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Quanto ci sta rivelando il coronavirus?

di: Marco Castaldo

Il Covid-19 è molto più che un virus estremamente contagioso, anche se con una bassa letalità. Esso, infatti, a saperlo interpretare, ci sta suggerendo molti temi di riflessione e di approfondimento.

● Il Covid-19 innanzitutto ci sta ricordando che siamo tutti uguali; è un virus molto democratico. Colpisce indifferentemente ricchi e poveri, intellettuali e persone comuni, dirigenti e operai. Questo dovrebbe ricordarci che non sempre la condizione economica ci mette al sicuro dagli eventi naturali e dalle nostre paure.

● Il Covid-19 ci fa comprendere quanto sia importante il sistema sanitario pubblico e universale che permette l’accesso ai servizi per la tutela della salute in maniera incondizionata a tutte le classi sociali evitando le speculazioni delle grandi case farmaceutiche e delle compagnie di assicurazione private. Credo che se il contagio colpirà anche gli Stati Uniti d’America, avremo modo di vedere situazioni decisamente più difficili da gestire con umanità, rispetto al nostro sistema sanitario.

● Il Covid-19 ci dimostra, al contempo, che la Comunità Europea continua ad essere un semplice raggruppamento di Paesi che si scambiano merci e che intrattengono rapporti economici tra di loro, ma che è ancora totalmente inadatta a strutturare ed organizzare una politica sanitaria condivisa, che non dispone di un esercito e di una Protezione Civile comunitaria per affrontare le emergenze europee, che non è in grado di imporre regole precise e stringenti per evitare nazionalismi e sovranismo che inficiano la gestione delle problematiche comuni. Si veda, a questo proposito, quanto sta succedendo in Francia e in Germania relativamente alla decisione di non permettere oltremodo l’esportazione di prodotti sanitari di prima emergenza (mascherine, occhiali, caschi ed ossigeno, etc.) per poter gestire eventuali emergenze in totale autonomia nazionalistica.

● Il Covid-19 sta svelando la fragilità del libero mercato e dovrebbe farci riflettere sull’opportunità di rivedere profondamente il concetto della supremazia dell’economia e della finanza sulla qualità della vita, sul rispetto dei tempi naturali delle persone e dell’ambiente.

● Il Covid-19 ci sta facendo capire che la vita degli esseri umani è più preziosa dell’andamento dell’economia e ci sta facendo cambiare abitudini e, forse, ci obbligherà a farlo ancor di più in futuro. Ci sta facendo lavorare tutti di meno, ci sta insegnando che la solitudine e la capacità di stare da soli senza impazzire non è così impossibile. Ci sta facendo riscoprire i valori delle vecchie abitudini che non sono sempre da buttar via perché vecchie; leggere, condividere informazioni e momenti di familiarità, il tempo di cucinare qualcosa che non sia il piatto pronto surgelato. Ci sta insegnando l’arte del risparmio: meno aperitivi e meno colazione al bar, meno movida, meno discoteche e meno frastuono che significa, se si è capaci di apprezzarlo, la possibilità di riflettere di più sulle priorità della nostra vita.

● Il coronavirus ci ha anche fatto riscoprire una politica più ragionata, condivisa, rispettosa dei ruoli e la capacità di fare fronte comune, maggioranza e opposizione, per trovare soluzioni utili al sistema Paese. Ci ha indicato, altresì, gravi ed importanti falle nel nostro sistema di comando che, inevitabilmente, si ripercuotono sull’efficacia e sulla velocità operativa dei provvedimenti intrapresi dal Governo centrale. I personalismi e gli interessi, talvolta anche legittimi, delle amministrazioni locali impediscono la tempestività delle decisioni e le rendono difficilmente attuabili.

● Ancora una volta dobbiamo constatare che coloro che ci salveranno la vita sono quelle persone che dedicano la loro quotidianità alla cura delle persone. Pensiamo agli infermieri, agli operatori sociosanitari, ai medici, ai ricercatori; tutte figure che spesso non vengono valutate sufficientemente per il loro lavoro e per il loro valore, ma che si dimostrano essenziali nei momenti difficili e di emergenza.

Penso anche, però, alle tante persone, nella maggior parte dei casi stranieri, che si prendono cura dei nostri anziani e delle persone che hanno bisogno di assistenza continua perché non autosufficienti. Donne e uomini che, a dispetto delle disposizioni emanate per poter ridurre il contagio, ogni giorno si avvicinano a noi per accudirci, lavarci, vestirci, imboccarci e curarci. Sono figure molto spesso purtroppo trasparenti che sono a forte rischio di contagio e che vivono, inoltre, una maggiore condizione di solitudine e di ansia causata dal timore di non sapere quando poter tornare a casa dalle loro famiglie di origine e con la preoccupazione di ciò che può accadere ai loro cari.

● Credo proprio che il coronavirus abbia tanti meriti e mi auguro che tutti noi saremo in grado di cogliere questa opportunità di riflessione e di revisione delle nostre priorità, come mi auguro, inoltre, che gli italiani imparino un po’ di quella disciplina e quel senso di responsabilità civica che culturalmente ci rende estremamente più fragili rispetto ad altre realtà in cui l’autorevolezza e l’autorità delle istituzioni sono considerate valori assoluti da seguire con estremo rispetto.

I nostri nonni e i nostri padri hanno dovuto sopportare ben di peggio che dover rinunciare ad un aperitivo in compagnia. Impariamo dalla storia che è la nostra memoria.

 

Tags: politica, società, coronavirus

 


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