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Spunti per un nuovo modo di fare scuola

di: Laurana Lajolo

Dopo le norme di riapertura delle scuole, che fanno ancora discutere, è urgente riflettere sulla didattica e sui processi di formazione. La scuola di settembre sarà necessariamente diversa da quella di prima a causa del distanziamento, del numero di allievi per classe, dei luoghi alternativi alle aule e, non ultimo, a causa del gap educativo di molti studenti della didattica a distanza.

Il ripensamento del modo di fare scuola potrebbe essere molto proficuo, sia perché ci sono sperimentazioni di anni passati come quelle del tempo pieno, “strozzato” dalle cosiddette riforme successive, sia per quelle in atto, pionieristiche e isolate, ma altrettanto significative. Se si scelgono e si attrezzano adeguatamente i luoghi alternativi nei musei, nelle biblioteche, anche quelle scolastiche, in contenitori non utilizzati e ripristinati, va ripensato il processo educativo e l’impostazione per la formazione.

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La Scuola si "ri-sveglia" insieme ai bimbisvegli di Serravalle d'Asti

di: Giampiero Monaca, maestro

Quale scuola?

Così come un edificio può essere abitabile solo se la struttura è solida e la copertura integra, così anche la scuola che vogliamo, in cui crediamo e che pratichiamo, deve riprendere con basi psicopedagogiche solide e relazioni funzionali

Così dal 6 al 31 luglio porteremo avanti campus estivo di recupero relazionale, didattico ed esperienziale, rivolto principalmente ai nostri alunni ma anche ai loro fratelli e sorelle, ai futuri iscritti alla classe prima, e agli abitanti della frazione di Serravalle d'Asti, durante il quale, nel pieno rispetto delle norme, che via via verranno emanate, faremo ripartire il nostro percorso di apprendimento attraverso la relazione, la sperimentazione, l'empatia, il gioco.

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5 luglio: in piazza per gli Stati Popolari. Insieme contro i virus della politica

di: Aboubakar Soumahoro, sindacalista

L’individualismo sfrenato, la debolezza del pensiero, la disarticolazione sociale, la gestione egoistica del potere: sono questi i mali che adesso dobbiamo affrontare. E serve mobilitarsi ora per combatterli.
Per potersi proiettare nel futuro è necessario disporre di un minimo di sicurezza nel presente. Quindi trattare senza ingenuità e come un individuo una persona in difficoltà significa mettere a sua disposizione quei supporti che gli mancano per essere un individuo a pieno titolo e che garantiscano le condizioni della sua indipendenza, scrisse Robert Castel parlando di disuguaglianza e insicurezza sociale.

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Spazio alla scuola

di: Roberta Barbaro, Genitorinsieme Onlus

Sono rappresentante dei genitori per l'istituto Comprensivo 1 di Asti (che raggruppa le scuole : Lina Borgo, Miroglio, Ferraris, Baracca e Jona) e vicepresidente dell'associazione Genitorinsieme Onlus, da anni attiva nel supportare famiglie e docenti. 

In queste ultime settimane, si è creato un movimento spontaneo tra docenti, genitori che è abbastanza preoccupato dalla situazione generale e soprattutto che teme ulteriori sorprese e ritardi nella ripresa della scuola a settembre. 

Tutti noi, dopo questi incredibili e terribili mesi, siamo diversi, cambiati, preoccupati da un lato e dall'altro desiderosi di migliorare cosa non ha funzionato. La scuola come la sanità (e aggiungerei la giustizia) è stata pesantemente, svilita nella sua funzione di sostegno, supporto, aiuto, inclusione, welfare. Apprendere e constatare che nonostante tutto quello che è successo; ragazzi deprivati di relazioni per mesi, bambini che sono rimasti in attesa dal 25 febbraio perché per loro è stato impossibile collegarsi (per il disagio sociale delle loro famiglie ed altri problemi), ragazzi con disabilità di fatto abbandonati e che sono regrediti, un disagio psicologico diffuso per tutti, non spiegato e non elaborato, il sistema paese nel suo complesso non ritenga prioritario concentrarsi sulla ripresa a settembre in sicurezza e con tutte le attenzioni possibili, francamente è qualcosa di insopportabile per tanti genitori e per tanti docenti.

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Pandemia alle frontiere

di: Willy Rizzolari dal Costarica

In questi giorni, mentre in Italia, l’Istituto Superiore della sanità (ISS) riferisce che il virus era presente nell’acqua in Lombardia e in Piemonte dal mese di Dicembre 2019 e il Ministro della Sanità Speranza, annuncia un importante sottoscrizione di un accordo, con Olanda e Germania, per la produzione e la distribuzione del futuro vaccino e dai dati del monitoraggio sanitario sulla diffusione del Covid-19, si rilevano nuovi casi di Covid-19 pari a 338 e decisamente in calo il trend generale dei decessi.

Ma in Cina, Pechino, vengono chiuse tutte le scuole, si limitano i viaggi, si proibisce l’uscita dalla città (21 milioni di residenti) per contenere una nuova diffusione di contagi.

In America Latina, l’OPS (Organizzazione Panamericana della Salute), Agenzia dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) sottolineano una forte preoccupazione per la pandemia nella Regione. Oltre 81 mila sono i decessi accertati e si avvicinano ai 2 milioni i contagiati da Covid.19, situazione questa che trascina l’America latina e i Caraibi nell’epicentro della pandemia dichiarata in marzo dalla OMS.

La direttrice dell’OPS, Carissa Etienne, in una intervista, segnala che, nonostante la maggior incidenza dell’infezione si registri nelle grandi città, dove le disuguaglianze economiche e sociali e la densità delle popolazioni stimolino maggiormente la trasmissione, i dati in nostro possesso presentano una tendenza preoccupante verso un’alta trasmissione nelle zone di frontiera.

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La salute mentale degli ospiti delle RSA

di: Silvana Bellone

Vorrei scrivere di una situazione di cui nessuno sta più parlando, se non per rari episodi e situazioni particolari: quella degli anziani chiusi nelle RSA. Nella nostra regione ormai si sta riaprendo tutto: bar, circoli, teatri… ma non le RSA, che - per delibera - restano chiuse fino al 14 luglio, con eventuali fumose deroghe. Io mi domando: ma perché?...

