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Cosa fa il giornalista?

di:  Laurana Lajolo

Incontro con Giovanni Minoli

Nella cornice dell’affascinante giardino di Palazzo Crova a Nizza Monferrato è avvenuto il 29 agosto, nell’ambito del Festival “Attraverso”, un incontro molto piacevole perché molto intelligente con Giovanni Minoli. Minoli non ha nascosto la sua simpatia per la personalità politica di Craxi, che, a suo dire, gli è costato l’allontanamento dalla Rai dopo Tangentopoli, ma è rimasto un sostenitore convinto del servizio pubblico al cittadino, che viene considerato dalle tv commerciali semplicemente un “consumatore”.

Raccontando la sua carriera, Giovanni Minoli mi ha fatto misurare la differenza tra un cronista e un giornalista, tra un estensore di comunicati stampa e un elaboratore di notizie.  

Minoli ha innovato il giornalismo televisivo con “Mixer”, programma molto seguito anche per la sua capacità di fare interviste interessanti e laboratorio di giornalisti come Bianca Berlinguer e Milena Gabanelli.

Con “La storia siamo noi” ha messo a punto una modalità originale di fare divulgazione storica con una ricaduta sull’attualità. Con “Quelli della notte” ha studiato, insieme ad Arbore, una nuova formula dello spettacolo di intrattenimento con personaggi che rispecchiavano le caratteristiche delle diverse regioni italiane e con un’improvvisazione di conduzione del tutto studiata.

Dopo l’uscita dalla Rai, ha progettato e seguito la sceneggiatura di “Un posto al sole”, la soap opera più fortunata, nelle cui vicende e nei protagonisti. gli spettatori  riconoscono se stessi e le loro esistenze A questo proposito Minoli ha tenuto a sottolineare come la produzione culturale di quel programma abbia aiutato lo sviluppo dell’occupazione a Napoli (sede del centro di produzione) più che insediamenti industriali. Utilizzandosi le peculiarità creative ed espressive della città, si sono formate nuove professionalità nel campo dello spettacolo televisivo.

La televisione quindi deve raccontare e interpretare situazioni e evoluzione dei costumi della società, non per favorire l’evasione, ma per aiutare la comprensione della realtà, facendo perno sulle emozioni e anche sul divertimento.

Per quanto riguarda l’informazione, Minoli ritiene doveroso che sia, tramite fonti e notizie ragionate, anche formativa dell’opinione pubblica, senza fermarsi alla comunicazione politica gridata con un tweet dietro l’altro, dove le parole risultano più veloci dello stesso pensiero di chi scrive e, di conseguenza, di chi ascolta.

Ha fatto anche una carrellata molto interessante sul ruolo della piazza: da luogo delle manifestazioni delle masse sindacali e politiche a quella della protesta televisiva alla Santoro fino all’attuale piazza virtuale, ma si è dimostrato molto attento alla novità rappresentata da Greta Thunberg che riesce a far incontrare fisicamente in piazza i nativi digitali, che manifestano per la salvezza del pianeta, esigenza e sentimento profondi nei giovani.

Seguendo il pensiero green Minoli ha recentemente condotto per National Geographic interviste a dodici dirigenti di aziende multinazionali, che stanno convertendo la produzione in senso ecologico.

Minoli, oggi più di ieri apprezza la radio, per cui ha condotto e conduce programmi. Dopo radio 24, a settembre comincerà una rubrica su Radio 1 e ha invitato a riflettere come la voce produca un coinvolgimento maggiore rispetto all’immagine.

L’incontro è stato, dunque, una seria riflessione sul ruolo del giornalismo, che non deve essere accondiscendenza al potere, ma innovazione, ricerca dell’informazione, vaglio delle fonti, cultura per interpretare i fatti e per scriverne.

 

Tags: giornalismo, informazione, servizio pubblico

 


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