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Meno lavoro per le donne

di: redazione

Il dossier sull’occupazione femminile Donne al lavoro: o inattive o part-time, redatto da Ministero del lavoro, ISTAT, INPS, INAIL e ANPAL, documenta la consistente disparità tra l’occupazione maschile e quella femminile. Vi è stato, infatti, un incremento di contratti part-time sul totale di tutta la popolazione, che ha colpito in misura maggiore le donne, soprattutto quelle con figli, e in misura ancora maggiore per i part-time involontari di persone costrette ad accettare contratti a tempo parziale pur volendo lavorare full-time.

Nel 2017 lavorava part-time il 40,9% delle mamme con figli in età compresa tra 25 e 49 anni, mentre la percentuale scende al 26,3% riferite a tutte le donne, mentre non supera il 10% per gli uomini.

Carenza di welfare

La causa principale dell’inattività o del part-time involontario delle donne pare risiedere principalmente nella carenza di welfare per l’infanzia: le donne madri hanno contratti più sconvenienti, che coprono in misura minore le spese per i contributi e che assicurano meno garanzie per il presente e il futuro. E lo Stato non fornisce aiuti.  

Per la cura dei figli  o di anziani le donne non sono retribuite per il lavoro che svolgono a casa.

Sono 433.000 in Italia le donne costrette ad essere “inattive” o a svolgere un part-time involontario, di loro il 24,6 % lo è/fa a causa della scarsità dei servizi per l’infanzia e per le persone non autosufficienti.

Disparità di retribuzione

In Italia il 36% delle lavoratrici assunte nel 2017 percepisce una retribuzione inferiore a 780 euro al mese, la percentuale di uomini assunti con il medesimo trattamento economico è del 29%. Le punte massime sono in Molise (46% contro il 34% degli uomini) e minime in Calabria (27% contro il 25% degli uomini). Inoltre, più alto è il reddito, meno possibilità ci sono per le donne: nella fascia di retribuzione tra i 1.500 e i 2.000 euro mensili solo 1 lavoratore su 2 è donna e nelle fasce superiori figura 1 sola donna ogni 3 uomini.

Ma l’Italia non è sola in Europa rispetto alle disparità tra donne e uomini in ambito lavorativo, come dimostra un interessante dossier redatto dall’OXFAM Raising their voices against precariousness: women’s experience of in-work poverty in Europe, che attesta le condizioni di precarietà delle donne anche nel resto dell’Europa.

Le professioni per le donne

Così come avviene tra italiani e stranieri, che occupano le professioni di profilo più basso e meno qualificato, lo stesso avviene per le donne con occupazioni a bassa qualifica e condizioni di lavoro più svantaggiate. I mestieri svolti delle lavoratrici sotto la soglia di povertà secondo i dati del 2017: ● addette alla vendita a distanza, a domicilio e professioni assimilate (anche telefoniche); ●collaboratrici domestiche; ●operaie addette ai servizi di pulizia; ●personale non qualificato nei servizi di pulizia; ●personale non qualificato nel settore ristorazione; ●badanti.

 

Tags: lavoro, donne, discriminazione

 


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