Gli anziani sono stati rinchiusi, senza contatti con i parenti dalla fine di febbraio; eppure si sono ammalati, sono morti, hanno vissuto isolati nelle loro stanze perdendo la sensazione dello scorrere del tempo, del potersi relazionare con i propri cari, di avere punti di riferimento.
Mia mamma è una di queste persone; "sigillata" da febbraio, si è ammalata ed è vissuta isolata in una stanza, da sola, fino a due settimane fa. Abbiamo potuto parlarle per telefono, qualche rara video chiamata e poi - una sola volta - quel terribile incontro dietro un vetro dove neppure ci si sentiva e il suo sguardo era perso nel vuoto.
Ora dopo il 15 pensavo di poterla incontrare (con modalità di sicurezza, naturalmente) nel giardino, a distanza e con la mascherina, anche solo mezz’ora per scambiarci due parole e soprattutto testimoniare il mio “ci sono”; invece no. Si apre tutto, ma gli anziani restano sigillati fino al 14luglio e poi chissà... tutto senza pensare alla loro salute mentale, alla depressione e a tutti i mali conseguenti a questa forzata solitudine.

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Razzismo e disuguaglianza

di: Laurana Lajolo

Spero che abbia ragione la piccola figlia di George Floyd che la morte del padre stia cambiando il mondo, anche se poliziotti americani continuano ad uccidere afroamericani. Le proteste indignate che dagli Stati Uniti sono dilagate in molti Paesi del mondo è un’esplosione di grande forza che speriamo abbia uno sbocco politico, sociale e culturale. Perché il razzismo è costitutivo delle società disuguali, anche se costituzionalmente democratiche.

Il teologo della Liberazione Frei Betto dal Brasile del presidente Bolsonaro, falcidiato dal Covid 19, fa arrivare la sua voce critica. Quando si arriva al grado di crudeltà che prospera attualmente in Brasile, si ha tutti il dovere (non la possibilità, il dovere) di urlarlo al mondo specie per le morti e le conseguenze che sta procurando.
Anche in Italia sentimenti e comportamenti razzisti sono diffusi e frequenti, nonostante il bellissimo art. 3 della nostra Costituzione riconosca a tutti i diritti fondamentali. Ci sono continui episodi di sfruttamento dei braccianti immigrati e di insofferenze nei confronti di persone con la pelle scura come essere inferiori. E l’opinione pubblica è diventata ormai indifferente agli annegati in Mediterraneo.

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La scuola malata e senza cure

di: Laurana Lajolo

Al di là di dichiarazioni entusiastiche della Ministra sulla didattica a distanza, nessuno si è occupato seriamente delle conseguenze che le scuole chiuse hanno avuto e avranno sugli studenti, che ora cominciano ad avanzare le loro richieste.

Quelli frequentanti le scuole più attrezzate con l’informatica e che hanno gli strumenti a casa hanno seguito lezioni on line, anche se con fatica, ma quanti sono rimasti senza collegamento e quanti sono “scomparsi”? Quanti non hanno avuto lo svolgimento ordinato e continuativo del programma? E chi non ha potuto seguire le lezioni on line?

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ONG: professionalità e protocolli

di: Willy Rizzolari dal Costarica

Partendo dalla ragione per la quale la volenterosa, quando parti Silvia, decise di “spingersi” in un atto di generosità, mossa dalla buona volontà e dallo spirito di solidarietà verso chi soffre a salire su un aereo per il Kenya, e arrivare con qualche provvista e giocattolo per i bambini del villaggio di Chakama, voglio affrontare il tema del lavoro delle ONG.

La storia vera della cooperazione è fatta da piccole, medie e grandi ONG accomunate dagli stessi ideali umanitari che per portare a termine un programma, un progetto di sviluppo richiede sempre molta professionalità, soprattutto nei Paesi in cui la presenza di conflitti armati è attiva. Esistono protocolli di sicurezza e di comportamento molto rigorosi per il volontario o il cooperante, e la ONG non deve improvvisare nel mandare qualcuno in località a rischio lasciando di verificarne l’arrivo e la convenuta presenza sul posto al Consolato, in Ambasciata d’Italia, e alle autorità locali della persona inviata. Chi scrive a metà degli anni ’80 parti per il centroamerica, come volontario, per un progetto di Sicurezza nel Mondo del Lavoro.

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Pensieri irrazionali e pensieri agri

di: Enrico Ercole, sociologo, Università del Piemonte Orientale

Razionale [ra-zio-nà-le] agg.: Che si basa sulla ragione; che è fondato su un ragionamento rigoroso e sistematico (Dizionario della Lingua Italiana Sabatini Coletti)

L’enfasi retorica sul fatto che siamo in guerra contro il virus tende a far pensare che, come in guerra, ci sia un nemico di cui conosciamo l’obiettivo e la strategia, e che la guerra terminerà con la firma del trattato di pace, dopo il quale la vita riprenderà come prima o quasi. La guerra può essere banalizzata come una parentesi tra due periodi di pace, che costituisce la normalità. Sarà una parentesi? Cos’è la normalità? Questi due interrogativi, insieme ad altri, ci vengono consegnati dall’emergenza sanitaria COVID-19.

Ragioniamo sul primo quesito. Gli studi sui disastri non individuano parentesi, ma piuttosto varie fasi all’interno di un processo che può durare a lungo e di cui solo la parte più impattante viene percepita dall’opinione pubblica come “disastro” o ”emergenza”. Le fasi sono: preparazione antecedente al disastro, risposta nell’immediatezza, ripristino nel breve periodo e infine in un periodo più lungo la mitigazione. In ognuna delle quattro fasi è poi possibile individuare due sotto-fasi: la preparazione prevede un’attività di programmazione che si estende nel tempo e una di allarme nell’immediatezza del disastro. La risposta, l’attività più visibile e che riceve la massima visibilità mediatica, consiste nella mobilitazione pre-impatto e nell’attività post-impatto. Il ripristino vede la fase del riabilitazione che viene indicata in sei mesi, e successivamente un periodo più lungo di ricostruzione. La mitigazione riguarda azioni che si esplicano, o dovrebbero esplicarsi, nel tempo sulla base dell’esperienza del disastro: la percezione del rischio e l’adeguamento.

