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Mombercelli: anche gli insegnanti a scuola di ecologia

di: Domenico Bussi

Il corso per insegnanti

Nella prima parte dell’anno scolastico si è avviato alle Scuola media Costanzo Zandrino di Mombercelli facente parte del plesso dell’istituto comprensivo di Montegrosso diretto da Emanuela Tartaglino, il corso di formazione per insegnanti. Essendo gli argomenti trattati fonte di interesse generalizzato per la loro grande attualità, la partecipazione è stata consentita a tutti. A parlare del progetto è stata la professoressa Susanna Mazzetti che ha spiegato come gli incontri assai articolati siano stati realizzati grazie alla collaborazione con altri enti ed associazioni del territorio come il Parco paleontologico astigiano ed il Gruppo escursionisti di Mombercelli. Con essi si è formata una sinergia d’intenti e d’azione le cui proposte hanno destato interessi ben oltre al personale del mondo della scuola per il quale erano state originariamente pensate.

Al primo incontro, avvenuto nei locali della scuola media, ha così potuto partecipare un pubblico eterogeneo caratterizzato però da un comune denominatore: l’interesse per la natura e soprattutto la sua salvaguardia. Durante il suo svolgimento la dottoressa Alessandra Fassio, responsabile della didattica del Parco Paleontologico, ha introdotto i partecipanti al mondo della paleontologia facendo particolare riferimento ai fossili “astigiani” tra cui la balenottera ed il mastodonte affiorati poco più di mezzo secolo fa durante i lavori di impiantamento di vigne a Vigliano e Mombercelli; battezzati rispettivamente in memoria del luogo di ritrovamento Viglianottera e Biagiodonte (da San Biagio patrono di Mombercelli) la prima è ora esposta nel museo paleontologico astigiano ed il secondo in attesa che si decida sulla sorte delle sue ossa. Questi sono gli esemplari di punta del ricco patrimonio fossilifero osservabile in molti affioramenti sparsi per la vallata dove l’attività umana o gli sconvolgimenti naturali li hanno fatti affiorare esposti nel susseguirsi di caratteristiche stratificazioni che nella loro parte più remota risalgono al pliocene.

Ma gli incontri non comportano soltanto teoria poiché per ogni appuntamento in sala conferenze è prevista un’uscita sul campo guidata da Piero Oldano, operatore naturalistico ed accompagnatore del Cai.

Queste iniziative a “doppio appuntamento”, già sperimentate con successo in collaborazione e per conto dell’associazione “Camminare e non solo”, permettono di prendere coscienza della complessità del territorio astigiano e della sua evoluzione a partire dalle origini, vedendone e potendone toccare con mano la storia geologica. Si parte infatti dall’esame dei sedimenti contenenti numerosissimi fossili fino a giungere alla biodiversità contemporanea garantita da un ambiente vario formatosi nel corso di milioni di anni dove acqua e terra spesso si sono incontrare e, complici i “rubesti tremoti”, anche scontrate (ed ancora lo fanno) favorendo la formazione di ecosistemi tanto delicati quanto interessanti.

La prima uscita ha avuto come meta il geosito “La crociera” nel comune di Cortiglione dove un affioramento fossilifero venuto alla luce durate un opera di scavo è stato appositamente attrezzato per fini didattici; lì si può agevolmente mostrare le caratteristiche del Bacino pliocenico astiano testimoniato dai numerosi affioramenti di sabbie e argille ricche di reperti paleontologici: dalle conchiglie di molluschi bivalve ai resti di mammiferi marini risalenti all’ultima manciata scarsa di milioni di anni del Cenozoico.

L’età del pianeta

Se far capire il dove, quando si parla di paleontologia, può essere ancora alquanto semplice pur essendo i luoghi assai mutati nel corso dell’evolversi delle ere od anche soltanto periodi geologici, così non è nel dover comprendere il “quando“ un evento si è verificato. La mente umana, normalmente abituata a trattare di giorni, mesi ed anni di cui ha diretta esperienza, comincia a perdersi non avendo termini di paragone diretti quando sia necessario parlare di secoli, millenni ed ancor più milioni di anni fino ad immaginare, complici i cartoni animati, gli antichi sauri, detti impropriamente antidiluviani, come animali di affezione per ominidi già avviati sulla strada dell’evoluzione, cosa impossibile, ma che invece avrebbe potuto essere, se non fossero stati di ostacolo la ferocia o la mole, le tigri dai denti a sciabola o i mastodonti vissuti parecchi milioni di anni dopo all’era dei grandi rettili.

