli Stati Americani) il cileno Josè Miguel Insulsa, che afferma che nel mondo nessuno pensa che Juan Guaidò (autoproclamatosi Presidente) sia il Presidente del Venezuela, nonostante lo scranno del Venezuela nell’OEA sia occupato da un delegato di Guaidò.

Tags: disuguaglianze, politica internazionale, coronavirus

 


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