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Agli amici del CEPROS e a quanti vorranno leggerci

di: Maria De Benedetti

Permettete a una vecchia di 91 anni di esprimere il proprio sconcerto ogni volta che la Chiesa Cattolica, a cui appartengo nonostante tutto, si abbandona a un suo atteggiamento purtroppo dominante: denunciare la persecuzione subita. Tra i rappresentanti più accreditati della istituzione ecclesiastica vedo che persiste il bisogno di sentirsi perseguitati, al fine di poter reagire con la voluta acrimonia.

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Primo maggio

di: Giuseppe Di Vittorio

Per celebrare il primo maggio 2020 pubblichiamo un discorso del 1953 di Giuseppe Di Vittorio, segretario generale della Confederazione Generale del lavoro. I concetti espressi ci servono ancora oggi.

Se la celebrazione del Primo maggio diviene, ogni anno, più grandiosa nel mondo gli è perché il suo significato esprime le aspirazioni più profonde e più vive dell’uomo. Il Primo maggio, infatti, esalta la potenza del lavoro e le priorità e la nobiltà della sua funzione nella vita d’ogni società umana. In pari tempo, questa giusta esaltazione pone in maggior luce l’ingiustizia rivoltante del fatto che, in tanta parte del mondo, il lavoro non è libero, essendo sottoposto al giogo del capitale e subordinato alla legge barbarica del profitto di pochi, a detrimento di tutti. Non essendo libero, il lavoro non può espandersi, secondo i crescenti bisogni dell’uomo; non può utilizzare tutta la sua potenza creatrice, per soddisfare le incessanti esigenze di vita e di progresso dell’umanità. Ogni possibilità di lavoro e di produzione è condizionata e limitata dalla convenienza o meno dei detentori del capitale, dei loro trust, dei loro monopoli.

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Sostegno all'appello dei 100mila medici italiani contro il COVID19

di: redazione

La recente lettera aperta di circa 100.000 Medici italiani, di tutte le specialità e di tutti i servizi territoriali e ospedalieri del Paese, rafforza la convinzione di molti cittadini che il trattamento precoce può fermare il decorso dell'infezione verso la malattia conclamata e quindi arginare le molte forme gravi di questa, fino ad evitare molti decessi e sconfiggere l'epidemia. Per non vanificare l'abnegazione di medici e personale sanitario, ANCHE NOI CHIEDIAMO, oltre ai

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DOSSIER Covid 19 in America Latina: Isole Caraibiche

di:  Willy Rizzolari dal Costarica

La Regione caraibica, composta dalle isole delle Grandi Antille e Piccole Antille, e le isole della Lucayas (Bahamas), situate tra il Golfo del Messico e il Mar dei Caraibi e sparse sull’Oceano Atlantico, occupano i litorali del piccolo istmo centroamericano e vengono definite come il cuore tropicale del mondo con ricca flora e fauna in mare e in terra ferma.

Verso la fine del mese di febbraio si presentano i primi segnali del virus e la Agencia de Salud Publica del Caribe (CARPHA), elevava da moderato a alto il rischio da coronavirus.

Le  funzioni del CARPHA sono quelle di provvedere alla salute pubblica per residenti e visitanti del Caribe.

Si è mobilitata anche La Comunidad del Caribe (CARICOM), organismo a cui aderiscono 15 Paesi membri e 5 associati, che ha come scopo originario il legame economico e la sua integrazione nelle modalità di un Mercato Comune, la coordinazione della politica estera, e la cooperazione industriale e culturale tra i Paesi di lingua inglese.

Il 01 marzo CARICOM trasmette pubblicamente, via facebook, una sessione della riunione presieduta dalla Prima Ministra delle Barbados, Mia Mottley, e annuncia l’accordo raggiunto sulle linee guida regionali, raccogliendo le raccomandazioni dell’OMS.

All’inizio di marzo, accertati tre casi di COVID 19 in St. Martin e St. Barthélémy e uno in Repubblica Dominicana, le autorità caraibiche perfezionano le misure di allerta e controllo. Le prime navi da crociera vengono bloccate nei porti con divieto di sbarco o rifiutato l’attracco per la preoccupazione della presenza di passeggeri “con alto rischio” a bordo, e con sintomi da COVID 19

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Regolarizzare gli immigrati

di: Stefano Allevi

Come sempre, durante le grandi crisi, in proporzione il prezzo più alto lo pagano gli immigrati (sta accadendo anche agli emigrati italiani): i primi a essere licenziati, quelli con meno tutele, i più poveri, anche. In Italia è povera una famiglia italiana su venti, ma una straniera su quattro. In tempi di risorse scarse e di povertà accresciuta non si tratta di dare agli immigrati qualcosa in più, ma semplicemente di assicurarsi che arrivino anche a loro le risorse destinate a lavoratori e famiglie bisognose; anche perché loro hanno, in meno, reti sociali e familiari di supporto. Il costo sarebbe un rischio di conflittualità sociale accresciuta.

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DOSSIER Covid 19 in America Latina: Nicaragua, Salvador, Costarica

di:  Willy Rizzolari dal Costarica

Nicaragua

C’è un Paese in Centro America, il Nicaragua, dove le persone continuano con normalità a praticare lo stile di vita di sempre, di tutti i giorni, apprestandosi a festeggiare la “Semana Santa”. Chi è fortemente preoccupato da questa situazione è il Presidente del Costa Rica, Carlos Alvarado, intensificando la vigilanza di frontiera, soprattutto nei punti “ciechi”, per impedire il passaggio migratorio illegale.

