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Errori agostani di Salvini

di: Laurana Lajolo

Per più di un anno giornalisti e commentatori hanno considerato Salvini un abile politico perché sapeva trascinare le folle con lo show dei selfie e con discorsi virulenti fino alla volgarità. Negli ultimi giorni ha, invece, cominciato a sbagliare le mosse e avvilupparsi nelle sue stesse contraddizioni. Ha sbagliato tempi e modi. Ha fatto la crisi proprio quando la maggioranza del Parlamento aveva votato sul TAV con la Lega, isolando il M5S, forse pensando di essere solo in campo o meglio sulle spiagge.

Per un anno il leader della Lega si è creduto l’unico in grado di comandare, forte dei sondaggi, fino a chiedere pieni poteri e a dichiararsi pronto a tutto. Ha fatto la crisi di governo, illudendosi di decidere lui anche la data delle elezioni, dimostrando di non averi imparato le regole costituzionali. Salvini è in politica da tanto tempo, ma una delle sue caratteristiche è quella di non frequentare i luoghi istituzionali, né quando faceva il consigliere comunale a Milano né quando era al Parlamento europeo e neppure da ministro. Gli piace stare tra la massa dei suoi elettori e dei curiosi che gli stanno intorno. Il suo più grande errore politico è stato quello di non votare la presidente della Commissione europea e di bruciare così la candidatura di Giorgetti, importante esponente del suo partito, a commissario europeo. Secondo me è in quel momento che la Lega ha deciso di fare la crisi di governo. Se ricordate, Giorgetti, dopo che aveva dichiarato il ritiro della sua candidatura, aveva avuto un incontro con Mattarella, non pienamente giustificato dal punto di vista istituzionale. Evidentemente ha avvertito il Presidente che l’esperienza di governo era finita.

Così si rivela che il cosiddetto “Capitano”, in realtà, risponde a ordini di persone più esperte e preparate di lui. C’è disagio, infatti, negli elettori tradizionali della Lega e la crisi era richiesta dai forti governatori di quelle regioni che pretendono l’autonomia. Ora, dopo tanti successi, tutto è diventato più difficile per lui. Dovrebbe accordarsi con Berlusconi e riproporre non l’uomo solo al comando, ma il centro destra usato sicuro. Si è avviluppato nelle sue stesse contraddizioni. Credo che Salvini  si renda conto che se dovesse condurre una campagna elettorale “lunga” sulle sue piazze, con le contestazioni che sta raccogliendo, la sua fama di “vittorioso” e “piglia tutto” sarebbe offuscata anche nei sondaggi. Per adesso grida che ne sono in arrivo migliaia e migliaia di migranti e che solo lui può fermare, come fa con  le barche delle ong, omettendo che centinaia di rifugiati sbarcano ininterrottamente sulle nostre coste.

L’Italia attraversa un momento particolarmente drammatico.  Speriamo che prevalga la cultura politica della democrazia e non quella parolaia e avventurista.

 

 

Tags: politica, democrazia, istituzioni

 


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