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Il gelo morale e culturale

di: Laurana Lajolo

Avevo otto anni quando ho visto per la prima volta le fotografie dei sopravvissuti dei Lager e mi aveva colto un gelo interiore, che ho riprovato in seguito, leggendo e ascoltando testimonianze, vedendo film, sentendo sproloqui antisemiti e razzisti. Quel gelo veniva da un rifiuto morale prima che culturale e storico.

Ma la prima volta che mi sono scontrata con un’affermazione antisemita fu al liceo Beccaria di Milano. Nella mia classe di prima liceo, nel banco davanti a me, sedeva Gaudia Guastalla, una ragazza brillante e molto socievole. Nessuno di noi aveva mai fatto caso al suo cognome, ma un giorno, tornando dai bagni durante l’intervallo Gaudia aveva le lacrime agli occhi e il viso arrossato e indurito. Nei bagni aveva letto una scritta contro gli “sporchi ebrei”. Ebbe la forza di raccontarci la storia della sua famiglia, scomparsa ad Auschwitz. Si erano salvate solo lei e la sorella che avevano trovato un rifugio in Svizzera. Facemmo subito un giornale di classe e raccontammo a tutti gli studenti quella storia, che suscitò unanime solidarietà.

Ma l’antisemitismo e il razzismo di matrice fascista riemerse più volte nell’Italia democratica, sempre condannato e rifiutato con larga partecipazione di politici, intellettuali e della popolazione.

Ora il clima politico e sociale è molto diverso: è “consentito” scrivere e gridare slogan infami con reazioni convinte e altre formali, perché non si fa nulla di concreto, nonostante la legislazione vigente consenta interventi significativi. Dopo venti anni di giornate della memoria mi pare che sia più diffusa l’ignoranza che la conoscenza e questo mi fa molto riflettere su come anche un dramma come la Shoah possa diventare una “ritualità” una volta all’anno, mentre si dovrebbe ampliare e approfondire lo studio della storia e la diffusione della cultura dei diritti umani.

Nazismo e fascismo crearono con l’antisemitismo il “nemico interno” e le posizioni razziste contro i migranti è una nuova creazione del nemico per scaricare il disagio sociale e l’insicurezza personale. Per questo sembra far presa in diversi strati sociali, che si accontentato di risposte facili e immediate e non superano la barriera dell’ignoranza.

Al di là dei fatti storici precisamente documentati, dovremmo tutti riflettere, ripercorrendo per esempio le vicende di una città come Asti. Quando la comunità ebraica è stata emancipata dallo Statuto di Carlo Alberto (1848) si è integrata nella comunità sociale sentendosi a pieno titolo astigiana. Ci sono personalità della storia italiana come Isacco Artom, giovane universitario che partecipa alle battaglie di Curtatone e Montanara per l’indipendenza dell’Italia e poi diventa consigliere del ministro Cavour, come i benestanti Artom e Ottolenghi che costruiscono il Teatro Alfieri, come il conte Leonetto Ottolenghi, l’ultimo mecenate della città, come Paolo Debenetti, studioso di  grande spessore, come medici, avvocati, commercianti, banchieri che hanno collaborato allo sviluppo della comunità astigiana.

Anche se vogliamo stare in “piccoli” confini, constatiamo che la “mescolanza” è portatrice di buoni frutti per tutti e che i “nemici costruiti” sono parte di noi.

Tags: antisemitismo, disagio sociale, ignoranza

 


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