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La quarta rivoluzione industriale e il Covid-19

di: Willy Rizzolari dal Costarica

Negli ultimi decenni, e più recentemente, in particolare, con l’avvento del nuovo millennio siamo stati testimoni di uno sviluppo tecnologico aggressivo e stupefacente, definito da alcuni, klaus Schwab in prima persona, come “la quarta rivoluzione industriale”.

Lo stesso klaus Schwab, fondatore del “Foro Economico Mondiale”, pochi anni fa, richiamava l’attenzione sulle aggregazioni delle tecnologie, computerizzazione, automazione, robotica e sulle conseguenze derivanti da queste fusioni sull’occupazione nel mondo; e recentemente, in tempo di Coronavirus, spiega come attrezzarsi per la “grande ripartenza del capitalismo”. Occorre ricordare che al Foro di Davos, Svizzera, partecipano grandi figure del mondo imprenditoriale, accompagnati da altrettante importanti figure di alto e altissimo livello politico e istituzionale, intellettuali, attivisti di tutti i Paesi, del maggior potere nel mondo. Le decisioni del Foro riescono a condizionare enormemente le politiche economiche di tutto il mondo, e molti dei suoi postulati prefigureranno l’agenda globale.

Cosa può significare questo sviluppo tecnologico in tempo di Covid-19, che ha causato e continua a causare tante morti, sofferenze, angosce in milioni e milioni di persone, dove molti si sentono sconfitti, perdenti; ci saranno dei vincitori dal coronavirus che ne trarranno benefici immensi? Chi potrebbero essere i beneficiati? In quali parti del mondo? Una particolare attenzione viene stimolata dai raggruppamenti e dalle loro forme di insiemi complessi delle tecnologie che osserviamo chiaramente e parte di esse vengono utilizzate quotidianamente attraverso l’iper connessione permanente con le reti sociali di ogni tipo, Instagram, Facebook, Whatsapp, Tic Toc, ecc. ecc. Riceviamo informazioni ininterrottamente, senza tregua, tutto il tempo e spesso sono “colate” dalla fusione delle tecnologie, in un unico dispositivo “intelligente”, cellulare o orologio.

Un altro fenomeno caratteristico della “quarta rivoluzione industriale” si evidenzia dalla presenza di sistemi ciberfisici o dell’Internet, meccanismi controllati da algoritmi e integrati a Internet. In questi sistemi la fisica e i software sono intrinsecamente legati tra di loro, funzionano coordinatamente su diverse scale di tempo e spazio come nelle case, negli elettrodomestici, o nelle automobili (anche loro intelligenti).

gabinettiSe soffermiamo la nostra riflessione sul cambiamento che stiamo sperimentando, possiamo affermare che nulla è risultato così importante e utile come la "quarta rivoluzione industriale” per il Covid-19. I Centri per la Ricerca Scientifica, le Università, i Centri di Salute, il lavoro digitale da casa, telelavoro, le istituzioni e gli enti pubblici e privati si sono convertiti al lavoro in comune, si scambiano dati e informazioni in tempo reale, avviano studi in collaborazione, all’insegna della cooperazione senza più frontiere e spesso mossi dalla la solidarietà, per dare risposte orientate a frenare, ridurre e sconfiggere l’aggressione mortale del Coronavirus. L’accelerazione verso un mondo virtuale, prodotta dalla pandemia del Covid-19, introdotta a viva forza, ha indotto le persone a un nuovo modello di relazioni umane.