Nell’intervista rilasciata alla TV CNN Alvarado critica il Governo di Daniel Ortega e invita a manifestare pubblicamente per le strade e piazze della capitale Managua: Vediamo con forte preoccupazione questo abbordaggio (del Governo di Ortega) quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda evitare gli assembramenti di persone.

Carlos Alvarado si riferisce in particolare alle sfilate cittadine che avvengono in occasione dell’inaugurazione di opere di infrastrutture pubbliche e una marcia cittadina all’insegna dell’aforisma “Amor en el tiempo del COVID 19” parafrasando e abbruttendo la bellezza dell’opera di Gabriel Garcia Márquez, El amor al tiempo del colera.

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DOSSIER Covid 19 in America Latina: Messico, Belice, Guatemale, Honduras

di:  Willy Rizzolari dal Costarica

La situazione COVID 19 in America Latina

C’è molta informazione su come, chi, dove, quando, si è sviluppato, si combatte, resiste, quanti ha attaccato il coronavirus e quanti si sono salvati.

Informazioni degli scienziati, giovani ricercatori, tecnici della salute, volontari, giornalisti, politici e amministratori di Paesi e città, donne e uomini, con prese di posizione ferme ma senza fuorvianti allarmismi, in altre parole corrette per chi vuole ascoltare, in questo periodo particolare, esortazioni, ammonimenti che incoraggiano e attenuano i colpi e i contraccolpi necessari dei cambiamenti di vita quotidiani, l’interruzione della routine e il vero timore che esiste.

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Mombercelli: anche gli insegnanti a scuola di ecologia

di: Domenico Bussi

Il corso per insegnanti

Nella prima parte dell’anno scolastico si è avviato alle Scuola media Costanzo Zandrino di Mombercelli facente parte del plesso dell’istituto comprensivo di Montegrosso diretto da Emanuela Tartaglino, il corso di formazione per insegnanti. Essendo gli argomenti trattati fonte di interesse generalizzato per la loro grande attualità, la partecipazione è stata consentita a tutti. A parlare del progetto è stata la professoressa Susanna Mazzetti che ha spiegato come gli incontri assai articolati siano stati realizzati grazie alla collaborazione con altri enti ed associazioni del territorio come il Parco paleontologico astigiano ed il Gruppo escursionisti di Mombercelli. Con essi si è formata una sinergia d’intenti e d’azione le cui proposte hanno destato interessi ben oltre al personale del mondo della scuola per il quale erano state originariamente pensate.

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5 domande sulla zona rossa

di: Alessandro Mortarino, Altritasti

Come ben sanno i nostri abituali lettori, Altritasti ha scelto come sua linea editoriale di non occuparsi di cronaca pura (compito che lasciamo a tutti gli altri media, locali e nazionali) ma di mettere in luce le parti in ombra oppure affrontare temi che gli altri ignorano o trascurano. Per quanto riguarda il coronavirus, da settimane siamo tutti affamati divoratori di notizie, che abbondano ovunque; per questo Altritasti si è sottratto alla conta quotidiana degli infetti, dei decessi, delle difficoltà ospedaliere e ha preferito guardare dietro alle pieghe delle evidenze legando il tema ad accoglienza e migrazioni, ai veri ruoli dei pipistrelli (ritenuti tra i "vettori" del virus) in natura, alla salute dell'ambiente, al controllo "militare", alla finanza speculativa: tutti temi poco o nulla sviscerati in relazione al problema sanitario contingente. Ma ora mezzo Piemonte è entrato in "zona rossa" (anche se la politica preferisce dirci che non è "rossa" ma semplicemente "attenzionata") e quindi qualche nostra riflessione è obbligatoria...

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Quanto ci sta rivelando il coronavirus?

di: Marco Castaldo

Il Covid-19 è molto più che un virus estremamente contagioso, anche se con una bassa letalità. Esso, infatti, a saperlo interpretare, ci sta suggerendo molti temi di riflessione e di approfondimento.

● Il Covid-19 innanzitutto ci sta ricordando che siamo tutti uguali; è un virus molto democratico. Colpisce indifferentemente ricchi e poveri, intellettuali e persone comuni, dirigenti e operai. Questo dovrebbe ricordarci che non sempre la condizione economica ci mette al sicuro dagli eventi naturali e dalle nostre paure.

● Il Covid-19 ci fa comprendere quanto sia importante il sistema sanitario pubblico e universale che permette l’accesso ai servizi per la tutela della salute in maniera incondizionata a tutte le classi sociali evitando le speculazioni delle grandi case farmaceutiche e delle compagnie di assicurazione private. Credo che se il contagio colpirà anche gli Stati Uniti d’America, avremo modo di vedere situazioni decisamente più difficili da gestire con umanità, rispetto al nostro sistema sanitario.

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Nel ristorante cinese

di: redazione

#JeNeSUisPasUnVirus (#iononsonounvirus), questo hashtag che sta girando sui social, riproposto dall’Unione dei Giovani Italo Cinesi (UGIC), è l’appello all’umanità, di fronte alla difficile situazione che sta vivendo la comunità cinese, che lunedì 10 febbraio alcune persone e realtà astigiane, nell’ambito del Cantiere per la Pace “La pace è la via”, hanno provato a rilanciare con un piccolo gesto simbolico.

Una cena conviviale ad un ristorante cinese nel centro di Asti, un piccolo segnale distensivo e di solidarietà con la comunità cinese che rischia di essere vittima delle conseguenze di una sorta di “psicosi da coronavirus”, che sta attraversando il nostro paese con gravi costi non solo economici ma, soprattutto, umani.

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Audiolibri gratuiti

di: Marcos Cappato

Su Change.org sta girando questa petizione:

La lettura e l’accesso libero all’istruzione e alla cultura in generale sono diritti fondamentali di ogni essere umano.

Perciò credo che sia corretto rendere tutti gli audiolibri gratuiti a bambini, ragazzi e adulti che hanno particolari difficoltà motorie, psichiche, affetti da malattie genetiche e persone ipovedenti e non vedenti.

Queste persone, avendo difficoltà di vario tipo, dovrebbero essere facilitate il più possibile con soluzioni che possano migliorarne le condizioni di vita, culturali e didattiche.

