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DOSSIER Covid 19 in America Latina: Messico, Belice, Guatemale, Honduras

di:  Willy Rizzolari dal Costarica

La situazione COVID 19 in America Latina

C’è molta informazione su come, chi, dove, quando, si è sviluppato, si combatte, resiste, quanti ha attaccato il coronavirus e quanti si sono salvati.

Informazioni degli scienziati, giovani ricercatori, tecnici della salute, volontari, giornalisti, politici e amministratori di Paesi e città, donne e uomini, con prese di posizione ferme ma senza fuorvianti allarmismi, in altre parole corrette per chi vuole ascoltare, in questo periodo particolare, esortazioni, ammonimenti che incoraggiano e attenuano i colpi e i contraccolpi necessari dei cambiamenti di vita quotidiani, l’interruzione della routine e il vero timore che esiste.

Tra queste voci si infiltrano le raccomandazioni di apprendisti stregoni, inviti dalla “musica” di pifferai di Hamelin, mercanti della sanazione del corpo e salvazione dell’anima, “ma questa è un’altra storia”. Ci troviamo, spesso nostro malgrado, immersi in un coacervo di informazioni di regole buone, affidabili da seguire, “le cose da fare”, e pratiche cattive, false, inaccettabili da rifuggire provenienti dai diversi punti dell’Orbe.

Per l’America Latina, la tempestività e la serietà di ogni nazione che affronta il rischio è varia e disomogenea, ci sono zone afflitte, con forti restrizioni governative, esigenza di isolamento e coprifuoco; altri paesi semplicemente fanno raccomandazioni e la gente esce a passeggiare per le strade, riempiono gli armadi di casa di prodotti commestibili di tutti i tipi, altri ancora considerano che non si trovano in stato di pericolo (qui ricordo i casi di Inghilterra e USA, Brasile).

 

DA NORD A SUD

Messico

Messico è uno dei Paesi della regione che meno misure di restrizioni ha imposto per frenare la pandemia. Mentre abbraccia e bacia donne e bambini, Il Presidente Andrés Manuel López Obrador, è artefice di una strategia, quanto meno curiosa per affrontare il virus.

Per il contenimento della diffusione, l’assistenza sanitaria per i contagiati e l’appoggio economico-sociale alla popolazione, ha disposto e avviato tre fasi di attacco.

 Fase1: mobilitate le rispettive diplomazie, messicana e USA, per un accordo di limitazione del transito delle persone agli incroci di frontiera terrestre per motivi non essenziali, sospendendo l’accesso a turisti, mantenendo però aperti gli aeroporti per i voli aerei provenienti da tutto il mondo.

 Fase 2: mobilitati Esercito e Marina Militare per stabilire piani di congiuntura e appoggio alla popolazione. Per questi “piani”, non meglio definiti, viene creato un fondo di 125 milioni di $USA. Vengono sospese le lezioni scolastiche, durante un mese, dal 20 marzo al 20 aprile. Per gli arrivi dei passeggeri agli aeroporti e porti marittimi, sempre aperti e attivi, si istituisce un controllo aleatorio (a caso) dal 23 marzo al 19 aprile. Inoltre, con uno slogan carpito a qualche sana istituzione caritatevole, istituisce la Moranda de Sana Distancia (La giornata della sana distanza).

dal 23 marzo al 19 aprile, sospendendo le attività non essenziali, la riprogrammazione delle attività ricreative e culturali con presenze e partecipazione di massa. Rimane attivo, senza modificazioni restrittive, il trasporto pubblico.

Fase 3: Messico si appresta a mettere in atto le misure derivanti dall’esperienza vissuta nel corso della pandemia dell’influenza, classificata come AH1N1, del 2009. Le persone sospette di contagio entrano in quarantena per due settimane come stabiliscono le linee guida dell’OMS.

Il sottosegretario alla Salute Hugo López-Gatell, in una intervista rilasciata a metà marzo a “BBC Mundo”, dichiara: Non esistono elementi per dichiarare uno stato di emergenza sanitaria nel Paese. Non esiste alcuna dimostrazione scientifica che le misure estreme possano aiutare a diminuire il rischio di trasmissione.

Il sottosegretario, responsabile epidemiologico della Sanità, ricordando che visse in maniera diretta la pandemia dell’influenza del 2009, asserisce: Un elemento cruciale è la disciplina, l’ordine, la chiarezza dell’informazione e la trasparenza”.

Naturalmente ci sono le critiche degli specialisti in malattie infettive che con garbo e coscienziosità professionale avvertono che la pandemia può smentire le autorità. Il professore Francisco Moreno manifesta la seria preoccupazione per "la mancanza di diagnosi. Se in México ci sono casi non denunciati, la propagazione della malattia sarà brutale”.

Centro America

Belice

Il Belice è un piccolo Paese, per estensione geografica e numero di abitanti, situato all’estremo NORD-EST della regione del centro americana, da anni fortemente impegnato a lottare contro la malaria riuscendo in 17 anni, dal 2000 al 2017 a ridurre i casi autoctoni del 99%.

Le prime misure governative contro Coronavirus 19, vengono presentate a marzo 2020 dal Governatore Generale. Il primo caso di infezione in Belice si è registrato il 23 marzo. Le principali misure a tutt’oggi operanti riguardano il movimento di persone da e per il Belice: chiusura delle frontiere terrestri all’entrata del Belice, con eccezione della frontiera Nord di santa Elena-Corazal e dell’aeroporto internazionale Phillip Goldson (Belice City). Tutte le persone che abbiano viaggiato negli ultimi 30 giorni dalla Cina, Hong Kong, Iran, Giappone, Corea del Sud e Europa non potranno entrare in Belice. Tutti i cittadini e residenti in Belice che rientrano dall’estero saranno collocati in autoisolamento al momento del loro arrivo.