Pur se virtuale si sta aprendo un nuovo cammino per il futuro e occorre “camminare”, per qualcuno, e altri dovranno “correre” per non perdere l’ultimo vagone del lungo treno e rimanere indietro. Però, oltre a questa nuova forma di società che si sta consolidando attraverso il distanziamento tra le persone e l’isolamento fisico sociale, si presentano risposte con logiche che prefigurano un nuovo modello economico del capitalismo. Un modello, questo, che poco per volta ha preso il controllo sulla consolidazione della rivoluzione digitale e che risponde a quello che alcuni critici hanno definito “la uberizzazione della cultura”: a partire dalla cultura del lavoro, dove i lavoratori prestano la loro opera per svolgere attività semplici, senza alcun contratto di lavoro, per incarico, a chiamata, senza diritti permanenti. Sono in maggioranza giovani con livelli di istruzione medio alto, scaraventati verso una cultura algoritmica dove gli si dice che un lavoro temporale o sub contrattato darà loro maggior libertà, gestiranno personalmente l’orario di lavoro, e altri “valori” individuali occultando, vergognosamente, che questa incertezza lavorativa produrrà affanno, preoccupazione sul piano psicologico e impossibilità di acquisire esperienza, conoscenza sul piano professionale, vanificando gli sforzi e i costi economici sopportati per la preparazione teorica. Non tutto è inganno o occultamento di informazioni complete, c’è anche chi, onestamente, Doris Peter & Associati, riconosce che: “non necessariamente l’impiego sarà relazionato ai titoli di studio, neppure nel campo dell’esperienza e con ogni probabilità le condizioni salariali non saranno quelle attese”.

Questa pandemia getterà nelle gole profonde della “Gig Economy” molte persone, e dove si stabilizzerà senza alcun controllo normativo aprirà una nuova profonda breccia di disuguaglianze sociali. L’ottimismo generato per il miglioramento dei gradi di uguaglianza, ipotizzato, inerente all’informazione e alla conoscenza come una nuova forma di ricchezza, è venuta meno mentre aumentava la distanza tra ricchi e poveri in estese aree geografiche di tutto il mondo. Certo nessuno può negare che un certo miglioramento della vita di milioni di esseri umani si sia registrato in Paesi di diverse aree geografiche, sia in salute, come istruzione, e ingresso economico, ma, continueranno ad esserci intere popolazioni sprofondate nella miseria, nella povertà, nella disoccupazione endemica e nelle crisi economiche, e altri gruppi umani potranno comprare il biglietto, in volo privato, per “fare l’esperienza” nella stazione spaziale.

Gli eccessi che viviamo nel mondo sono sotto gli occhi di tutti. Senza dubbio non si deve tornare a rivivere il passato, ma rilanciare sempre una attitudine rivolta al futuro con una visione dell’orizzonte che si vuole raggiungere.  In fine, per dare una risposta ai quesiti posti all’inizio, non ci sono dubbi su chi si vedrà vantaggiato dal Covid.19, e i vincitori indiscutibilmente di questa tragedia sanitaria saranno le grandi compagnie di conglomerati tecnologici e il capitalismo digitale. Una prima conferma la troviamo tra le più recenti notizie di questi ultimi giorni dove appare un lavoro di ricerca sulle disuguaglianze che alimentano il numero dei morti per Covid-19, condotto da Jeffrey D. Sachs, professore dell’Università di Columbia. Vengono indicate anche le differenze di decessi avvenuti in Europa (Italia, Spagna, Inghilterra), Stati Uniti, Brasile, Giappone in rapporto al numero delle popolazioni per Paese e le disparità di ingresso, tra altri fattori (indice Gini), come ricordava Kate Pickett e Richard Wilkinson in “The Spirit Level e The Inner Leve”.

Oggi uno tra i ricchi che continua ad arricchirsi dall’inizio dell’anno, grazie al lavoro on-line è il fondatore di Amazon, Jeff Bezos, che accumula un “aumento di 49.000 milioni $ USA, grazie all’adozione del commercio elettronico- mentre i poveri perdono il lavoro e molto spesso la salute e la vita”. Con questa nuova forma di ricchezza si creeranno inevitabilmente nuove forme di governo, di potere.

Nessun fenomeno politico potrà sentirsi escluso da una voragine che trascina inarrestabilmente le volontà del “progresso”, senza esclusioni ideologiche, attraverso la concentrazione del potere, immettendo a viva forza, ad esempio, sui temi della sicurezza interna dei Paesi, gli apparati repressivi dello Stato, gli eserciti militari, le agenzie di intelligenza, e contro intelligenza, aprendo scenari cosi dinamici e mutanti da seguire con grande attenzione il ruolo e le funzioni delle grandi imprese associate della tecnologia digitale. 

Tags: disuguaglianze, innovazione, coronavirus

 


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