Penso alla mia esperienza personale in cui il servizio di Audible, pur essendo molto utile a raffinare le mie capacità e la passione per la lettura, non mi da’ più la possibilità di continuare ad usufruire del servizio per via dei costi mensili decisamente elevati per le mie possibilità.

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Gli incontri dei Bimbi svegli

di: redazione

Il maestro Giampiero Monaca e i suoi “Bimbi svegli” della scuola di Serravalle hanno organizzato tre incontri: 1 febbraio con Micaela Mecocci, una tra le massime esperte europee di metodo e pedagogia Montessori, 8 febbraio con Elena Piffero porterà esperienze e basi pedagogiche sull'apprendimento spontaneo, 15 febbraio con Selima Negro offrirà una visione strutturata sulle basi pedagogiche dell’outdoor education). L’intenzione è quella di offrire  occasioni culturali alla comunità locale volendo attuare un polo culturale decentrato.

Gli incontri iniziano con "la biblioteca dei libri viventi"  alle 15.00 con gli ospiti di Agathon con la coordinazione della dott: Violetta Desiati, per proseguire con le pedagogiste dalle 16,00 alle 18,00 e al termine piccolo aperitivo offerto dal centro migranti. Ingresso libero.

Una piccola scuola di frazione accompagna i piccoli alla scoperta dei saperi in modo empatico, divertente, rispettoso dei tempi di apprendimento di ciascuno.

Altri eventi si terranno nel corso dell'anno: letture animate per bambini in collaborazione con il progetto "Nati per leggere" della biblioteca Faletti di Asti un sabato al mese  (calendario su sito Biblioteca).

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Normativa per i beni comuni

di: A cura del Forum Salviamo il paesaggio

Il tema dei «beni comuni» non ha ancora una sua valida disciplina giuridica, per cui è necessario un cambiamento del «contesto giuridico» attualmente disciplinato dal libro III del Codice civile, «Della proprietà».

Partendo da queste considerazioni l’on. Stefano Fassina e i sen. Paola Nugnes, Virginia La Mura, Matteo Mantero, Maurizio Buccarella, Carlo Martelli e Saverio De Bonis hanno presentato la proposta di Legge “Modifiche al codice civile in materia di beni comuni e di disciplina del diritto di proprietà“.

Questa proposta normativa mira a dare una definizione del concetto di bene comune, che la Commissione Rodotà aveva dato soltanto in modo esemplificativo, e ad offrire un contesto giuridico idoneo ad accogliere tale categoria, offrendo tutti gli elementi in base al quale un bene deve definirsi «comune».

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4 anni senza Giulio - Verità per Giulio Regeni

di: Amnesty International

Sabato 25/01, alle ore 19.00 in Piazza S. Secondo ad Asti, alla vigilia del quarto anniversario del rapimento e dell’assassinio del giovane ricercatore Giulio Regeni, la struttura locale di Amnesty International invita a ritrovarsi anche ad Asti, come in molte altre città, per mantenere accesa l’attenzione e continuare a chiedere verità e giustizia per la sua tragica morte.

Alle 19.41 del 25 gennaio si rispetterà un minuto di silenzio, migliaia di luci saranno pronte ad accendersi per ricordare il momento esatto dell'ultimo sms inviato da Giulio Regeni prima di essere sequestrato in Egitto, sottoposto nei giorni successivi a feroci torture e assassinato.

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La scuola del mondo

di: Laurana Lajolo

Circa 2000 studenti dai 16 a oltre i 60 anni, italiani e stranieri di 80 nazionalità diverse (migranti, imprenditori e sportivi ingaggiati ad Asti) studiano nella “scuola del mondo", il CPIA di Asti, scuola di istruzione permanente degli adulti secondo le direttive europee, con aule tecnologiche e biblioteca. I corsi sono per licenza media, per competenze informatiche e diploma di scuole superiori. Forma insegnanti, operatori e cittadini, è centro di esami sulla lingua italiana convenzionato con l'Università per stranieri di Perugia e test center ECDL per le certificazioni informatiche. Fa scambi con docenti europei.

Un bel patrimonio scolastico, che è  anche un polo culturale con iniziative aperte al pubblico, organizzate dai docenti. 

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Anna Bravo: a colpi di cuore

di: ricordo di Laurana Lajolo

Qualche giorno fa, quando ho saputo che il cuore di Anna Bravo si era fermato, ho riletto il suo saggio A colpi di cuore (2008) ritrovando la sua intelligenza e sensibilità e ho capito che gli intellettuali non scompaiono mai, perché rimane il loro lavoro.

Anna Bravo ha vissuto a Asti fino al tempo dei suoi studi universitari. E’ stata una ragazza anticonformista in una società ancora bigotta, come altri giovani comunisti del suo gruppo, diventati anche loro importanti in ambito culturale.

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La vita dei disabili

di: Laurana Lajolo

La settimana scorsa ad Asti si sono valorizzati i talenti di alcuni disabili  con proposte originali, ma, oggi nella giornata della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e della donna (10/12/1948), di cui sono stati letti gli articoli in piazza S. Secondo, viene da affermare che non basta più l’assistenza e il volontariato. Bisogna che siano date concrete opportunità alle persone con disabilità di partecipazione attiva alla comunità, superando  gli ostacoli e i pregiudizi dei cosiddetti normali.

Oltre al coinvolgimento delle famiglie e dei volontari, spetta alle istituzioni e quindi, per esempio, alla Regione e al Comune di Asti, prendere i giusti provvedimenti perché anche i disabili possano costruirsi una vita indipendente, e, se ne hanno necessità, avere l’assistente personale continuativo, a cui riconoscere i diritti di ogni lavoratore.

