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Spunti per un nuovo modo di fare scuola

di: Laurana Lajolo

Dopo le norme di riapertura delle scuole, che fanno ancora discutere, è urgente riflettere sulla didattica e sui processi di formazione. La scuola di settembre sarà necessariamente diversa da quella di prima a causa del distanziamento, del numero di allievi per classe, dei luoghi alternativi alle aule e, non ultimo, a causa del gap educativo di molti studenti della didattica a distanza.

Il ripensamento del modo di fare scuola potrebbe essere molto proficuo, sia perché ci sono sperimentazioni di anni passati come quelle del tempo pieno, “strozzato” dalle cosiddette riforme successive, sia per quelle in atto, pionieristiche e isolate, ma altrettanto significative. Se si scelgono e si attrezzano adeguatamente i luoghi alternativi nei musei, nelle biblioteche, anche quelle scolastiche, in contenitori non utilizzati e ripristinati, va ripensato il processo educativo e l’impostazione per la formazione.

I luoghi culturali, spesso sono già dotati di percorsi didattici, hanno una loro identità precostituita che facilita la comprensione dei piccoli studiosi e allargano i loro orizzonti di percezione del bello, del passato, della tradizione. Basti pensare agli spazi museali allestiti in città e in provincia e si possono rivitalizzare alcune strutture culturali non abitualmente frequentate. Ma gli stessi enti devono adattarsi alle nuove esigenze della scuola, ampliando le loro offerte in termini di organizzazione di spazi e di proposte di studio.

Tutta la città potrebbe essere predisposta all’uso didattico e sociale. Penso alle piazze con le loro architetture, planimetrie, toponomastica e monumenti, che raccontano tanti periodi storici. Penso a laboratori  all’aperto come il lungofiume, i boschi, le vigne, le aree protette, penso all’impianto Gaia come educazione ambientale, la fruizione delle aree protette e del museo del Parco Paleontologico, Oasi WWF Villa Paolina e così via.

Si può dire che sono cose facili da immaginare ma non agevoli da attuare, è vero, ma questa è un’occasione straordinaria e eccezionale che va sfruttata con nuova creatività e con tutte le competenze non solo dei docenti, ma di progettisti, di organizzatori culturali, di educatori, di pedagogisti e psicologici, di sociologi, di amministratori. Insomma va investita la comunità di una grande responsabilità nei confronti delle nuove generazioni.

Fare una scuola intelligente e appassionante, sostenibile e amichevole è un grande investimento non solo nei confronti dei ragazzi, ma di tutti noi e i docenti possono essere protagonisti del cambiamento.

Tags: scuola, innovazione, coronavirus, didattica

 


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