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L’associazione culturale La città del sole I soci fondatori “calabresi della diaspora”

di: redazione

Abbiamo istituita l’Associazione Culturale di calabresi ad Asti, perché, in una ormai incontrollata globalizzazione, vorremmo fare emergere quel localismo che è alla base della nostra storia, delle nostre tradizioni, della nostra cultura sia quanto mai utile e necessario. Siamo otto soci fondatori (di quei 1.700 calabresi nati in Calabria e attualmente residenti in città), che abbiamo in parte compiuto gli studi in Calabria, che svolgiamo qui la nostra azione professionale contribuendo, allo sviluppo della  società civile, dove hanno trovato concreta realizzazione le nostre aspirazioni culturali e professionali, dove sono cresciuti i  nostri figli. Siamo calabresi della diaspora che ci siamo misurati con le nuove realtà del nostro lavoro lasciando intatta la nostra identità. Vorremmo sfatare quel senso di retorica e fatalismo sulla nostra terra; vorremmo raccontare e rendere partecipi altri, di una Calabria positiva.

E’ una terra che c’è stata prima di noi, ricca, grande, maledetta, difesa strenuamente da Tommaso Campanella, che nel 1599 ha tentato di liberare la Calabria dal viceregno spagnolo organizzando un esercito di ribelli e alleandosi con la flotta turca per realizzare così nella sua regione quello stato utopico della Città del Sole. Abbiamo voluto intitolare la nostra Associazione a questo grande intellettuale calabrese, innamorato della sua terra che, poco più che ventenne, difendeva i calabresi definiti gente rozza e incolta con queste parole: “La mia Calabria, detta un tempo Magna Grecia, diffuse per il mondo intero le scienze pitagoriche, la matematica, la conoscenza delle stelle e delle strutture del cosmo.”

La Calabria è anche terra di accoglienza. I Valdesi delle valli piemontesi, per sfuggire alle persecuzioni, trovarono ospitalità soltanto in Calabria, ottenendo la protezione dai feudatari del luogo e terre da coltivare, mantenendo le tradizioni e la fede dei padri; anche se quando nel 1560 aderirono alla Riforma protestante, furono perseguitati e massacrati su ordine del cardinale Ghislieri, futuro papa Pio V.  Ma, ancora oggi a Guardia Piemontese, che è anche la più importante località termale della Calabria, vive questa comunità di 1.500 anime dove  si parla  occitano e c’è  un vivo centro culturale e museo della cultura valdese.

Dopo il 1400, in seguito all’invasione turca dell’Albania, avvenne una massiccia immigrazione dai Balcani e molti albanesi si integrarono con i calabresi. Le comunità albanesi sono oggi 56.000 con la loro lingua, le loro tradizioni, la loro religione copto-ortodossa.

Poche settimane fa si è celebrata la “Giornata della Memoria” e vorremmo ricordare che il primo e più grande campo di concentramento voluto dal Fascismo è stato costruito a Ferramonti di Tarsia, una zona paludosa e malarica alle porte di Cosenza. Furono deportati più di 5.000 persone, ma  le autorità calabresi non diedero mai seguito alle ordinanze tedesche di deportarli in Germania, entrando spesso in contrasto con la milizia fascista.

Ancora oggi in Calabria l’accoglienza è diffusa, (Riace, Caulonia, Badolato…), come ci ha mirabilmente descritto Wim Wenders nel suo splendido breve film Il volo (2010).

Vorremmo così raccontare una Calabria positiva, di forti cambiamenti in atto, di sforzi produttivi in tutti i settori con eccellenze in campo nazionale e internazionale, di una Calabria identitaria, ma a passo coi tempi, non romantica, ma nemmeno sinonimo di criminalità.

I soci fondatori sono Vincenzo Soverino, Presidente; Salvatore Leto, Vice Presidente; Francesco Scalfari, Segretario; Alfredo Cicero, Tesoriere; Giuseppe Dolce, Giuseppe Leuzzi, Filippo Mobrici, Giovanni Pensabene, Consiglieri.


Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.   P.zza Leonardo da Vinci, 29 Asti

 

 

Tags: cultura, identità, Calabria, immigrazione

 


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