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Il Monferrato e il Turismo

di: Mauro Carbone, direttore ATL Langhe Monferrato Roero

Monferrato emergente

Il Monferrato è una delle destinazioni emergenti nel panorama turistico italiano come dimostra il forte interesse di operatori e giornalisti coinvolti nei primi mesi del 2019 nei progetti promozionali avviati dalla ATL Langhe Monferrato Roero.

Gli ingredienti per un’offerta competitiva a livello internazionale ci sono tutti: la qualità del paesaggio, la presenza molto significativa di elementi storici ed artistici, l’autenticità dei luoghi, la forza dell’offerta enogastronomica. E’ il tipico bouquet di offerta che fino a qualche anno fa veniva catalogato come Italia Minore e che ora è sempre più vissuto come Italia Vera, dove le tracce della storia si mischiano con il carattere delle persone, la vocazione enogastronomica trova riscontro nel paesaggio rurale, la bellezza dei luoghi crea opportunità al turismo all’aria aperta.

Risolvere le criticità

Non resta che risolvere le criticità. Innanzitutto con un’analisi seria delle possibilità di sviluppo. La provincia di Asti mostra una propensione all’investimento in campo turistico a chiazze. Serve molta più omogeneità. E’ importante che non ci siano porzioni di territorio che rimangono indietro.

La prima cosa che fa un turista quando organizza un viaggio è scorrere i propri file mentali per farsi affascinare da una destinazione. Un viaggio risulta bello e lascia un buon ricordo, innanzitutto quando è già molto affascinante prima della partenza. E su questo il Monferrato ha una forza importante. Le colline, spesso ancora con una buona biodiversità, possono rappresentare un’ottima destinazione per i viaggiatori internazionali.

Ma il secondo step dell’organizzazione è imprescindibile: il viaggiatore vuole comprare servizi. Una destinazione è competitiva se sa offrire i servizi che abbattano tutti i disagi del movimento e amplifichino la godibilità delle risorse del luogo. In una parola, è tutta questione di accessibilità.

● La prima accessibilità deve essere fisica. Questa è una vera disgrazia che affligge tutta la Regione Piemonte e che si deve affrontare con grande attenzione. Non esiste un piano di accessibilità ai luoghi, uno studio che che analizzi dove i viaggiatori vanno, dove vorrebbero andare, come ci vanno, come si potrebbe farli viaggiare meglio.

Con un trasporto locale da sempre a sola misura di studente e pendolare, il viaggiatore si trova costretto a usare l’auto propria, tra strade non facili, quasi mai segnalate per il turista, comunque difficili da percorrere per chi normalmente vive in grandi realtà urbane. E’ un passo difficile ma essenziale. Bisogna individuare dei luoghi strategici e renderli raggiungibili, con il trasporto collettivo e con una segnalazione mirata degli accessi più importanti. A costo di lasciare qualche spazio al politicamente scorretto e evidenziare più un luogo di un altro, quando il primo può essere più strategico del secondo. 

● Ma ancora più importante è l’accessibilità culturale. Proviamo a ragionare come e cosa può pensare un americano quando lo si invita a visitare Langhe, Monferrato e Roero. Deve metabolizzare parole complesse e per lui quasi impronunciabili, fissarle su una mappa a lui sconosciuta, ma soprattutto associarle a un sistema di valori che motivino il viaggio. Su questo possiamo fare molto.

Il risultato passa per lo sviluppo di sistemi narrativi evoluti. Innanzitutto dobbiamo decidere che cosa comunicare: fino a che usciamo con elenchi infiniti di denominazioni di origine buonissime, borghi meravigliosi, chiese romaniche straordinarie, non andiamo da nessuna parte. Dobbiamo definire cinque buone ragioni per visitare la destinazione e lavorare su quelle.

Il viaggio si decide in tempi relativamente brevi, sempre più di impulso, intorno a una o due idee forti. Il turista va in quel luogo perché spinto da non più di un paio di ragioni. Quindi dobbiamo fornirgli idee semplici e ben argomentate. Bisogna narrare bene, creare suggestione intorno ai temi focali, che devono essere sostenuti dall’offerta di servizi.

Se ci riusciamo, allora arriveranno imprenditori e quelle che ora sono case vuote potranno diventare luoghi di ospitalità. La ristorazione tradizionale delle osterie, come il fermento innovativo che è sempre più palpabile, troveranno ossigeno. 

● Intanto bisogna ripassare cosa non fare. Iniziamo dal rimuovere il piagnisteo e la frustrazione provocata dalle Langhe. Quella del Barolo è una storia rarissima, che non va guardata con sola invidia. E’ inutile e dannoso, innanzitutto per l’invidioso. Piuttosto è bene coglierne lo spirito e lavorare secondo la stessa filosofia. Il Barolista è colui che non lavora per produrre di più, ma per farlo meglio, ottimizzando le possibilità offerte dal suo fazzoletto di terra.

E’ una lezione che il mondo del turismo deve fare propria: gli spazi, il numero di visitatori potenziali, i borghi sono un dato. Non si possono portare masse oceaniche in luoghi ristretti e apprezzabili solo con un approccio lento e meditato. La capacità di creare valore aggiunto, i relativi posti di lavoro, lo sviluppo sostenibile del Monferrato sono una variabile.

● E’ tutto ingegnerizzabile e l’ATL Langhe Monferrato Roero farà quanto possibile per sollecitare e accompagnare questo processo. Tutto tranne il cuore delle persone: la fiducia nello sviluppo turistico è una scelta che viene da dentro e può trovare energia sono nell’amore per la propria terra e la voglia di creare un futuro più felice per i suoi abitanti.


Intervento al Convegno sul Monferrato, Asti, 3 luglio 2019

 

Tags: cultura, turismo, enogastronomia

 


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