Nel comunicato ufficiale del Ministero viene ribadito: Oltre alle misure già adottate, il Governo del Belice incrementerà da subito le restrizioni e le raccomandazioni per i residenti e non residenti dell’isola di San Pedro¹ con il fine di evitare il contagio comunitario.

Da segnalare, l’invio di una brigata di 60 specialisti della cooperazione medica cubana per lavorare al fianco del personale sanitario del Belice come avvenuto in Italia, Jamaica e Venezuela.

Purtroppo queste misure non sono state sufficienti per evitare l’entrata del virus nel Paese.

Guatemala

All’inizio di marzo il Presidente della Repubblica del Guatemala, Alejandro Gianmattei, rende obbligatorie le prime misure per contrastare il coronavirus. Dichiara lo Stato di Calamità.

Tra le misure adottate si proibisce e si suggerisce: le attività sportive si realizzeranno a porte chiuse; vengono sospese le scuole classi per 3 settimane, tutte le attività religiose, le feste patronali; sono proibiti gli assembramenti delle persone e le riunioni pubbliche e private con presenza di più di 100 persone.

I cittadini o i residenti negli USA non potranno entrare sul territorio nazionale. Tutti gli ospedali pubblici e privati hanno l’obbligo di assistere tutte le persone infettate con segnalazione obbligatoria al Ministero della Sanità.

Le misure, recentemente sono state rese più drastiche con l’invito a rimanere nella propria casa, con divieto di circolazione ricreativa, sociale o famigliare sia per via terra, marittima, aerea, restrizione al trasporto con eccezione a veicoli trasportatori di alimenti e combustibili e altri con autorizzazione; proibita la vendita e consumo di bevande alcoliche in luoghi pubblici. E’ iniziata la distribuzione di alimenti alle persone con necessità.

La Semana Santa, in tempi normali, è considerata festiva ed è l’occasione per le famiglie di recarsi a trovare amici e parenti che abitano in altre città, trascorrer qualche giorno in villeggiatura, al mare o in luoghi di svago e ricreazione. Questa tradizione festosa si inserisce nelle cerimonie religiose cattoliche cristiana: processioni, rosari, liturgie, diffuse in tutti i Paesi centro del centro America. Il Presidente Alejandro Gianmattei ha voluto ricordare la tradizione ricordando: Tendremo una Semana Santa en abstinencia. (Avremo una settimana santa in astinenza)

Honduras

Il Paese al sud del Guatemala, all’est con l’oceano Atlantico, al nord del Nicaragua, all’ovest con il Salvador e un piccolo litorale sull’Oceano Pacifico. Qui le prime misure da contro il virus sono iniziate nelle prime settimane di febbraio con un decreto esecutivo per rafforzare le azioni di prevenzione e controllo per un vettore portator del denghe  (zanzara della febbre gialla, così la chikunguña, la Zika e il Virus Mayaro).

Si è dichiarato lo Stato di Emergenza in tutto il Territorio Nazionale con incremento delle azioni di sorveglianza e prevenzione, ma il primo provvedimento operativo è di un mese dopo: evitare l’agglomerazione di persone in vie pubbliche, chiese, scuole;  vengono sospese le scuole materne, elementari e medie per due settimane; limitati gli ingressi al paese per stranieri provenienti da località con alta percentuale di incidenza del virus.

Vengono poi introdotte la libera circolazione, le libertà di associazione e libertà di espressione, con eccezioni per funzionari pubblici e altri con fini specifici in relazione a commercio e industria.

Alcuni decreti si riferiscono alle attività economico-produttive, ai servizi sociali, acquisti di prodotti sanitari e di protezione individuale, regolamentazione per emigranti, nuove misure per banche e finanza, istituzione del coprifuoco dalle 7.00a.m. alle 4.00p.m.

Aumentano le persone infettate e i decessi e il Presidente Juan Orlando Hernández avverte che “questo è solo l’inizio  e la cosa diventerà sempre più difficile . Anche

la Ministra della Sanità e alcuni suoi collaboratori sono stati contagiati.

E’ stata segmentata la popolazione sulla base dei numeri dei documenti personali per stabilire i cittadini che possono accedere all’acquisto di alimenti, medicine, benzina e altri beni di consumo, durante tre giorni della settimana, dalle 9.00a.m. alle 3.00p.m. utilizzando l’ultimo numero del documento. Le persone dai 65 anni in poi possono muoversi per la spesa tutti giorni dalle 7.00a.m. alle 9.00a.m.

Tutti i veicoli privati sono interdetti alla circolazione stradale nei giorni di martedì, giovedì, sabato e domenica, le stesse modalità di proibizione si applicano alle persone in tutto il paese. Il coprifuoco resterà in vigore fino al 12 aprile 2020.

il Presidente, Juan Orlando Hernández ha ordinato: I governi locali devono ubicare terre idonee per realizzare fosse comuni nel caso si renda necessario seppellire in modo intensivo il numero di cadaveri che eccedono le capacità di accettazione dei cimiteri attuali.

In diverse città del Paese, dalla capitale Tegucigalpa e la città costiera di San Pedro Sula, la gente non ha osservato alla lettera le regole di allontanamento fisico sociale o l’orario del coprifuoco.

Tags: diritti civili, coronavirus, America Latina

 


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