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Finanza e politica nell’onda del lockdown

di: Guido Maria Brera, economista

Il rapporto proporzionale tra l’aumento dei contagi e la quantità di denaro riversata nell’universo finanziario sembra rispettare un disegno preciso: scongiurare una crisi doppia, finanziaria e sanitaria.

A ogni minaccia di discesa del mercato corrisponde un annuncio di acquisti straordinari. Uno stimolo ininterrotto, un’inondazione di liquidità che ha nutrito le piattaforme digitali legate appunto a capitali in eccesso.

Siamo di fronte a un capitalismo di Stato quasi senza precedenti. L’interventismo statale è diventato il migliore alleato di investitori e speculatori. Il filo di questi mesi si intreccia a quella della Great Financial Crash del 2008, soprattutto nelle azioni intraprese dalle banche centrali sostenute dalla politica. Anche stavolta si è ricorsi a sostenere il salvataggio finanziario e le energie si moltiplicano per contenere la crisi. A festeggiare sono i giganti del digitale, gli oligopoli del Ventunesimo secolo.

La politicanon è riuscita a intervenire sul loro potere. Ha permesso la creazione di questi conglomerati colossali, iperdiversificati. Ha permesso che sfruttassero grandi vantaggi competitivi sul piano tecnologico e si accaparrassero enormi fette dell’economia tradizionale in cambio di servizi forniti sottocosto.

E’ necessario rendersi conto che la potenza di questi giganti, oltre a essere un motore straordinario, è anche deformatore pericoloso. Non si limitano a occupare lo spazio dell’economia tradizionale ma modificano interi settori, in modo che questi siano meno competitivi e più omogenei a un unico canone distributivo. Perché in tempo di lockdown è la distribuzione a cambiare con più forza, e chi riesce a gestire i costi i un sistema distributivo efficiente può disporre degli strumenti più preziosi.

Al tempo stesso la politica ha difeso i mercati finanziari quasi fossero l’ultimo baluardo prima della resa. (…)

L’economia, totalmente subordinata alla finanza, ha totalmente demandato a gestori di fondi il futuro del sistema pensionistico. La politica dei tassi a zero e della monetizzazione del debito ha dirottato miliardi di dolalri sul mercato azionario, rendendolo così il garante unico delle pensioni future. (…)

La finanza protegge i risparmi della classe media impoverita, i gruppi sociali ai margini dipendono dai sussidi che vengono erogati durante le emergenze e i grandi capitali crescono di valore.

L’economia della crisi offre palliativi temporanei agli strati meno abbienti e incentivi a lungo termine a chi è privilegiato.


(da G.M. Brera, “Ma la finanza vince comunque”, in collaborazione con il collettivo “I diavoli”, La Stampa, 21.07.2020)

Tags: economia, coronavirus, finanza, economia digitale

 


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