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Sanna Marin premier della Finlandia

di: redazione

“Non penso alla mia età e al mio genere, penso solo alle ragioni per le quali sono entrata in politica e per le quali abbiamo vinto con il sostegno dell’elettorato”. Sanna Marin, leader del partito socialdemocratico finlandese, ha 32 anni ed è la più giovane premier del mondo. Nel suo governo ci sono quattro donne Li Andersson, 32 anni, leader dell’Alleanza di Sinistra, Katrl Kulmuni, 32 anni, leader del partito di Centro, Maria Chisalo, 34 anni, leaer dei Verdi, Anna-Maja Henriksson, 55 anni del Partito popolare svedese della Finlandia. Sanna Marin è figlia di due madri, sposata e ha una figlia di due anni, a cui provvederanno il marito e la nonna per lasciarla libera di occuparsi del suo Paese. Un bell’esempio per  tutto il mondo.

Disabili: il Papa contro i pregiudizi

di: redazione

Nel giornata internazionale della disabilità Papa Francesco ha inviato un messaggio ricco di significato, soprattutto per sconfiggere i pregiudizi, affermando che è doveroso riconoscere la dignità alle persone di ogni età, soprattutto anziani, che a volte possono anche essere considerati “presenze ingombranti”.

“Occorre”, ha detto il Papa, “accompagnare le persone con disabilità in ogni condizione di vita, avvalendosi anche delle attuali tecnologie, ma senza assolutizzarle; con forza e tenerezza farsi carico delle situazioni di marginalità”. Ha quindi auspicato una partecipazione attiva alla comunità civile ed ecclesiale. Quel cammino insieme, esigente e anche faticoso, “contribuirà sempre più a formare coscienze capaci di riconoscere ognuno come persona unica e irrepetibile”.

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Giovani in Italia e America Latina

di:  Willy Rizzolari dal Costarica

I diritti umani

Oltre alla Bolivia anche la Colombia è messa a ferro e fuoco tra manifestanti e le polizie coadiuvate dall’esercito. Sono in maggioranza giovani, studenti e non studenti, che scendono nelle piazze, nelle vie delle città colombiane.

In Nicaragua continuano le manifestazioni, cortei cittadini, prevalentemente giovani studenti, rifugiati nelle chiese, che protestano contro Ortega e la moglie Murillo (vice presidente della repubblica). In Bolivia continuano gli scontri nelle strade con morti e feriti.

In Argentina gruppi non organizzati prendono d’assalto supermercati e negozi.

In Equador, nell’ottobre 2019, gruppi etnici indigeni si sono mossi verso la capitale Quito contro il Governo di Lenin Moreno.

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Il manifesto delle Sardine

di: redazione

«Benvenuti in mare aperto.

Cari populisti, lo avete capito. La festa è finita.

Per troppo tempo avete tirato la corda dei nostri sentimenti. L’avete tesa troppo, e si è spezzata. Per anni avete rovesciato bugie e odio su noi e i nostri concittadini: avete unito verità e menzogne, rappresentando il loro mondo nel modo che più vi faceva comodo. Avete approfittato della nostra buona fede, delle nostre paure e difficoltà per rapire la nostra attenzione. Avete scelto di affogare i vostri contenuti politici sotto un oceano di comunicazione vuota. Di quei contenuti non è rimasto più nulla.

Per troppo tempo vi abbiamo lasciato fare.

Per troppo tempo avete ridicolizzato argomenti serissimi per proteggervi buttando tutto in caciara.

Per troppo tempo avete spinto i vostri più fedeli seguaci a insultare e distruggere la vita delle persone sulla rete.

Per troppo tempo vi abbiamo lasciato campo libero, perché eravamo stupiti, storditi, inorriditi da quanto in basso poteste arrivare.

Adesso ci avete risvegliato. E siete gli unici a dover avere paura. Siamo scesi in una piazza, ci siamo guardati negli occhi, ci siamo contati. È stata energia pura. Lo sapete cosa abbiamo capito? Che basta guardarsi attorno per scoprire che siamo tanti, e molto più forti di voi.

Siamo un popolo di persone normali, di tutte le età: amiamo le nostre case e le nostre famiglie, cerchiamo di impegnarci nel nostro lavoro, nel volontariato, nello sport, nel tempo libero. Mettiamo passione nell’aiutare gli altri, quando e come possiamo. Amiamo le cose divertenti, la bellezza, la non violenza (verbale e fisica), la creatività, l’ascolto.

 

Crediamo ancora nella politica e nei politici con la P maiuscola. In quelli che pur sbagliando ci provano, che pensano al proprio interesse personale solo dopo aver pensato a quello di tutti gli altri. Sono rimasti in pochi, ma ci sono. E torneremo a dargli coraggio, dicendogli grazie.

Non c’è niente da cui ci dovete liberare, siamo noi che dobbiamo liberarci della vostra onnipresenza opprimente, a partire dalla rete. E lo stiamo già facendo. Perché grazie ai nostri padri e nonni avete il diritto di parola, ma non avete il diritto di avere qualcuno che vi stia ad ascoltare.

Siamo già centinaia di migliaia, e siamo pronti a dirvi basta. Lo faremo nelle nostre case, nelle nostre piazze, e sui social network. Condivideremo questo messaggio fino a farvi venire il mal di mare. Perché siamo le persone che si sacrificheranno per convincere i nostri vicini, i parenti, gli amici, i conoscenti che per troppo tempo gli avete mentito. E state certi che li convinceremo.

Vi siete spinti troppo lontani dalle vostre acque torbide e dal vostro porto sicuro. Noi siamo sardine libere, e adesso ci troverete ovunque. Benvenuti in mare aperto.

È chiaro che il pensiero dà fastidio, anche se chi pensa è muto come un pesce. Anzi, è un pesce. E come pesce è difficile da bloccare, perché lo protegge il mare. Com’è profondo il mare.

 

Firmato: 6000 sardine»

Ciascuno li udiva parlare nella propria lingua

di: Maria Letizia Viarengo

Un Convegno interessante e riuscito quello di sabato 16 novembre tenutosi al Centro Culturale San Secondo, sul tema dell’immigrazione e delle sfide pastorali. La scelta della Diocesi di fermarsi e riflettere rappresenta la volontà di capire, aprire e intraprendere percorsi verso nuovi scenari vicini e lontani. E’ anche segno della volontà di ripartire dalla comprensione e dalla conoscenza della realtà, per realizzare interventi pastorali mirati e significativi in questo nostro tempo.

