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Morales in esilio

di:  Willy Rizzolari dal Costarica
«Bisogna pensare a modelli diversi di società rispetto al capitalismo. Non è accettabile che nel XXI secolo alcuni paesi e multinazionali continuino a provocare l'umanità e cerchino di conquistare l'egemonia sul pianeta. Sono arrivato alla conclusione che il capitalismo è il peggior nemico dell'umanità perché crea egoismo, individualismo, guerre mentre è interesse dell'umanità lottare per cambiare la situazione sociale ed ecologica del mondo.» Evo Morales (primo presidente della Bolivia di famiglia inigena).

Evo Morales, con un risultato elettorale presidenziale a suo favore del 20 di Ottobre, ma contestato da alcuni organismi internazionali, tra questi l’Organizzazione degli Stati Americani (OEA), dopo aver accettato una nuova tornata elettorale, ha deciso di lasciare il Paese, Bolivia, e rifugiarsi in Messico. Rinuncia quindi alla presidenza e viene accolto, nel Paese del Nord Latino Americano, come esiliato politico. Nel frattempo polizia e militari si uniscono (rieccoli) in un solo blocco armato occupando strade e luoghi pubblici per “ristabilire l’ordine” e decretare il coprifuoco.

In un messaggio diffuso dai social, Morales esprime la sua “gratitudine al governo e al popolo messicano per accoglierlo per salvagli la vita. Addolorato nell’abbandonare il suo Paese per ragioni politiche è però sempre pronto a riaccendere la lotta politica con più forza e energia”. Oltre a Evo Morales 20 tra funzionari e legislatori hanno trovato asilo nell’Ambasciata messicana nella capitale, La Paz.

Dalle terre comunitarie degli altipiani, dalle terre orientali tropicali, dalle foreste tropicali, gruppi indigeni delle 40 etnie che vivono nel Paese, (molti di questi nel 1990 hanno partecipato alla “ marcia per il territorio e la dignità”), contadini delle pianure dello Stato Plurinazionale della Bolivia, si stanno mobilitando in direzione della città dell’altopiano, oltre i 4000 m., El Alto, seconda città con maggior popolazione, in appoggio a Morales.

Nei 14 anni di governo Morales queste popolazioni hanno visto ridurre la povertà assoluta di 12 punti tra la loro gente, il PIL, nella permanenza dei 14 anni di Governo,  è cresciuto a una media del 4% e per la fine di quest’anno si stima una ulteriore crescita al 4,1%. Non si può non riconoscere che le comunità andine hanno goduto di una miglior assistenza sanitaria, di miglioramenti nelle infrastruttureabitative e viabilità, accesso all’istruzione.

A queste voci economico-sociali positive fanno riscontro le negatività strutturali della giovane democrazia di questo Paese, quali: l’alto indice di corruzione all’interno della classe dirigente, il narcotraffico, l’intreccio ambiguo tra pubblico e capitale privato (in particolare nell’agroindustria), il congelamento o l’esclusione della partecipazione indigena ai processi produttivi dell’agro, ecc.

Con questo quadro di riferimento generale e nella situazione di stallo della democrazia attuale o addirittura da non escludere, un evolversi a guerra civile. L’unica voce giunta ai media è quella dell’ex Presidente, avversario di Morales nella campagna elettorale, Carlos Mesa, il quale informa, preoccupato, chiedendo soccorso alla polizia, che “... una turba violenta si dirige verso l’abitazione dove vivo con l’intenzione di distruggerla”. Diverse sono le reazioni ufficiali di personalità politiche con funzione di mandato elettorale o ex governanti. L’ex Presidente del Costa Rica, Guillermo Solis (2014-2018), qualifica che la “...rinuncia  (Evo Morales) è dovuta a un colpo di Stato”, segnala che questa rinuncia è il risultato di errori negli anni della Presidenza di Evo Morales. Nonostante ciò “...ripudio, come democratico, il colpo di Stato e spero in un rapido e pacifico ritorno all’ordine costituzionale”. Sul colpo di Stato, in sintonia con Solis, si ritrovano alcuni Presidenti latinoamericani: per Cuba Miguel Díaz-Canel, per il Venezuela Nicolás Maduro, per l’Argentina il nuovo Presidente eletto Alberto Fernandez, il Presidente del Messico Andrés Manuel López Obrador garantisce la posizione del suo Governo per la salvaguardia della libertà, la sicurezza, la protezione della vita e dell’incolumità fisica del Presidente Evo Morales.

Ancora una volta siamo costretti a constatare che l’ultima parola si fa sentire con le armi in pugno dei “rieccoli”, esercito e polizia, senza però dimenticare di chiedersi se non ci sarà, al momento, chi da “dietro” tira le fila.

Tags: democrazia, Bolivia, capitalismo

 


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