Per avere un senso del tempo, almeno in prospettiva, potrebbe essere utile immaginare l’età del Pianeta, stimata in circa 4,5 miliardi di anni, ridotta nell’arco di una giornata. Arrotondando per comodità non saremmo lontano dal vero affermando che un “eone”, cosi gli addetti ai lavori chiamano i miliardi di anni, è proporzionalmente equivalente a poco più di cinque ore: trecento minuti in tutto e, riducendo ancora, diciotto mila minuti secondi; considerando quindi che un miliardo equivale a mille milioni, un milione di anni nel nostro prospetto equivarrà a diciotto minuti secondi. Grosso modo il Pliocene, se l’esistenza della Terra viene considerata di un giorno, è durato all’incirca da novanta a trenta cinque secondi fa insomma da un minuto e mezzo a mezzo minuto fa; i grandi rettili si sarebbero estinti un quarto d’ora prima dopo avere dominato incontrastati per un periodo di poco più di tre quarti d’ora. Ben poca cosa rispetto alla sviluppo del Pianeta azzurro che in così breve tempo ha comunque visto continenti e mari rimodellare in continuo la sua geografia mentre l’incessante alternarsi di periodi gelidi e torridi guidavano l’evoluzione verso lo status che conosciamo oggidì.

Le condizioni attuali dovrebbero essere l’oggetto dei due prossimi doppi appuntamenti in calendario per la primavera 2020, articolati in un incontro propedeutico di sola teoria seguito da un’esperienza pratica.

Il primo è previsto per Venerdì 17 Aprile e avrà per tema “Vegetazione, flora e paesaggio. Gli artisti del territorio”. Sarà relatore  Francesco Ravetti divulgatore scientifico che avvalendosi della lunga esperienza maturata come guardia parco, ora a riposo, si ripropone ancora di avviare il pubblico alla scoperta del bosco avventurandosi lungo i percorsi del Parco per compiere un viaggio sorprendente immersi nella natura e scoprire ad ogni curva del sentiero il panorama di un nuovo e diverso. Tutto ciò sarà sperimentato il giorno successivo quando, seguendo i consigli degli accompagnatori, si scoprirà il magico mondo degli alberi e dei piccoli abitanti della foresta che racconteranno tutto della propria storia che è poi parte di quel contesto naturale che ha necessità di un concreto impegno da parte di tutti per essere salvaguardato.

Il programma si concluderà con gli incontri di Venerdì 5 Giugno in aula e Sabato 6 nuovamente nel Parco di Rocchetta dove l’idrobiologo Tiziano Bo introdurrà alla biodiversità dei corsi d’acqua presentando la rete fluviale, anche quella minore e tributaria del Tanaro che ha modellato valli e convalli della riserva. Anche un piccolo rio può essere considerato una vera e propria “autostrada del territorio” lungo la quale tante specie possono espandere il loro ambiente di sviluppo. I partecipanti faranno la conoscenza delle diverse forme di vita delle acque dolci stagnati o correnti la cui osservazione è fondamentale per stabilire il livello di qualità ambientale.

L’iniziativa nel suo complesso ha ottenuto il plauso di Gianfranco Miroglio, storico presidente prima dell’Ente parchi astigiani ed ora del Parco paleontologico, senza il quale una tale fattiva opera volta alla salvaguardia degli equilibri ecologici non si sarebbe forse neanche potuta immaginare. Memoria storica di quanto fatto nei recenti lustri, egli considera un passo importante coinvolgere nel discorso, anche con la collaborazione dell’Osservatorio per la sostenibilità dell’Astigiano costituito quest’anno, non soltanto le giovani generazioni come da tempo avviene, ma anche gli adulti specialmente quando siano come in questo caso insegnanti preposti all’istruzione ed educazione.

Questa collaborazione con la scuola media ed il gruppo di escursionisti di Mombercelli non è comunque cosa isolata poiché sono in programma anche una serie di interventi in collaborazione con l’Università della terza età di Canelli e Nizza che permetteranno agli iscritti di partecipare a numerosi incontri di cui già si conosce un parziale calendario volti prima alla conoscenza del territorio e poi alla sua salvaguardia.

 

Tags: storia, scuola, paleontologia

 


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