Il Vescovo Marco Pastraro, fin dalla sua nomina, ha manifestato l’intenzione che tutta la Diocesi collaborasse almeno su un progetto comune: sabato e nei mesi di preparazione è accaduto esattamente questo: uffici e commissioni si sono ritrovate in questo comune progetto.

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Morales in esilio

di:  Willy Rizzolari dal Costarica
«Bisogna pensare a modelli diversi di società rispetto al capitalismo. Non è accettabile che nel XXI secolo alcuni paesi e multinazionali continuino a provocare l'umanità e cerchino di conquistare l'egemonia sul pianeta. Sono arrivato alla conclusione che il capitalismo è il peggior nemico dell'umanità perché crea egoismo, individualismo, guerre mentre è interesse dell'umanità lottare per cambiare la situazione sociale ed ecologica del mondo.» Evo Morales (primo presidente della Bolivia di famiglia inigena).

Evo Morales, con un risultato elettorale presidenziale a suo favore del 20 di Ottobre, ma contestato da alcuni organismi internazionali, tra questi l’Organizzazione degli Stati Americani (OEA), dopo aver accettato una nuova tornata elettorale, ha deciso di lasciare il Paese, Bolivia, e rifugiarsi in Messico. Rinuncia quindi alla presidenza e viene accolto, nel Paese del Nord Latino Americano, come esiliato politico. Nel frattempo polizia e militari si uniscono (rieccoli) in un solo blocco armato occupando strade e luoghi pubblici per “ristabilire l’ordine” e decretare il coprifuoco.

In un messaggio diffuso dai social, Morales esprime la sua “gratitudine al governo e al popolo messicano per accoglierlo per salvagli la vita. Addolorato nell’abbandonare il suo Paese per ragioni politiche è però sempre pronto a riaccendere la lotta politica con più forza e energia”. Oltre a Evo Morales 20 tra funzionari e legislatori hanno trovato asilo nell’Ambasciata messicana nella capitale, La Paz.

Dalle terre comunitarie degli altipiani, dalle terre orientali tropicali, dalle foreste tropicali, gruppi indigeni delle 40 etnie che vivono nel Paese, (molti di questi nel 1990 hanno partecipato alla “ marcia per il territorio e la dignità”), contadini delle pianure dello Stato Plurinazionale della Bolivia, si stanno mobilitando in direzione della città dell’altopiano, oltre i 4000 m., El Alto, seconda città con maggior popolazione, in appoggio a Morales.

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Ciascuno li udiva parlare nella propria lingua - migrazioni e sfide pastorali

di: redazione

CONVEGNO DIOCESANO

CIASCUNO LI UDIVA PARLARE NELLA PROPRIA LINGUA
MIGRAZIONI E SFIDE PASTORALI

Sabato 16 novembre 2019 – Centro Culturale San Secondo – Asti

IL PROGRAMMA:
Ore 9.30: Preghiera iniziale e saluto del Vescovo
Ore 10.00: “L’invasione che non c’è. Immigrazione e società Italiana” intervento di Maurizio Ambrosini, sociologo, Università di Milano. Segue dibattito
Ore 11.30: Pausa
Ore 12.00: “L’impatto delle migrazioni sulla pastorale diocesana” interventi introduttivi dei tre delati pastorali: d. Antonio Delmastro (settore evangelizzazione), d. Simone Unere (settore liturgia), d. Dino Barberis (settore testimonianza della carità)
Ore 12.45: Pranzo (occorre prenotazione)
Ore 14.30: Laboratori pastorali per progettare il futuro (occorre iscrizione)
Ore 16.30: Conclusioni

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Giornata Mondiale dei diritti dell’infanzia: Amnesty e la mostra “Il diritto di crescere”

di: redazione

In occasione del trentennale della “Convenzione Internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza”, approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989, il gruppo astigiano di Amnesty International organizza per la “Giornata Mondiale dei diritti dell’infanzia” la mostra: “Il diritto di crescere” Mercoledì 20 novembre, dalle ore 16.00 alle ore 19,30 presso il Centro Culturale San Secondo, via Carducci 24/26, Asti. 

La mostra rappresenta e descrive i principali articoli della Convenzione, un documento molto importante in cui, per la prima volta, le bambine e i bambini sono considerati come cittadini capaci di avere opinioni e di prendere decisioni e non solo come persone che hanno bisogno di assistenza e protezione.

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Il gelo morale e culturale

di: Laurana Lajolo

Avevo otto anni quando ho visto per la prima volta le fotografie dei sopravvissuti dei Lager e mi aveva colto un gelo interiore, che ho riprovato in seguito, leggendo e ascoltando testimonianze, vedendo film, sentendo sproloqui antisemiti e razzisti. Quel gelo veniva da un rifiuto morale prima che culturale e storico.

Ma la prima volta che mi sono scontrata con un’affermazione antisemita fu al liceo Beccaria di Milano. Nella mia classe di prima liceo, nel banco davanti a me, sedeva Gaudia Guastalla, una ragazza brillante e molto socievole. Nessuno di noi aveva mai fatto caso al suo cognome, ma un giorno, tornando dai bagni durante l’intervallo Gaudia aveva le lacrime agli occhi e il viso arrossato e indurito. Nei bagni aveva letto una scritta contro gli “sporchi ebrei”. Ebbe la forza di raccontarci la storia della sua famiglia, scomparsa ad Auschwitz. Si erano salvate solo lei e la sorella che avevano trovato un rifugio in Svizzera. Facemmo subito un giornale di classe e raccontammo a tutti gli studenti quella storia, che suscitò unanime solidarietà.

Ma l’antisemitismo e il razzismo di matrice fascista riemerse più volte nell’Italia democratica, sempre condannato e rifiutato con larga partecipazione di politici, intellettuali e della popolazione.

