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I bandi per i Centri di Accoglienza

di: a cura delle rete associazionistica di Asti

esistono struttureIl 7 novembre 2018 sono state pubblicate le nuove Linee Guida riguardanti i bandi per i Centri di Accoglienza Straordinaria, che hanno suscitato diverse critiche. Si è rilevato, in particolare, come con le nuove Linee Guida non vengano solo dimezzate le ore di presenza degli operatori nei diversi centri (in alcuni casi senza copertura neppure sulle 24 ore), ma come siano tagliati tutti i servizi finalizzati all’integrazione, a cominciare dalla cancellazione delle ore d’insegnamento dell’Italiano, presupposto e precondizione di ogni percorso d’inclusione, di assistenza psicologica e dal quasi azzeramento delle ore dei mediatori culturali, degli assistenti sociali e di assistenza legale.

Anche sui servizi di assistenza sanitaria si denunciava la drastica riduzione delle prestazioni minime richieste (ad esempio l’assistenza infermieristica è stata eliminata nei centri che ospitano sino a 50 persone e ridotta del 75% in quelli più grandi), con, di fatto, il rischio di negare il diritto fondamentale alla salute e, contestualmente, rischi sanitari non rilevati potenzialmente pericolosi per tutti (richiedenti asilo e comunità ospitante).

Si evidenziavano, inoltre, le conseguenze di tali scelte per le Amministrazioni Comunali, soprattutto in relazione al prevedibile aumento dei costi in servizi sociali e sicurezza per le persone accolte nei C.A.S. senza alcun servizio per l’integrazione.

L’unica prospettiva per gli ospiti dei C.A.S. rischia di essere, infatti, quella di non poter fare nulla, di passare i giorni ad aspettare i lunghi tempi della burocrazia della valutazione della domanda di asilo (che può superare i 12 mesi) arrangiandosi alla meglio, senza alcuna mediazione culturale e senza strumenti di conoscenza e di orientamento per sviluppare percorsi positivi d’integrazione e all’insegna della legalità.

Il vuoto di servizi fondamentali che non potrà che accrescere il rischio di sfruttamento e arruolamento da parte della malavita (italiana e di connazionali stranieri), e/o nelle campagne (caporalato).

Si evidenzia, inoltre, come con i nuovi bandi pubblici molti degli attuali gestori, radicati sui territori e che lavorano sulla qualità e su centri con piccoli numeri, potrebbero non poter partecipare e chiudere, rendendo non solo più difficile integrazione e inclusione degli immigrati ma anche con ricadute negative sulle economie locali a partire dal taglio dei posti di lavoro del personale impiegato e i professionisti che in precedenza erano impiegati come insegnanti di lingua, psicologi, infermieri, educatori, mediatori culturali, operatori legali.

Ora la recente pubblicazione dei primi bandi confermano la fondatezza di tali timori. Lo scenario relativo all’accoglienza che va delineandosi è preoccupante:  si contano già 4.100 esuberi e, secondo una stima della Fp Cgil, di qui all’estate si arriverà a circa 16-18mila disoccupati. Si sta assistendo, inoltre, alle crescenti rinunce a rinnovare la partecipazione ai nuovi bandi da parte di molti enti e realtà da sempre impegnati in tale ambito (Associazioni, Cooperative, Consorzi, Caritas, ARCI, Croce Rossa, …), su tutto il territorio nazionale (da Genova a Reggio Emilia, da Savona a Lecce, così come a Ferrara, Treviso, Viterbo, Savona, Biella, Bologna, Siena, Udine, … ).

