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Agli amici del CEPROS e a quanti vorranno leggerci

di: Maria De Benedetti

Permettete a una vecchia di 91 anni di esprimere il proprio sconcerto ogni volta che la Chiesa Cattolica, a cui appartengo nonostante tutto, si abbandona a un suo atteggiamento purtroppo dominante: denunciare la persecuzione subita. Tra i rappresentanti più accreditati della istituzione ecclesiastica vedo che persiste il bisogno di sentirsi perseguitati, al fine di poter reagire con la voluta acrimonia.

Purtroppo in questo momento noi siamo stati e siamo tuttora testimoni della strategia di costruire un nemico – e la connessa pericolosità – al fine di radunare folle ansiose e convinte sotto le ali protettrici di qualche aspirante dittatore. Di conseguenza le persone che vorrebbero continuare a ragionare, si trovano strette tra due opposti bisogni di violenza: la difesa dal nemico, e la difesa dal persecutore.

Di fronte al grido di dolore del Cardinale Bagnasco che ha accusato un decreto di emergenza di attentato alla libertà religiosa, non si può che chiedere un ritorno alla moderazione e al realismo. Forse è troppo chiedere a persone ormai consolidate in una visione della propria missione e pertanto meno disponibili a rimetterla in questione di fronte all’emergenza, di proporsi come collaboratori di un progetto innovativo per mantenere il rapporto con i fedeli e nello stesso tempo rinnovare l’immagine di una disponibilità all’aiuto.

Non si tratta perciò di rivendicare un prestigio da rispettare ma di esigere (questo sì) un ruolo di collaborazione per la necessaria e urgente invenzione di nuovi modelli di religiosità sociale.

Tutti noi siamo pertanto corresponsabili di dare un contributo in questa prospettiva.

Asti, 30 aprile 2020
 
 

Tags: Chiesa cattolica, religione, coronavirus

 


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