Ora il clima politico e sociale è molto diverso: è “consentito” scrivere e gridare slogan infami con reazioni convinte e altre formali, perché non si fa nulla di concreto, nonostante la legislazione vigente consenta interventi significativi. Dopo venti anni di giornate della memoria mi pare che sia più diffusa l’ignoranza che la conoscenza e questo mi fa molto riflettere su come anche un dramma come la Shoah possa diventare una “ritualità” una volta all’anno, mentre si dovrebbe ampliare e approfondire lo studio della storia e la diffusione della cultura dei diritti umani.

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Il manifesto dei cattolici

di: redazione

Alcune personalità cattoliche del mondo politico e culturale, riuniti nella Rete bianca, renderanno pubblico alla fine di novembre il “Manifesto per il pensiero forte”, rivolto a credenti e non credenti, con riferimento ai principi della Costituzione, del pensiero sociale e della Chiesa e delle dichiarazioni dei diritti dell’uomo.

Nella premessa si leggono forti critiche ai partiti inesistenti e in particolare all’estremismo di Salvini, mentre Forza Italia è destinata al tramonto, il Pd è spostato su posizioni di sinistra senza possibilità di confronto e Renzi ha fatto un’operazione verticistica, che rappresenta, comunque, un passo avanti nel riformare la politica.

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Il pendolo dell'America Latina

di:  Willy Rizzolari dal Costarica

Con il pensiero torniamo un attimo indietro di 30 anni (’80-’90) e proviamo a ricordare come la ricerca di una “terza via” fosse un cammino “sperimentale” con una serie di complessi cambiamenti nell’ordine dell’economia, con conseguente riorganizzazione delle forze politiche, dei partiti. In quegli anni intere popolazioni animarono una “spinta propulsiva” verso la democratizzazione delle riforme economiche, l’avvio di politiche che affrontassero le disuguaglianze, la denuncia della rampante corruzione, la crudele insicurezza delle cittá e l’ammodernamento degli Stati.

Questo millenio si presenta con le continue oscillazioni di un pendolo ideologico tra le categorie di “destra” e di “sinistra”. Sull’onda “della lunga notte neoliberale nascevano Governi di “sinistra” che radicalmente rifiutavano l’influenza degli Stati Uniti sui mercati (neoliberismo e Chicago boys) e i principali rappresentanti politico-governativi erano: Chaves, Morales, Ortega, Correa. Un’altro tipo di governo era rappresentato da una “sinistra riformista-progressista”, il cui potere governativo veniva guidato da: Luis Ignacio Lula da Silva, Néstor Carlos Kirchner, Cristina Elisabet Fernández de Kirchner, rispettivamente Brasile, Argentina. I Governi di altri Paesi come Uruguay e Cile, non rappresentavano problemi di instabilitá democratica.

Dall’inizio della prima decade di questo millennio i Governi sopra ricordati sono avviati a una progressiva erosione politico-ideologica. La caduta dei prezzi delle materie prime, la corruzione dilagante, la massiccia presenza del traffico di sostanze stupefacenti con il naturale sbocco nella violenza e del crimine organizzato e l’intervento degli Stati Uniti nelle politiche economiche (fra tutte l’embargo in Venezuela), hanno fatto risuscitare una “vecchia destra”. E questa vecchia destra populista non perde l’occasione, ritorna a governare in Cile, Brasile, Argentina, Colombia, El Salvador.

Si affranca ideologicamente, pur nella sua base politica debole, l’oscurantismo della secolarizzazione politica in materia di diritti umani, le disuguaglianze economiche, soprattutto l’incremento delle disuguaglianze etniche, lo stato di insicurezza urbana cittadina, il conservatorismo economico, la totale chiusura al dialogo con le opposizioni e le rappresentanze sociali.

In questi giorni si affacciano indicatori politici che prospettano una presenza di nuovi movimenti di “sinistra-progressista”, ancora una volta siamo di fronte all’oscillazione del pendolo. Per come la stampa internazionale interpreta questa oscillazione non mi é dato capire. In particolare la CNN, continua a vedere solo problemi fondamentali in Bolivia, Nicaragua, Cuba e Venezuela. Negli ultimi giorni hanno aperto un acido “ritornello” critico sulla Bolivia e sul risultato elettorale. In compenso non accennano alla politica armamentista, guerrafondaia, commerciale, finanziaria degli Stati Uniti di America e criticano quello che succede in un altro Paese del sud, Cile, dove si sta bene economicamente (sic).

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Il Memorandum Italia-Libia. Traffico di migranti e di petrolio

di: redazione

Il Memorandum Italia-Libia stipulato il 2 febbraio 2017 riconferma, dopo primo patto del 2008 tra il governo Berlusconi e Gheddafi, la cooperazione tra i due Paesi “nel campo dello sviluppo, del contrasto all’immigrazione illegale, al traffico di esseri umani, al contrabbando e sul rafforzamento della sicurezza delle frontiere”. Il  Memorandum non è mai stato votato dal Parlamento italiano.

Per non far partire i migranti l’Italia finanzia con milioni di euro il governo di Al Serraj contro le truppe di Haftar, ma anche i clan libici.

Il giornalista di “Avvenire” Nello Scavo ha documentato che Bija, il capo della Guardia costiera libica, finanziata dall’Italia sulla base del Memorandum, sarebbe un importante trafficante di uomini e che si è anche incontrato con personalità italiane nella sede el Ministero dell’Interno. Scrive Scavo: “Ogni conflitto ha il tariffario. In Libia si paga nella valuta sudicia dei diritti umani calpestati, in quella sporca del petrolio contrabbandato a tonnellate verso un’Europa che lascia sbarcare i barili di frodo, ma abbandona in mare i naufraghi”.  Milioni di euro vanno ai capi milizie di Al Serraj per fermare l’avanzata elle truppe di Haftar, in particolare alle brigate Nasr, clan a cui appartiene Bija.

E il giornalista aggiunge: “Un cortocircuito che mostra come Tripoli sia diventato un labirinto senza uscita per i governi europei che finanziano indirettamente i clan libici”, con un “accordo” dell’estate scorsa che deve rimanere “segreto di Stato” per non portare pregiudizio ai rapporti tra Stati e alle relazioni internazionali.

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