A Parma diverse realtà locali hanno denunciato: “I nuovi bandi Cas descrivono un modello di accoglienza molto distante dalle pratiche di accoglienza diffusa e integrata nate nella provincia di Parma e che qui hanno dato ottimi risultati. Si rischia di creare semplici parcheggi per migranti, luoghi senza servizi e competenze che li qualifichino, tanto che in molti territori le gare sono andate deserte e i bandi sono stati impugnati. […] La riduzione dei servizi implicherà necessariamente una riduzione del personale e uno svilimento del ruolo dell’operatore […] la prevista riduzione dei costi di quasi il 40 per cento rende, di fatto, economicamente insostenibile per molte realtà del territorio la prosecuzione delle attività di accoglienza e in alcuni casi la stessa partecipazione alla gara di appalto. […] La nuova gestione dei servizi di accoglienza, limitando fortemente strumenti d’integrazione e di contatto tra la società ospitante e gli ospiti dei centri di accoglienza, avrà necessariamente una ricaduta negativa sul territorio (con il rischio di un aumento delle tensioni sociali già presenti) […] sugli ospiti dei centri, sui loro percorsi d’integrazione resi ben più difficili e per il rischio che tante persone finiscano nel limbo della marginalità, obbligati a trovarsi soluzioni al di fuori della legalità per sopravvivere”.

Contestualmente otto sindaci del parmense, hanno scritto al Prefetto per invitarlo a fermare il bando evidenziando come si rischi di “esasperare nuovamente gli animi e di rinfocolare un clima non più sostenibile […] riaprendo la stagione delle grandi concentrazioni alberghiere”.

Nelle scorse settimane anche ad Asti sono stati pubblicati dalla Prefettura i nuovi bandi per i CAS, ai quali il Consorzio Coala e altre realtà che li stanno attualmente gestendo, pare non parteciperanno. Pertanto  il 9 maggio è stata indirizzata di Welcoming Asti e di altre associazioni la lettera per chiedere un incontro al Sindaco:


Gent.mo Signor Sindaco,

Nelle scorse settimane anche ad Asti, che sino ad oggi ha rappresentato un modello e un riferimento per la qualità dei servizi di accoglienza, sono stati pubblicati dalla Prefettura i nuovi bandi per i CAS e, a fronte delle considerazioni e valutazioni precedentemente richiamate, oltre che alla luce di quanto ad Asti e in molte parti del nostro Paese sta succedendo, vogliamo esprimerle la nostra preoccupazione per quelle che saranno le conseguenze sul nostro territorio dei nuovi bandi sia in relazione all’offerta di percorsi di accoglienza tali da garantire la dignità e la possibilità d’integrazione delle persone, sia rispetto alle ricadute negative sulla già fragile economia locale (in termini di perdita di posti di lavoro e di servizi gestiti storicamente da realtà locali), sia, in ultimo, sui potenziali rischi, per la salute e la sicurezza, legati al quasi completo azzeramento degli interventi sanitari e d’integrazione nei nuovi bandi.

Se una “Buona accoglienza”, infatti, può rappresentare non solo un’opportunità per chi è accolto, ma anche una risorsa per il territorio che accoglie, un’accoglienza “svuotata” rischia di tradursi in un impoverimento umano, economico e sociale per l’intera comunità.

In relazione a queste nostre preoccupazioni e alle prospettive per i centri e i servizi di accoglienza sul nostro territorio, le chiediamo urgentemente un incontro per approfondire la tematica in oggetto e per richiedere un suo fattivo intervento.

Certi della Sua attenzione, restiamo in attesa di un riscontro favorevole alla nostra richiesta.

Cordiali saluti.


Rete “Welcoming Asti” (ACLI Asti, Uff. Diocesano Pastorale Migranti Asti, Centro Missionario Diocesano Asti, Ass. Noix de Kola, Libera Asti, Ass. Cittadinanzattiva Asti, Coordinamento Asti Est, Ass. Ananse), ANPI Comitato Provinciale di Asti, Ass. culturale Davide Lajolo Ass. Love is Love, Casa del popolo-Ass. a Sinistra Asti, Find the Cure Italia Onlus.

 

 

 

Tags: politica, integrazione, immigrazione

 


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